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TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO

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mercoledì 28 giugno 2017

«La chemio ha messo a serio rischio nostra figlia; è guarita senza, ma i medici volevano imporcela comunque»


Giù le Mani da Sofia! - Libro
Barbara Roso e Nicola Benedettini hanno vissuto un calvario prima medico poi legale con la loro figlia di 8 anni, Sofia. Anche se alla fine medici e giudici si sono dovuti arrendere all’evidenza rinunciando a perseguire i genitori di fronte alla guarigione della figlia senza chemioterapia.

A Sofia era stata diagnosticata la leucemia, quindi i medici avevano proceduto con cortisone e un inizio di chemioterapia. La chemio per lei si è dimostrata da subito molto tossica, l'ha messa in pericolo di vita. Quindi è stata sospesa e la bimba è guarita comunque. Ma poi i medici volevano imporla comunque per “precauzione”. I genitori, a quel punto, si sono rifiutati e i giudici si sono dovuti arrendere all'evidenza. La storia di Sofia è stata pubblicata in un libro, “Giù le mani da Sofia. Sottrarre una bambina alla chemio e restituirla alla vita” (Edizioni SI).



«Sofia aveva 8 anni quando le è stata diagnosticata la leucemia linfoblastica acuta – spiega la madre Barbara -  la malattia è andata in remissione completa dopo appena due settimane di cortisone. Ci siamo però dovuti scontrare con l’ottusità del sistema medico e la superficialità di quello giudiziario, che volevano portare avanti un protocollo chemioterapico di 24 mesi; già un inizio di chemioterapia l'aveva portata a un passo dalla morte. La ragione dell'ostinazione? Solo e unicamente perché così prevedevano le linee guida, a prescindere. Già con la prima seduta di chemioterapia erano iniziati i guai e, alla terza, nostra figlia ha corso il rischio di invaginazione intestinale, con coliche fortissime. Ne è seguito un blocco intestinale con rischio di perforazione del colon e trasferimento d’urgenza in un altro ospedale, dove le è stata diagnosticata la polmonite. 

Poi versamento pleurico con conseguente collasso del polmone, i medici sono intervenuti chirurgicamente inserendo due cannule per il drenaggio. Il caso di Sofia ha obbligato il primario di oncoematologia a convocare una riunione con svariati specialisti a livello nazionale e al termine delle consultazioni, vista e considerata la particolare tossicità della chemioterapia su Sofia, hanno deciso di somministrarle temporaneamente come copertura soltanto la terapia di mantenimento domiciliare, che prevede l’assunzione di alcune pastiglie. Nonostante il quadro gravissimo di Sofia, il primario dell’ospedale ci ha sollecitato più volte a riprendere il ciclo chemioterapico, come da protocollo.  Ma la malattia non c'era più e a quel punto il rischio da correre era veramente eccessivo. Ci siamo rifiutati ma, ahimè, siamo stati travolti da tribunali, ricorsi, assistenti sociali e avvocati, come se non fosse bastato il calvario vissuto con la malattia. Oggi Sofia sta benissimo e abbiamo costituito una Onlus per essere di supporto ad altre persone con problemi analoghi».


Quanto è durato l’iter giudiziario?

L’iter giudiziario è durato 10 sfiancanti lunghi mesi, tra entrate e uscite di scena dei medici. Erano tutti in attesa che gli esami di Sofia precipitassero improvvisamente per sentirsi autorizzati a intervenire con la ripresa della chemioterapia senza se e senza ma. Sentendo il parere di alcuni giudici, consultati in seguito a livello internazionale, la sentenza del tribunale non è stata altro che un copia-incolla di quanto sostenuto dai maggiori esperti in oncoematologia pediatrica. Prima dell’ultima udienza, infatti, avendo noi sollevato argomenti scomodi da considerare in altre sedi, il primario aveva suggerito un consulto con i suoi illustri colleghi prima di prendere una decisione definitiva. In conclusione sono stati tutti concordi sul fatto di non saper più come proseguire con Sofia, sui dosaggi da utilizzare, da dove ripartire col protocollo, che garanzie dare. E vista la ferrea volontà di due genitori che si ostinavano a non voler procedere, hanno avallato la nostra richiesta. Nella sentenza si definisce utile un monitoraggio da parte degli assistenti sociali sull’esecuzione dei regolari controlli (che ora sono diventati semestrali). Il fascicolo di fatto non è stato chiuso definitivamente e anche in questo caso qualcuno ci ha proposto di non accettare una sentenza del genere».

Come è stata curata vostra figlia?
Inizialmente abbiamo intrapreso le terapie oncologiche convenzionali . Quando però la situazione è precipitata e abbiamo rischiato di perdere nostra figlia a causa delle stesse cure utilizzate per combattere la leucemia, ci siamo fatti delle domande mettendo in discussione qualsiasi cosa. Perché accanirsi con un protocollo della durata di 24 mesi, così tossico e pericoloso solo e unicamente per evitare la recidiva? Sofia avrebbe rischiato nuovamente la vita senza nessuna garanzia solo per cercare di evitare che la malattia… forse… un giorno…. chissà… potesse ritornare. Senza considerare che in quel preciso momento di fatto non c’era più. Ma è prevenzione questa?

Avete subìto pressioni?
Non è stato facile tener testa al terrorismo psicologico di medici e assistenti sociali e né passar sopra ai loro velati ricatti. Io sono stata definita pazza dal primario ospedaliero e anche il nostro avvocato ha confessato di aver pensato inizialmente che fossimo fuori di senno. Ma qui si tratta di buon senso. Certo, sentirsi dire da quelli che tu ritieni esperti che tua figlia morirà sicuramente se non porterà a termine il protocollo oppure che ti verrà sottratta sotto i tuoi occhi per costringerla a fare la chemio è stato paralizzante, ma mai come il pensiero di doverla rimettere, con i suoi esami da bambina normale, di nuovo su un letto di ospedale.

Quali cambiamenti avete introdotto nella vostra vita?
Appena Sofia è stata dimessa, ovvero due mesi e mezzo dopo la diagnosi, abbiamo deciso di mettere in moto una serie di cambiamenti. Ci siamo detti: se c’e una malattia deve esistere anche la causa che l’ha scatenata. Per cui abbiamo variato la nostra alimentazione arricchendola di nutrienti ed evitando tutto ciò che è stato dichiarato cancerogeno, tossico e velenoso o che il nostro corpo non è strutturato a digerire. Il buon funzionamento del sistema immunitario parte dall’intestino e quello che il corpo non metabolizza si trasforma in tossine creando infiammazione. Ci sembrò logico quindi intossicarlo il meno possibile. Abbiamo cambiato acqua, documentandoci a fondo sull’importanza di bere un’acqua viva, simile come energia a quella della sorgente, con numerose altre caratteristiche fondamentali. Abbiamo modificato il nostro atteggiamento e lo stile di vita. Sempre durante le mie numerose ricerche mi ero imbattuta in un video della genetista Mina Bissel la quale aveva verificato che la cellula cambia a seconda dell’ambiente che la circonda. Inoltre, cosa più importante, osservavamo Sofia rifiorire giorno dopo giorno, la vedevamo tornare a scuola e riprendere la sua attività sportiva; era l’ennesima conferma che non stavamo sbagliando. Lei era il nostro ago della bilancia.

Come avete gestito la paura?
Mi hanno sempre dato molto fastidio i ricatti. In genere chi te li fa è perché si sente franare il terreno sotto i piedi e cerca di tenerti in pugno utilizzando il mezzo più subdolo ma efficace: la paura. Se però riesci a oltrepassare quel mostro a sette teste, capisci che la paura è solo nel tuo cervello. Non è facile, ma possiamo modificare gli eventi. Ormai per comodità e ignoranza abbiamo delegato tutto: la salute ai medici, i soldi alle banche e l’anima alla chiesa. Ma quale stimolo più forte per riuscire a uscirne se non il bene supremo per i nostri figli, nostri grandi maestri di vita!

Avete costituito una Onlus. Potete dirci qualcosa di più a riguardo?
Dopo l’ultima sentenza abbiamo voluto cogliere solo il buono di quanto ci era accaduto dandogli un senso. Quello che ci premeva più di ogni altra cosa era incanalare le nostre energie nella formazione di un’associazione, come ci eravamo prefissi di fare appena  finito l’accanimento nei nostri confronti. La Onlus si chiama “Giù le mani da Sofia” e non rappresenta solo il nome di nostra  figlia bensì anche il significato di quel nome: saggezza, conoscenza, sapienza.Tutti abbiamo bisogno di poter scegliere per decidere. Ma per poter scegliere, dobbiamo conoscere, sapere per poi valutare, considerando che per libertà di scelta non s’intende mettere una X sul sì o sul no all’adesione di un protocollo chemioterapico. Libertà di scelta significa sapere che esiste un altro percorso da poter intraprendere. Non  accontentiamoci di quello che ci viene detto (da chiunque) ma verifichiamo, sempre! È necessaria una costruzione originale e incondizionata del proprio modo di rapportarsi alle situazioni. Scopo della onlus, oltre a supportare altri genitori, e condividere le nostre conoscenze, è anche quello di approfondire la causa della malattia perché questa è la vera ricerca: solo lì risiede la chiave per la guarigione. Come scrivo nel libro: “Se noi continuiamo ad imbiancare un muro per coprire la muffa, prima o poi essa ritornerà fuori». La Onlus organizza eventi in cui affrontiamo i temi che ci hanno accompagnato in questo percorso facendoci aprire gli occhi.

E del libro cosa potete dire?
Il libro “Giù le mani da Sofia” non vuol essere un copione di angoscia e tristezza legato alla malattia di un figlio. È un inno alla libertà di cura e come tale si colloca perfettamente nel momento storico che stiamo vivendo. Non solo. Mette in evidenza che se due genitori riescono ad andare contro le imposizioni assurde (protocolli) , spacciate per “cure”, andando oltre la paura, non dando peso alle minacce, superando il terrorismo psicologico, figuriamoci cosa possiamo fare tutti insieme contro un potere sottile che condiziona la nostra percezione e ci priva della libertà di pensiero e di azione. Dobbiamo solo ricordarci che non siamo in balia di forze più grandi di noi, ma che noi siamo la nostra forza più grande. Il libro racconta anche come siamo riusciti a  trovare nell’amore la forza di non mollare mai, circondati da una rete di persone che si sono mosse a livello nazionale e oltre. Ci sono anche documenti che evidenziano come non sia tutto oro quello che luccica e che è bene investire un po' di tempo per imparare a ragionare con la propria testa anziché rimanere nella propria zona comfort lamentandosi senza agire.

fonte:  http://www.terranuova.it/News/Salute-e-benessere/La-chemio-ha-messo-a-serio-rischio-nostra-figlia-e-guarita-senza-ma-i-medici-volevano-imporcela-comunque

martedì 27 giugno 2017

Il piccolo leucemico morto di morbillo per colpa dei genitori anti-vaccini? Falso totalitario.

Per giorni siete, siamo,  stati martellati da questi titoli:
“Vaccini, morto a Monza il bimbo leucemico colpito da morbillo

«Contagiato da fratelli non vaccinati»

(Corriere della Sera)

Un bimbo malato di leucemia morto per il morbillo: “Contagiato dai fratelli non vaccinati”

(La Stampa). NON CONTAGIATO
Repubblica: “:…Nè il paziente di sei anni né i suoi fratelli erano stati vaccinati per una scelta della famiglia. L’assessore alla Salute: “E’ l’esempio di come la cosiddetta ‘immunità di gregge’ sia fondamentale per la protezione di chi è più debole”.

Secolo XIX “….Perché il bambino, proveniente da una famiglia italiana che per scelta non ha voluto vaccinare nessuno dei propri figli, non ce l’ha fatta ed è morto”.
Le tv di Stato ci hanno aperto i telegiornali.  Pensate: il bambino era soltanto  malato di “leucemia linfoblastica acuta,  malattia che oggi ha una probabilità di guarigione in oltre 85% dei casi con forme simili”.   I media hanno riportato  con grande partecipazione “lo strazio” del  ministro della salute Beatrice  Lorenzin. “È stata una storia straziante, io stavo seguendo questa vicenda da un mese, …stava guarendo dalla leucemia, che avremmo salvato dalla leucemia, è morto per il morbillo”.

Tutti i media, disciplinati, hanno inchiodato i genitori  come colpevoli: fanno parte di quel gruppo  nemico del popolo e della salute pubblica, che non vuol vaccinare i propri figli – ed ecco il risultato:   hanno ammazzato il loro figlio.  La scienza lo stava guarendo dalla leucemia (cosa ci vuole? Una malattia da niente) e loro, per l’ostinazione di non voler obbedire alla Ministra, l’han fatto morire di morbillo  (il morbillo, questo sì  peggio della leucemia).

Bisognava leggere tra le righe per indovinare che i giornalisti del regime, della famiglia che accusavano di  assassinio davanti a tutto il paese, non sapevano nulla. La cronista del Corriere: “C’è grande riserbo sulla mamma e il papà del bimbo deceduto [traduci: non ne sappiamo il nome, noi giornalisti]..Si tratta per certo di una coppia milanese, probabilmente una di quelle «No Vax».

Certo milanese, probabilmente No-Vax”.  Ma che importa? Importa riferire della straziante partecipazione della ministra: “Era lo scorso maggio quando il ministro Lorenzin aveva ascoltato l’angosciante, disperata cronaca del bimbo direttamente da Andrea Biondi, il medico che ha seguito personalmente questo caso.  ministro della Salute aveva garantito l’intenzione di andare ancor più avanti nella campagna di sensibilizzazione sui vaccini e contro chi li contrasta”.  Dunque questo era il caso esemplare da usare per “portare avanti la campagna”,   “la campagna contro i No_VAx”.

Qualche ora fa questa famiglia, deve aver praticamente obbligato il suddetto dottore a precisare:
“Professore, il piccolo può avere contratto il morbillo dai fratelli?
“Nessuna responsabilità dei fratelli perché questi hanno contratto il morbillo dieci giorni dopo di lui. In questo momento caricare i genitori della responsabilità della morte del proprio bambino per non avere vaccinato gli altri figli è un’infamia”.

Si può stabilire con esattezza come e dove il piccolo abbia contratto la malattia infettiva?
“No, scientificamente non è possibile: dopo le cure intensive i bambini fanno vita normale, vanno a scuola e incontrano amici e nei mesi scorsi si è verificata una vera e propria epidemia di morbillo, malattia altamente contagiosa”
Questo lo dice, finalmente, Il Giorno, Cronaca  Monza-Brianza. Ossia nelle pagine locali,  non nazionali.

La notizia era falsa. Il bambino non è stato contagiato dai fratelli non vaccinati, perché questi hanno contratto  DOPO  di lui, probabilmente da lui.  Il bambino  è  morto della leucemia e delle sue complicanze, ovvie e prevedibili in un immmunosprresso ( anche dalla “terapia”).  La rettifica non apparirà nelle prime pagine e non aprirà i telegiornali, che invece hanno strillato e sparato la falsità a titoli di scatola.

Anzi di più: la notizia è stata volontariamente falsata,   un’invenzione architettata  nei particolari  per  ragioni ideologiche. Nell’ambito della “campagna”  del Ministero di Stato  “ contro”  i genitori che obiettano contro le 12 vaccinazioni ai neonati. Le TV di Stato hanno dato rilievo alla notizia falsa a questo scopo  ideologico. Colpevolizzare una categoria di cittadini e demonizzarne gli argomenti, anziché discuterli.




Del resto, già la  storia dell’infermiera che  “fingeva di vaccinare” i bambini   puzzava alquanto, per il suo   uso nella  “campagna contro” quelli che non vogliono vaccinare.    Lei, Emanuela Petrillo, nega; nega anche di essere “No-VAX”: “Qualcuno vuole incastrarmi”, ha detto.

I media, sciacalli, hanno speculato sul   fatto che la infermiera è figlia di due coniugi che hanno fondato la  «Famiglia di Nazareth», una casa-famiglia dedicata a servizi a persone in difficoltà. Per cui riceve dalla USL 130 mila euro annui di contributi. “Si è parlato anche di integralismo cattolico…Soprattutto, si è ipotizzata la ricerca di un possibile nesso (quale mai potrebbe essere?) tra il credo che innerva «Nazareth» e l’ostracismo ai vaccini imputato a Emanuela Petrillo, che in questa casa ha vissuto a lungo”.  E poi questa casa famiglia “ha un mutuo da un milione”, il che aggrava i sospetti – per lo sciacallo  giornalista.

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2017/3-maggio-2017/famiglia-nazareth-col-mutuo-un-milione-mai-stati-no-vax-2401539675141.shtml

La famiglia di Nazareth col mutuo
da un milione: «Mai stati no vax»



Per i più giovani:   questo metodo è tipico del totalitarismo.  Sempre, il Potere sovietico faceva precedere le epurazioni e purghe da campagne di stampa. Di punto in bianco, spontaneamente, Pravda, Izvestia, TASS, attaccavano una personalità, o una intera classe.  Indicandola come una nemica del popolo e colpevole delle difficoltà della vita sovietica. Mancano gli alimentari?“E’ colpa dei contadini ricchi che si oppongono alla collettivizzazione”,   “I Kulaki nascondono il grano”, e  via alle deportazioni.  Il popolo inveiva contro questi “affamatori” quando li vedeva passare sui  treni, scheletrici. Credeva insomma ai media che li identificava come  gruppo umano socialmente malvagio, pericoloso, criminale, che non esita a  far morire i propri figli.

fonte:  http://www.maurizioblondet.it/piccolo-leucemico-morto-morbillo-colpa-dei-genitori-anti-vaccini-falso-totalitario/

lunedì 26 giugno 2017

I funghi magici curano la depressione. Sorpresi solo gli scienziati

MAGIC MUSHROOM 


Uno studio pubblicato dal Lancet dettaglia un esperimento che ha visto coinvolti 12 volontari in lotta con la loro depressione da oltre 17 anni. Nessuno dei partecipanti aveva trovato sollievo con dei trattamenti standard della medicina, anche se si erano sottoposti a più sedute.
I funghi Psilocybin, tuttavia, sono riusciti a togliere la grave depressione, in ognuno dei volontari.
“Questa è la prima volta che si fanno ricerche sul fungo psilocybin, come potenziale trattamento per grave depressione” , dice l’autore e capo dello studio , il dr Robin Earhart-Harris , dell’Imperial College   di Londra, dove ha avuto luogo lo studio.
“ Accade che la depressione sia resistente al trattamento e diventi così  debilitante e difficile da trattare. Servono così urgentemente dei nuovi trattamenti ed il nostro studio indica che il psilocibyn è un'area promettente per la ricerca futura”
(si veda: Magic Mushrooms Treat Severe Depression In Scientific Trial)
Cosa ancora più degna di nota, è che la depressione è considerevolmente sparita dopo solo un trattamento e questo è avvenuto per ognuno delle persone coinvolte nello studio.
Per maggioranza dei partecipanti, gli effetti antidepressivi del fungo, sono stati attivi ancora per i tre mesi successivi la dose ricevuta. Cinque dei partecipanti sono stati in totale remissione dalla depressione tre mesi dopo lo studio, nonostante il fatto che non stessero seguendo un altro piano terapeutico.
“ Precedenti studi sul cervello umano e animale avevano fatto ipotizzare che lo psilocibyn potesse avere effetti simili ad altri trattamenti antidepressivi”, ha detto il Prof. David Nutt, co-autore dello studio.
“Lo psilocibyn prende di mira i recettori della serotonina, nel cervello, esattamente come fanno la più parte degli antidepressivi, ma il fungo ha una struttura chimica molto diversa rispetto agli attuali antidepressivi sul mercato ed agisce più velocemente che gli antidepressivi tradizionali”

>>> tutto l'articolo qui: http://www.thelivingspirits.net/rimedi-naturali/i-funghi-magici-curano-la-depressione-sorpresi-solo-gli-scienziati.html 

HOLOGRAPHIC UNIVERSE dance
RIEQUILIBRIO ENERGETICO CON LA QXCI-SCIO:

"Con i trattamenti qxci-scio sono uscita dall'inerzia". Una cliente racconta...

domenica 25 giugno 2017

Sulla immunità di gregge: una incompresa teoria e solo matematica

22 giugno 2017, titolone sul mainstream: 
"Monza, bimbo malato di leucemia muore di morbillo: contagiato dai fratelli non vaccinati"  "Nè il paziente di sei anni né i suoi fratelli erano stati vaccinati per una scelta della famiglia. L'assessore alla Salute: "E' l'esempio di come la cosiddetta 'immunità di gregge' sia fondamentale per la protezione di chi è più debole" .
Cosi ho pensato che questo "vecchio"articolo (del 2015) di COMILVA sarebbe stato utile... per chiarire le idee agli esseri di buona volontà, fuori dal gregge, che non si fanno indimidire da chi urla di piu' sui media abusando di autorità propagandistica.
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EFFETTO GREGGE
L’INCOMPRESA TEORIA DELL’IMMUNITA’ DI GREGGE
A causa delle recenti epidemie di morbillo negli Stati Uniti (e in tutto il mondo occidentale, ndr) il dibattito pubblico sui vaccini e sulla politica vaccinale ha ripreso vigore e riemerge per l’ennesima volta la teoria della “immunità di gregge.”
Questa teoria è il fondamento per le campagne di vaccinazione di massa di tutto il mondo. Attualmente prevede che, affinchè una popolazione sia immune verso una malattia infettiva come il morbillo, è necessario vaccinare almeno il 95% della popolazione stessa. In teoria quindi, con un tasso di vaccinazione del 95%, la malattia dovrebbe essere eradicata.
In un articolo pubblicato su “Epidemiological Review” intitolato “Immunità di gregge: Storia, Teoria, Pratica“, scritto da Paul E.M. Fine e pubblicato nel 1993, l’autore osserva che il primo uso “pubblico” del termine “Herd Immunity (immunità di gregge)” sembra essere stato nell’articolo “La diffusione delle infezioni batteriche: il problema dell’immunità di gregge“, scritto da W.W.C. Topley e G.S. Wilson e pubblicato nel 1923.
Dal lavoro di Paul E.M. Fine, sembra che la teoria dell’immunità di gregge si sia originariamente sviluppata sulla base di alcune osservazioni con i topi e da alcune “semplici formulazioni matematiche”, ma lo studio non chiarisce se questa teoria sia mai stata validata mediante processi di revisione scientifica fra pari (peer review) come avviene comunemente nel caso di teorie che vengono in seguito diffusamente accettate come “prova scientifica”. [1, 2]
Nel 1933, il Dr. Arthur W. Hedrich, un ufficiale sanitario di Chicago (IL) osservava che durante gli anni 1900-1930, le epidemie di morbillo a Boston (MA) sembravano arrestarsi nel momento in cui il 68% dei bambini aveva contratto il virus [3]. Successivamente, negli anni ‘30, sempre il Dr. Hedrich osservava che, una volta che il 55% della popolazione infantile di Baltimora (MD) aveva contratto il morbillo, il resto della popolazione sembrava essere protetta verso l’infezione. Queste sono state le osservazioni alla base delle campagne di vaccinazione di massa. [4]
Quando le campagne di vaccinazione di massa contro il morbillo sono iniziate sul serio negli Stati Uniti, verso la metà degli anni ‘60, la US Public Health Service (il dipartimento di salute pubblica americano) prevedeva di vaccinare oltre il 55% della popolazione degli Stati Uniti (basandosi proprio sull’osservazione di Baltimora), e annunciava che si aspettava di eradicare il morbillo già a partire dal 1967. Quando tutto ciò non è accaduto, il Public Health Service ha corretto il tiro, parlando della necessità di una copertura vaccinale minima del 70-75%, per garantire l’immunità di gregge. Quando l’eradicazione non venne ancora ottenuta con queste ultime coperture, i funzionari della sanità pubblica elevarono il tasso di copertura all’80%, 83%, 85%, ed infine al 90%. [5]
Il processo con il quale sono state prese le decisioni di aumentare i tassi di copertura vaccinale non è affatto chiaro. Era basata su qualche metodologia scientifica o semplicemente su ipotesi? Oppure le decisioni sono state prese semplicemente perché i funzionari erano sotto pressione per mantenere le loro promesse di eradicare completamente il morbillo? Hanno forse mai considerano di fermarsi un momento e rivalutare la premessa originale che sosteneva la teoria dell’immunità di gregge? O si sono semplicemente trascinati oltre, alzando arbitrariamente l’asticella?
Ora la copertura minima è stata fissata al 95%. Ma come possiamo constatare dai continui focolai di morbillo, anche con coperture del 95% ancora non abbiamo la totale immunità della popolazione. In Cina, la copertura vaccinale è ancora più alta, al 99% ma anche lì ci sono continui focolai di morbillo. [6] Così, la risposta sarà in una copertura del 100%? E se al 100% si verificassero ancora focolai? Siamo passati da una “herd immunity” presumibilmente raggiungibile con una copertura del 55% ad una immunità che non è chiaramente raggiunta nemmeno al 95%.
Quando arriverà il momento in cui i funzionari della sanità pubblica dovranno confrontarsi con la possibilità che l’immunità di gregge potrebbe non essere la migliore teoria su cui basare la politica vaccinale di una popolazione?
La popolazione degli Stati Uniti si è attestata a circa 318,9 milioni nel 2014. [7] La generazione del “baby boom” (i nati tra il 1946 e il 1964) rappresentano circa il 24% del totale di questa popolazione. [8] Molti anni fa, si credeva che i vaccini per l’infanzia avrebbero protetto per tutta la vita. Solo di recente si è scoperto che la maggior parte di questi vaccini perdono la loro efficacia da 2 a 10 anni dopo essere stati somministrati. [9]
Così, almeno negli ultimi 40 anni, da un quarto a quasi il 40% della popolazione degli Stati Uniti rappresentata dai “baby boomer” non ha goduto di alcuna immunizzazione indotta da vaccino per nessuna delle malattie per le quali erano stati vaccinati da bambini. Se si considerano i nati dopo il 1964, la percentuale di non protetti supera il 50%. 
Secondo il famoso neurochirurgo (ora in pensione) dott. Russell Blaylock, “Se ci basassimo sulle attuali verità scientifiche dovremmo concludere che oggi siamo tutti a rischio di epidemie di massa, dal momento che le coperture “immunitarie” sono ben al di sotto dei valori limite minimi del 95%” [9]
Dato che almeno la metà della popolazione è stata effettivamente senza alcuna protezione vaccinale per molti anni, avremmo dovuto assistere ad un massiccio ritorno di malattie infettive infantili. Ma questo non è accaduto. In altre parole, non abbiamo raggiunto la “herd immunity” negli Stati Uniti, ma il mondo non è ancora crollato.
  1. Fine PEM. Herd Immunity: History, Theory, Practice. The Johns Hopkins University School of Hygiene and Public Health. Epidemiological Reviews 1993;15(4):265-302.
  2. Topley WWC, Wilson GS. The Spread of Bacterial Infection. The Problem of Herd-Immunity. Journ. of Hyg. xxi: 243-249.
  3. Hedrich AW. Estimates of the child population susceptible to measles, 1900-1930. Am. J. Hyg. 17:613-630.
  4. Oxford Journals. Monthly Estimates of the Child Population “Susceptible” to Measles, 1900-1931. Baltimore, MD. Am. J. Epidemiol. 17(3):613-636.
  5. Solomon L. Junk Science Week: Vaccinating the ‘herd’. National Post June 19, 2014.
  6. Ji S. Why Is China Having Measles Outbreaks When 99% Are Vaccinated?. GreenMedInfo.com Sept. 20, 2014.
  7. United States Population. Trading Economics N.d.
  8. Pollard K. and Scommegna P. Just How Many Baby Boomers Are There?. Population Reference Bureau N.d.
  9. Blaylock R. The Deadly Impossibility Of Herd Immunity Through Vaccination. International Medical Council on Vaccination Feb. 18, 2012.

sabato 24 giugno 2017

Marcello Pamio: morto di morbillo? Diciamo tutta la verità?

L'immagine può contenere: sMS 


Marcello Pamio - 23 giugno 2017
Quando muore un bambino non ci sono parole che possano descrivere il dolore e la sofferenza dei genitori e dei parenti. Punto.
Per cui quando si assiste al classico sciacallaggio da parte della ministra lorenzin e degli esperti intervistati come il grande guru vaccinale burioni, non si può stare zitti.
Ogni occasione è buona, e la morte stessa ne è l'apoteosi, per rigirare il coltello nella piaga e continuare a ripetere all'infinito - come in ogni dittatura che si rispetti - il concetto di "immunità di gregge". 

Come possono moralmente, legalmente e scientificamente questi bassissimi individui affermare che se l'immunità fosse stata sopra il 95% il bambino sarebbe ancora vivo??!!
Ma dove sono le procure, la magistratura e i carabinieri???

Non vi vergognate? Un bambino, ricordiamo, ammalato di una patologia serissima come la leucemia linfoblastica acuta.
Alla bassezza però non c'è limite, dicono e forse è vero.
E infatti le iene (senza offese per questo animale) arrivano ad incolpare i fratellini non vaccinati di essere stati loro la causa della morte.

La lorenzin, il burioni, il primario di pediatria e tutti gli scandalosi giornalisti di regime non dicono che in aprile 2017 nello stesso ospedale di Monza, il San Gerardo, ed esattamente nel reparto di pediatria c'è stata una "epidemia di morbillo". Strana sincronicità...

Come la mettiamo adesso cari esperti? Il morbillo il povero bambino lo ha preso dai fratellini non vaccinati (sanissimi e senza strani virus) o è più facile che lo abbia preso nel reparto pediatrico di qualche ospedale, dove era in cura per la leucemia???

Saranno fatte le titolazioni anticorpali ai fratellini per constatare se avevano contratto o meno il virus o se erano immunizzati?
O lascerete che il marchio indelebile di aver ucciso il fratellino li accompagni per tutta la vita?