IL PRESENTE BLOG RIPORTA E SOPRATTUTTO TRADUCE INFORMAZIONI INTERNAZIONALI SULLA SALUTE E BENESSERE CON MEZZI E RIMEDI NATURALI E NON CONVENZIONALI, PRESE SOPRATTUTTO DALLA RETE E I CUI AUTORI SONO MEDICI E PROFESSIONISTI DELLA SALUTE E RICERCATORI. SEGNALA ALTRESI POLITICHE ... "NON PROPRIAMENTE SALUTISTICHE" NEI CONFRONTI DELLA RAZZA UMANA, CHE CI STA A CUORE, SEBBENE CONSAPEVOLI CHE NON SIA LA SOLA INTORNO A NOI. SONO SEMPRE CITATE LE FONTI A CUI SI PREGA DI FARE RIFERIMENTO PER ULTERIORI DETTAGLI. NON SI ACCETTANO COMMENTI VOLGARI, DIFFAMATORI E AMBIGUI. NON E' UNO SPAZIO PER LA DISINFORMAZIONE.

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QUANTUM HEALING WITH QXCI-SCIO

QUANTUM HEALING WITH QXCI-SCIO
QUANTUM HEALING WITH QXCI-SCIO: ALLOWING FREQUENCIES TO INCREASE YOUR WELL BEING OF MIND AND BODY

giovedì 19 febbraio 2009

SANGRE DE GRADO: UNA RESINA PRODIGIOSA

Il suo NOME SCIENTIFICO è CROTON LECHLER, un lattice resinoso che si ottiene da un albero chiamato Croton lechleri, della famiglia dell’Euphorbiaceae, cresce nella regione Amazzonica, è di colore rosso vino scuro, con odore caratteristico e sapore astringente. Sono state identificate varie proprietà medicinali.

Il Sangre de Grado è stato impiegato con successo nel corso di studi clinici contro la diarrea correlata all'assunzione di farmaci, alla chemioterapia e alla radioterapia; è stato inoltre utilizzato contro infezioni microbiche intestinali, diarrea del viaggiatore e diarrea in persone con AIDS. Viene inoltre impiegato nelle ulcere e più in generale coma agente naturale antibatterico e antivirale.

Si somministra per via topica e ha effetti benefici sulla cicatrizzazione in caso di tagli, ulcere, ustioni e ferite. Le proprietà antinfiammatoria e cicatrizzante del latice sono stati attribuiti alla taspina e al lignano.

Ne ho avuto notizia di recente da una corrispondenza con Ingrid Nainman, herbalist di lunga esperienza e produtrice di rimedi naturali, cita il DRAGON'S BLOOD (come viene chiamata in inglese questa resina) utile oltre che per guarire le ferite, anche per le ulcere gastriche. Tra le altre cose, sembra che ispessisca la membrana delle mucose dello stomaco. Lei lo utilizza all'interno di una formula antiparassitaria di un suo prodotto erboristico,
perchè dice:
"c'è il rischio teorico di una emoraggia interna quando un parassita muore in una posizione in cui ha perforato un organo. Pensate solo alla filaria (heartworm). I parassiti possono trovarsi ovunque nel corpo e a volte perforano tessuti e persino calcoli biliari"

ed aggiunge:
" Quando ero in Europa, lo usavamo solitamente nelle sale operatorie per ridurre le emoraggie (o meglio quasi eliminarle totalmente). Muovevo le mie mani dietro il chirurgo e mettevo gocce della resina nelle aree che stava tagliando. Questo consentiva di gestire molto meglio la situazione, con poca o nessuna perdita di sangue, molto meno dolore dalle ferite e dai tagli e questo rendeva più veloce il processo di guarigione. Un dono affascinante dalle tradizioni etnobotaniche".

domenica 15 febbraio 2009

GLUTAMMATO MONOSODICO: CHE DANNO!!

Nei cibi conservati delle grande distribuzione è una presenza assidua, palese o occulta... si chiama "in gergo" E621 ma lo troviamo camuffato anche con altri nomi apparentemente più innocenti: “idrolizzato proteico”, “proteine vegetali”, “isolato proteico di soia”, “proteina concentrata di soia”, “aromi naturali”, “enzimi”, “autolisato di estratto di lievito” e “lievito”.

Nella sostanza non cambia la solfa: è un grave danno alla nostra salute e di lui si sospetta seriamente che tra i reali effetti collaterali ci siano anche malattie degenerative , cardiovascolari, disturbi del comportamento, diabete, glaucoma e… sovrappeso. Negli ultimi decenni è stato oggetto di molte ricerche dai risultati davvero sconcertanti, come ci ricorda il Dr Perugini Billi in una recente intervista su La Stampa:

“È noto ormai da 50 anni che per provocare un rapido soprappeso in un animale basta creare danni puntiformi nell’ipotalamo. Il glutammato è in grado di fare la stessa cosa. Il problema è che gli esseri umani sono 5 volte più sensibili alla tossicità del glutammato del più sensibile degli animali da laboratorio e i lattanti sono 4 volte più sensibili degli adulti. Secondo alcuni esperti, è la precoce esposizione al glutammato una della cause dell’aumento di obesità tra le nuove generazioni.

Nel 1957 alcuni ricercatori stavano cercando di capire se un amminoacido molto comune nel nostro corpo, l’acido glutammico, era in grado di riparare i danni retinici. Nutrirono dei topi con questo amminoacido, nella particolare forma di glutammato monosodico (MSG). Quello che scoprirono fu scioccante. Tutte le cellule della retina erano state letteralmente spazzate via, semplicemente non c’erano più.
Circa 10 anni più tardi il Dr John Olney, neuroscienziato e ricercatore americano, decise di utilizzare questo sistema di distruzione della retina per studiare le connessioni tra visione e cervello. Scoprì che il MSG non solo danneggiava la retina, ma anche alcune aree specifiche del cervello, principalmente l’ipotalamo.
Inoltre, scoprì che provocava una sovreccitazione dei neuroni talmente forte che alla fine queste cellule morivano. Chiamò questo fenomeno “eccitotossicità.
Da allora sono stati condotti numerosi studi e oggi sappiamo che l’acido glutammico è uno dei più comuni neurotrasmettitori presenti nel cervello e che influenza funzioni come l’ attenzione, l’apprendimento, la memoria, il controllo del sistema endocrino e l’emozioni.

Questo amminoacido tuttavia non distrugge le cellule nervose, perché un sistema di controllo tiene entro certi limiti i suoi livelli nel cervello. La stessa cosa però non avviene con il MSG, che è libero di provocare danni cellulari anche gravi.
Si sospetta infatti che il consumo di questa sostanza sia associato ad alcune malattie degenerative del sistema nervoso (Alzheimer, Parkinson, neuropatie, schizofrenia, depressione, disturbi del comportamento e dell’apprendimento, autismo ecc.), al diabete, alle malattie cardiovascolari, al glaucoma e alla degenerazione maculare".

Dunque OCCHIO ALLE ETICHETTE nel fare la spesa!

sabato 14 febbraio 2009

LA FEBBRE PUO' GUARIRE...

Secondo il Dr Hans-Heinrich Reckeweg - v.foto - (HHR Omotossicologia 1988 Guna editore), padre dell’Omotossicologia, le reazioni infiammatorie e febbrili nei confronti di agenti intossicanti e infettivi sono da considerarsi reazioni “biologicamente opportune”, cioè salutari e orientate alla distruzione ed eliminazione dell’agente aggressore.

Il processo di calore mette i tessuti e tutto l’organismo nelle condizioni di reagire nel modo migliore possibile. Gli enzimi e molte altre sostanze di difesa prodotte dalle cellule funzionano solo in un ambiente acido e caldo. Inoltre, mentre il nostro corpo reagisce verso un’ infezione, contemporaneamente produce anche fattori antitumorali.

Raffreddare” in modo intempestivo l’organismo con farmaci antipiretici, antinfiammatori e antibiotici potrebbe non essere sempre una buona idea. Sulle lunghe, questo processo di calore non adeguatamente espresso potrebbe dar via a malattie più “fredde”, striscianti, poco sintomatiche, almeno inizialmente, come lo sono le malattie degenerative, sclerotiche e tumorali.

La comparsa di febbre è anche alla base dei casi di spontanea guarigione da tumore. Su questo si è scritto e discusso fin dal 1700. Secondo il Dr Rohdenburg, che pubblicò un esauriente studio nel 1918, la maggioranza delle guarigioni spontanee si accompagna ad episodi acuti con febbre molto alta.

Spesso si trattava di erisipela, una infezione da streptococco, ma sono stati osservati anche casi di tubercolosi acuta, varicella, polmonite e malaria (J Cancer Res, 1918; 3193-225).

Anche il Dr William Coley (1862-1936) fu testimone di una clamorosa guarigione spontanea in un caso di cancro avanzato della gola. Il paziente sui riprese perfettamente dopo un’ infezione di erisipela. L’interesse per il fenomeno fu tale che Coley mise a punto la sua famosa “tossina” un miscuglio di due batteri, Streptococcus pyogenes e Serratia marcescens, che iniziò ad usare con i suoi pazienti tumorali fin dal 1893 (Am J Med Sc, 1893;105:487-511). Negli USA, la “tossina di Coley”fu poi riconosciuta come farmaco per la ricerca clinica solo nel 1963.

La letteratura riporta altri esempi di guarigione dal cancro in seguito a febbre ed infezione. Per esempio, nelle remissioni spontanee da leucemia infantile la febbre si è manifestata nell’80% dei casi (Am J Med 1951; 10: 238-9), mentre nelle remissioni da melanoma, la febbre era presente nel 31% dei casi (Onkologie, 1998; 21: 14-8).

La sensibilità delle cellule tumorali nei confronti del calore è cosa nota da tempo. Per altro, questa sensibilità è decisamente superiore a quella delle cellule sane. Quando la temperatura si porta da 37°C a 42°C, inizia una vera e propria moria di cellule cancerose. Questo effetto è attualmente sfruttato dalla terapia ipertemica antitumorale, che in sostanza si sostituisce alle stesse capacità dell’organismo di produrre una salutare reazione febbrile.

Inoltre, diversi studi hanno anche dimostrato che cellule tumorali sottoposte per circa sei ore ad una temperatura di 41°C iniziavano a produrre linfociti T, che sono fondamentali per le difese immunitarie (Int Immunol, 2003;15:1053-61).

Attraverso il calore, il corpo “scioglie” e distrugge gli agenti aggressori che perturbano il suo equilibrio e li orienta verso l’esterno.

A volte, le infiammazioni e le febbri sono esse stesse la ricerca di un equilibrio. I farmaci naturali sono uno straordinario aiuto in questi processi. Lasciano che la “reazione biologicamente opportuna” possa esprimersi in modo adeguato ed efficace, tenendola sotto controllo, senza sopprimerla, e orientandola verso una soluzione di guarigione, evitando eventuali complicazioni.

dott Francesco Perugini Billi

mercoledì 11 febbraio 2009

COMUNICATO DELLA LEGA ANTIPREDAZIONE ORGANI

"(...) migliaia di giovani dopo incidente o malattia vengono messi a morte nelle rianimazioni con una falsa dichiarazione di “morte cerebrale”, imposta contro la volontà delle famiglie, in 6 ore, da medici obbedienti ai criminali protocolli di Stato. Artificio adottato per procedere all'espianto degli organi impunemente su persone vive che hanno perso la coscienza.

Perché per costoro non c'è la dovuta indignazione? Questa sì è eutanasia/distanasia di Stato.
I parlamentari che tanto si sono dannati per iniziative e decreti “salva-Eluana”, sono gli stessi che senza scrupoli hanno votato la legge 578/93 che impone la “morte cerebrale” a cuore battente, per soddisfare la richiesta d'organi e la sperimentazione in vivo.

Questi “eserciti ideologizzati” che si sono mossi a favore o contro Eluana non si capisce dove sono stati per oltre 30 anni, e tuttora, mentre si taceva la verità e si promuoveva l'orrore dei tanti omicidi di persone in coma ventilato, indifese, macellate da vive.

Lo Stato, la Scienza, la Chiesa non sono padroni della nostra vita e della nostra morte, va abrogata la cinica legge della “morte cerebrale”.
Attenzione al disegno di legge n. 10 del Sen. Ignazio Marino “sulle dichiarazioni anticipate nei trattamenti sanitari” (testamento biologico), testo ingannevole e pericoloso che verrà spinto sull'onda emotiva del caso Englaro.

Nerina Negrello
Presidente Lega Nazionale contro la predazione di organi

e la morte a cuor battente, Bergamo
http://www.antipredazione.org

lunedì 2 febbraio 2009

LA RECESSIONE ECONOMICA E GLI EFFETTI SULLA SALUTE


"Oggi il tema più dibattuto è cosa si può fare per alleviare questi tempi difficili. Ma, oltre le classiche domande degli economisti, ci si può anche chiedere come la recessione stia cambiando le nostre vite.

Tutte le recessioni hanno effetti sociali e culturali. Nelle recessioni più dure, ovviamente, i cambiamenti sono più profondi. Ad esempio, si può guardare alla Grande Depressione non solo come un'era economica, ma anche come un'era sociale e culturale. È molto probabile, quindi, che anche la presente recessione porti a cambiamenti in vari settori: dalle nostre abitudini di divertimento alla nostra salute.

In primis, prendiamo in considerazione l'intrattenimento ed i divertimenti. Molti studi hanno dimostrato che, quando un lavoro è meno facile da trovare o meno redditizio, le persone tendono ad impiegare più tempo per divertimenti con pochi costi, ed anche per il miglioramento di sé stessi. Durante la Grande Depressione, ciò significava ascoltare la radio, e passare il tempo in salotto, giocando con giochi da tavola invece che in notti brave nei locali della città. Queste tendenze casalinghe persistettero anche dopo la crisi, per tutti gli anni Cinquanta.
Anche nella recessione presente ci possiamo aspettare che le persone preferiscano intrattenersi con attività meno costose; ed è probabile che mantengano questa tendenza per anni. Potrebbe così aumentare l'interesse per i contenuti gratuiti disponibili su Internet ed i semplici piaceri di una passeggiata quotidiana, al posto delle vacanze costose e dei biglietti per le partite basket.
Ci potremmo aspettare un abbandono dei ristoranti più alla moda, di contro ad un maggiore frequentazione delle biblioteche pubbliche. Cambiamenti del genere accadono spesso nelle recessioni; ma in questa potrebbero essere più pronunciati che in passato. Recessioni e rallentamenti dell'economia non sono positivi per la salute mentale.

Tuttavia, fatto molto poco noto negli Stati Uniti e negli altri paesi sviluppati, durante le recessioni la media della salute fisica sembra migliorare. È sicuramente spiacevole perdere una busta paga, ma l'eliminazione degli stress a cui conduce un lavoro può anche avere effetti benefici.
La gente tende a viaggiare di meno in automobile, così diminuendo il rischio di incidenti, ed a consumare meno alcoolici e tabacco. C'è anche più tempo per dormire e per fare esercizio, così come per preferire al fad food un buon pasto preparato in casa.
In un articolo del 2003 "Vivere in salute durante tempi difficili", Cristopher J. Ruhm, un economista dell'Università della North Carolina a Greensboro, ha scoperto che il tasso di mortalità cala quando la disoccupazione aumenta.
Negli Stati Uniti, ad esempio, una crescita dell'1% del tasso di disoccupazione ha portato ad un calo del tasso di mortalità dello 0,5%. In un libro del 2006 - "Il Mito della Grande Depressione" - David Potts ha studiato la storia sociale dell'Australia negli anni '30. Il tasso di suicidi in Australia ebbe un picco nel 1930, ma la salute generale migliorò, e diminuì il tasso di mortalità. Dopo il 1930 anche il numero di suicidi diminuì.
Ma nonostante questo studioso abbia riscontrato nelle interviste che molte persone ricordavano con affetto quegli anni di depressione, non dovremmo affrettarci a concludere che quelli di depressione sono tempi felici. Molti esempi come questi sono meramente illusori. Come ha documentato lo psicologo di Harvard Daniel Gilbert, nel suo best-seller "Stumbling on Happiness", la gente ha spesso ricordi rosei di periodi molto stressanti, quali quelli di estrema povertà o di guerra.
Tuttavia, questa recessione potrebbe significare che la prossima generazione sarà più prudente. Questa implicazione è stata studiata da due professori, Ulrike Malmendier dell'Università di California a Berkeley e Stefan Nagel della Stanford Business School, in un loro articolo del 2007: "Bambini della depressione: come influiscono le esperienze macroeconomiche sull'accettazione del rischio?".
In altri termini, i teenager di oggi hanno meno possibilità di fare scelte folli nel mercato azionario di domani. Potranno così perdere molte buone opportunità di guadagno, ma commetteranno anche meno errori.
Molti di noi saranno più frugali e si dedicheranno di più a sé stessi ed alle loro famiglie.

tratto dal: NewYorkTimes 31 gennaio 2009
di Tyler Cowen, Professore di Economia alla George Mason University
Traduzione per EFFEDIEFFE.com a cura di M.