IL PRESENTE BLOG RIPORTA E SOPRATTUTTO TRADUCE INFORMAZIONI INTERNAZIONALI SULLA SALUTE E BENESSERE CON MEZZI E RIMEDI NATURALI E NON CONVENZIONALI, PRESE SOPRATTUTTO DALLA RETE E I CUI AUTORI SONO MEDICI E PROFESSIONISTI DELLA SALUTE E RICERCATORI. SEGNALA ALTRESI POLITICHE ... "NON PROPRIAMENTE SALUTISTICHE" NEI CONFRONTI DELLA RAZZA UMANA, CHE CI STA A CUORE, SEBBENE CONSAPEVOLI CHE NON SIA LA SOLA INTORNO A NOI. SONO SEMPRE CITATE LE FONTI A CUI SI PREGA DI FARE RIFERIMENTO PER ULTERIORI DETTAGLI. NON SI ACCETTANO COMMENTI VOLGARI, DIFFAMATORI E AMBIGUI. NON E' UNO SPAZIO PER LA DISINFORMAZIONE.

Cerca nel blog

TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO

TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO
TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO

mercoledì 29 febbraio 2012

GOTU KOLA: UN TONICO PER LA MENTE, UTILE NEGLI ATTACCHI DI PANICO E ... PER LA LONGEVITA'?

Gotu Kola è il nome ayurvedico della Centella asiatica, pianta autoctona di Sri Lanka e dell' India ma che si trova fino in Africa. E' una pianta annuale ed acquatica, pertanto altamente sensibile all'inquinamento esistente nell'acqua. Tanto quanto puo' essere usata per un recupero ecologico, lo stesso "miracolo" puo' agirlo nel corpo.

Gotu Kola viene usata in cucina, in quella asiatica, spesso con il cocco e le spezie. Quando lo si prepara con del riso ben compatto, diventa una specie di porridge che viene considerato molto nutritivo e ristorativo. Quando viene usato come rimedio per la salute , lo si considera primariamente un tonico per la mente, ma viene usato anche in generale come nervino e antiulceroso. E' un adattogeno ed ansiolitico, intendendo con questo che è stato usato per prevenire ansia e attacchi di panico

Tradizionalmente, il Gotu Kola viene usato per piaghe aperte, incluse le situazioni serie e difficili come la lebbra. Quello che ha tuttavia catturato l'attenzione della società moderna, per cio' che riguarda  questo rimedio, è cio' che chiamiamo "proprietà nootropiche" .
Praticamente si tratta di componenti di piante che aumentano i poteri cognitivi. Tale serie di rimedi sono particolarmente interessanti nel trattamento del "deficit di attenzione", dell' Alzheimer. Dopo l'era dei "figli dei fiori", non ci dovrebbe sorprendere se dozzine o forse un paio di centinaia di piante sono state considerate come utili nel migliorare il modo in cui lavora la mente, inclusa l'abilità a percepire, interpretare e ricorare.
Se un'erba puo' attraversare la barriera sangue-cervello o aiutarci a rilassarci o concentrarci o pensare piu' chiaramente o vedere oltre il velo, potenzialmentre puo' essere collocata nel contenitore "nootropico" dove si raggrupperà a molte altre piante che non sono legali per scopi personali o medicali. Ma il  Gotu kola è legale!


C'è stato un famoso maestro taoista che ha fatto molto riferimento al  Gotu Kola e che è stato molto longevo. E' morto nel 1933, forse all'età di 197 anni, ma alcuni dicono 256! Cio' che sappiamo di   Master Li è che inizio' a studiare all'età di 10 anni e si sostenne primariamente con erbe e sakè (vino di riso) . 4 furono le erbe che uso' principalmente: " Chinese knotweed", Gotu Kola, ginseng selvatico e un tipo di lycium berry (bacca di lycis) . Alcune fonti dicono"goji" ed è effettivamentr possibile poichè nel primo secoolo della sua vita, egli viaggio' in Tibet e Mongolia e raccolse erbe che poi vendeva.

Successivamente lascio' ad altri la raccolta erbe, ma continuo' a venderle e a vivere una vita di disciplina spirituale in cui l'enfasi fu sulla tranquillità del cuore e della mente. Si dice che sopravvisse 23 mogli e che avesse generato piu' di 200 discendenti. 

da Ingrid Naiman, www.bioethika.com
trad.  e sintesi Cristina Bassi

martedì 28 febbraio 2012

FACEBOOK: UN DEGRADO DELLA PERSONALITA?

(...) Su Facebook si contano i nuovi e i vecchi amici, il numero potrebbe sempre aumentare! Alcuni sono effettivamente "amici", nel senso ormai dimenticato del termine: la persona cui ci si confida, che ci ascolta, e a cui importa ciò che abbiamo da dire, che conosce i nostri segreti e li tiene per sé; la persona che ti conosce nella misura in cui solo un amico può - l'amico, come colui o colei che riesce a guardare nei tuoi occhi e, con affetto e persino amore, vedere in fondo alla nostra anima.
Come sappiamo, tuttavia, molti "amici" di Facebook non hanno niente a che vedere con il tipo di relazione appena descritta. Forse sono persone conosciute al lavoro o a scuola, in carne e ossa, ma non possono essere considerati veri e propri amici. Alcuni sono stranieri, conosciuti solo tramite l'interfaccia della macchina, arrivati all'utente grazie a un algoritmo che calcola il databit "Mi piace" e "Non mi piace".
Dimentichiamoci per un momento che Facebook è probabilmente il più geniale info-aggregatore mai inventato dai governi per spiare i cittadini. Dimentichiamoci che i cittadini stanno aiutando spontaneamente le agenzie di intelligence nella costruzione degli archivi. A preoccuparmi è la questione dell’efficienza dell’amicizia. Facebook rende efficiente l'amicizia, allo stesso modo di una catena di montaggio, esattamente ciò che l'amicizia non dovrebbe essere, se vuole rimanere a livello umano, se l'amico come persona non deve essere degradato.
(...) La personalità sulla pagina Facebook non può che prendere questa strada. Si tratta di un sé manipolato, gestito. Si tratta di personalità degradata.
Ho osservato mia figlia nel natale del 2010 mentre utilizzava Facebook. Non avevo mai visto la macchina del social network in azione. Lea ha quindici anni, vive in un sobborgo di Parigi con la madre, è annoiata a morte, come tutti i ragazzi di periferia, e, naturalmente, ha messo a punto una personalità Facebook.

Molte foto sue e di amici, a feste ed eventi cui ha partecipato, e molto altro ancora: commento di questo o quell’articolo di interesse della cultura pop - gruppi musicali per la maggior parte, ma anche l'amalgama di prodotti maggiormente ricercati. Ho guardato per un attimo e poi, bruscamente, lo ha spento, per fare in modo che io non vedessi altro del suo sé in Facebook. Mi chiedevo quanti "amici" potesse avere, ma non me ne ha parlato.
Pochi mesi più tardi, in primavera, mia figlia era in Utah, nella città di Moab, dove vivevo e dove torno ogni tanto per isolarmi e scrivere in una casetta che ho affittato da un amico. Moab una volta era un posto sperduto nel deserto. Oggi è invasa da gente come me, che vuole stare in un piccolo luogo fuori dal mondo e che quindi annulla a vicenda il proprio desiderio di solitudine. Lea aveva un Blackberry, per gentile concessione dopo continue lamentele con la madre o la nonna - non ho mai saputo di preciso chi glielo avesse regalato - ma ovviamente non c'era segnale nella nostra casetta. Oggi la disconnessione è un evento sorprendente; è quasi come ricevere un pugno in faccia.

(...) La mattina abbiamo fatto grandi colazioni all'americana e il pomeriggio abbiamo oziato sotto il sole; abbiamo letto libri - lei con "Lord of the Flies" - e poi abbiamo fatto escursioni nelle lunghe sere di primavera, ma senza telefoni cellulari.
Tuttavia, sentivamo il bisogno della connessione, eravamo come in astinenza.  (...) E Lea cercava di connettersi e trovare le notizie su Facebook. Dimostrandomi un ipocrita - dopo aver consultato la mia e-mail personale e aver contattato i miei "amici" con la più semplice (Lea direbbe arcaica) interfaccia -, l'ho rimproverata per Facebook. Lei non ha riso. Si sta parlando di una quindicenne. La connessione sociale è tragicamente importante.
Nonostante ciò, ha ammesso che c'era qual cosa che non andava in ciò che Facebook pretende dagli agli utenti. "Facebook è un ottimo strumento", mi ha detto, "ma è troppo strano. Bisogna essere costantemente sociali." "Ma con le persone - con gli amici - si dovrebbe anche avere…" - lei è bilingue in francese e in inglese, e qui cercava la parola più adatta - "una sorta di reculé." Reculé significa fare un passo indietro, una sorta di allontanamento.
(...) Il che mi fa sorgere una domanda spontanea: perché mai una persona consapevole e intelligente dovrebbe iscriversi su Facebook? Ho un amico a Brooklyn, certamente un tipo un po' volgare e non molto in sintonia con il politically correct, che considera Facebook il luogo delle "persone che fanno i bulli in piedi davanti allo specchio, a sparare cazzate e a vantarsi. Facebook è la più grande perdita di tempo dopo la televisione."

Il mio amico ha ragione. Facebook è il luogo di espressione ideale per una società in cui il narcisismo, come Christopher Lasch ha sottolineato tempo fa, è diventato il disturbo di personalità dilagante. Facebook come una patologia sociale, come un sintomo di disordine sociale e di malattia? Forse.

(...) Ho letto un saggio di Damon Darlin, un “redattore tecnologico" del New York Times, che fa il classico commento da tecnocrate, da responsabile scientifico, e cioè che i vantaggi di efficienza che derivano dall’utilizzo delle nuove tecnologie battono sempre e comunque la nostra condizione di umanità. Probabilmente una persona perfettamente rispettabile, Darlin sembra a ogni modo aver sostituito la sua mente con un microchip. Scrive come ha "imparato a non preoccuparsi del fatto di amare il mio Smartphone." "Per la maggior parte della gente", scrive, "uno smartphone cambierà la vita e molto probabilmente per il meglio." E quali sono questi "miglioramenti"? Povero Damon, “non si perde” più a New York, o, presumibilmente, ovunque ci sia segnale: è la macchina a dirgli dove si trova. Non si "annoia mai": la macchina lo intrattiene. Non è "mai senza risposta": la macchina gliele fornisce. Lui "non dimentica mai nulla": la macchina ricorda tutto per lui. "Google", scrive, "comincia a sostituire la mia memoria." Ha scritto che lo Smartphone "può aiutarci a ricordare gli eventi della nostra vita." La macchina, dice Darlin, diventa "una memoria ausiliaria di tutto quello che faccio".

Per non essere perso o annoiato o per non dimenticare o rimanere senza risposte è necessario essere un po’ meno umani. In questo articolo Darlin non era sarcastico, era tristemente serio, è un segnale del punto in cui siamo arrivati ​​nella degradazione della personalità per considerare utile la macchina. Eppure il suo pensiero è il vangelo. Si tratta di una visione demenziale della vita umana, una forma di follia indotta dalla tecnologia, ed è diventata la norma.
Christopher Ketcham scrive per Vanity Fair, GQ, Harper e molte altre riviste, e sta attualmente lavorando su un libro, "The United States Must End", in cui sostiene la dissoluzione degli Stati Uniti. Può essere raggiunto a
cketcham99@mindspring.com


**********************************************

24.01.2012
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di DIANA LORENZI
finte: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9923

lunedì 27 febbraio 2012

CERVELLO E MENTE: LA SECONDA ESISTE ANCHE FUORI DAL CORPO...

Uno scienziato britannico afferma che vi sono convincenti evidenze che una porzione significativa della popolazione possiede poteri psichici.

L'Associazione britannica per l'Avanzamento della Scienza ha detto che un numero notevole di esperimenti sostiene la teoria del "sesto senso"- un'abilità che può avere le sue radici nel nostro passato, quando sentire la presenza di un predatore era questione di vita o di morte.

L'idea che la gente sia capace di poteri paranormali, come premonizioni, telepatia, e viaggi fuori dal corpo è sostenuto da una nuova ricerca dell'Istituto di Psichiatria, che suggerisce che la mente umana può esistere fuori dall corpo come un specie di campo magnetico impercettibile.

La ricerca è condotta dal Dr Peter Fenwick, un neuro-psichiatra dell'Università Londinese, che ha appena completato un esame di pazienti cardiopatici che hanno avuto una NDE dopo che i loro cuori avevano cessato di battere.

"Vi é convincente evidenza a sfida della teoria corrente che afferma che la coscienza può esistere solo all'interno del cervello- e se vi può essere coscienza senza un'associata funzione cerebrale, ciò é enormemente importante per la nostra comprensione della mente".

Per la sua ultima ricercasono stati intervistata 60 pazienti del Southampton Hospital nel reparto di cura coronarica dopo che un infarto aveva loro causato temporanea morte cerebrale. Sette hanno riportato esperienze di NDE - definite dalla caratteristica sensazione di lasciare il corpo, passare in un tunnel ed entrare in un'area di "amore, beatitudine e coscienza."

"E significativo che dopo un arresto cardiaco, si perde coscienza in otto secondi; in 11 le onde cerebrali divengono piatte, e dopo 18 non c'è nessuna possibilità per il cervello di creare un modello del mondo - così il cervello è come se fosse spento" ha dichiarato il Dr Fenwick.

"Ancora, ogni qualvolta abbiamo chiesto quando é avvenuta la NDE, i pazienti hanno detto che accade durante l'incoscienza. Se ciò è vero, la loro esperienza accadeva quando non c'era nessun flusso di sangue attraverso il cervello - e quindi la coscienza sembrerebbe esistere al di fuori del cervello."

Si potrebbe rilevare che le loro esperienze sono accadute nei pochi secondi intercorsi tra il ripristino delle funzioni del cervello ed il ritorno della coscienza. Ma una recente ricerca su un paziente negli Stati Uniti, dove tracce di attività elettrica nel cervello sono state attentamente monitorizzate, suggerisce questo non é il caso.

"Questo ed altri studi evidenziano che la mente ed il cervello non sono la stessa cosa, sembra che la mente possa operare in parte aldifuori del cervello come una sorta di campo elettromagnetico, allo stesso modo in cui un televisore riceve i programmi attraverso l'etere La domanda principale cui cerchiamo di rispondere è se la teoria del cervello-identità realmente tiene, sicché il prossimo passo è trovare più gente che ha avuto esperienze di premorte, ponendo simboli sul soffitto o sui muri della rianimazione e controllare se qualcuno può vederli."

Il Dr Fenwick ha detto che l'idea di una mente che esiste al di fuori del corpo, aiuta a spiegare la crescente mole di evidenza scientifica, tesa a dimostrare la veridicità dei fenomeni psichici.

Per esempio, test condotti negli Stati Uniti, hanno mostrato che donne che cercavano di restare incinte con la fertilizzazione in-vitro, avevano il doppio delle probabilità di concepire se venivano loro
indirizzate preghiere da gruppi di persone mai conosciute, distanti anche centinaia di chilometri.

FONTE: http://scienzamarcia.blogspot.com/2009/09/medici-britannici-nde.html 

domenica 26 febbraio 2012

HORROR IN CUCINA: LIBRO DI RECETTE SU COME CUCINARE ANIMALI DOMESTICI ED ALTRI.

.

Sta per uscire un libro che ha bisogno di una solida e corposa «excusatio non petita» (scuse non richieste) in prefazione, prima di addentrarsi nel suo originale contesto

È raro che lo scrittore presenti le sue scuse e qualche parola di doverosa cautela all’inizio del testo e non alla fine. (...) Qui invece l’autore, Tebaldo Lorini, inizia la sua introduzione con questa frase: «Non vorrei proprio iniziare un libro con delle scuse ». E infatti snocciola le prime due pagine permeate del timore di non essere capito, di urtare la sensibilità del lettore, di rappresentare un mondo confinato nel passato remoto, che non avrebbe alcun bisogno di essere riportato a galla. E giù con altre scuse (non petite, ma pentite?).

Ma che razza di libro è, vi chiederete? Argomenti scabrosi, sesso impuro, necrofilia, pedofilia, riti satanici, pozioni venefiche per suocere, mogli e mariti non più tollerabili? Macché,peggio ancora.Sono le«ricette proibite».

E non vi venga in mente di pensare alle cibarie che la storia ( e la fantasia) ci hanno consegnato quali potenti afrodisiaci: l’aragosta, le ostriche, il cioccolato, il Parmigiano Reggiano (magari, visto che son di quelle parti) e così via. Niente di tutto questo. Si tratta di gatti in umido, ragù di gazze ghiandaie e corvi,scoiattoli alla brace,cigni all’arancia, rondini in salmì, ghiri al miele e altre leccornie simili.

Se, dopo avere letto un indice simile (parziale e citato a braccio), a qualcuno venisse l’idea di lasciare il libro sullo scaffale del venditore, non abbia tutta questa fretta e non si faccia prendere da un eccesso d’ingiustificata sensibilità.Provvederanno le iniziali pagine, anche troppo numerose, in cui l’autore sente il dovere di spiegarci per quale arcano motivo, in occidente non si mangiano il cane e il gatto, mentre nella più liberale (in senso gastronomico) Cina, la filosofia alimentare vuole che si possa e si debba mangiare tutto quello che è vivo e si muove sulla faccia della terra.

Non che il Nostro auspichi un futuro culinario simile a quello dei cinesi, ma ci mette quasi trenta pagine a cercare di spiegarci perché, tutto sommato, mangiare rosticini di rondine e cicogne (rigorosamente quando non portano bambini) brasate, non sia poi così scandaloso.

(...) . Nel primo capitolo il Nostro si addentra nella spiegazione del famoso adagio «non dire gatto se non è nel sacco».Un suo caro amico gli ha infatti spiegato che non si può ammazzare un gatto con uno stiletto o un colpo sul collo, perché quello s’incazza e mena unghiate e morsi a tutto spiano vendendo ben care le sue sette vite. Va dunque messo in un sacco e sbattuto (immagino otto volte) contro un muro.

by di -

sabato 25 febbraio 2012

MEDICI CERCANO PROVE DELLA VITA DOPO LE MORTE E LE TROVANO

"Basato su interviste con sopravvissuti ad infarto nell'unità coronarica dell'Ospedale Generale di Southampton, lo studio é stato pubblicato nel 2001 sull'autorevole rivista medica "Resuscitation" (Rianimazione).

Gli autori, il Dr Pietro Fenwick [neuropsichiatra, N.d.T.] consulente all'Istituto di Psichiatria di Londra, ed il Dr Samuele Parnia, un collega ricercatore, clinico ed archivista al Southampton Hospital, ribadiscono che c'e' bisogno di ulteriori ricerche .

Il Dr Parnia ha detto: "Queste persone avevano queste esperienze quando non ce lo saremmo aspettato, quando il cervello non dovrebbe essere capace di produrre processi lucidi e la formazione di ricordi duraturi. Il che potrebbe dare una risposta alla domanda se la mente o coscienza è prodotta davvero dal cervello o se il cervello è una specie di intermediario per la
mente, la quale esisterebbe indipendenteménte."

Il Dr Fenwick ha detto:"Se la mente e il cervello possono essere indipendenti, allora siamo portati a farci domande in merito alla sopravvivenza della coscienza dopo la morte. Ne nasce anche la domanda circa una componente spirituale degli esseri umani e su un universo che possiede uno scopo significativo piuttosto che un universo dominato dal caso."

Durante il periodo dello studio 63 pazienti con arresto cardiaco sono sopravvivuti ed essi sono stati intervistati entro una settimana. Di questi 56 non avevano nessuno ricordo del loro periodo d' incoscienza, un risultato che ci si sarebbe potuto essere aspettare in tutti i casi.

Sette sopravvissuti, comunque, avevano ricordi, ma solo quattro hanno superato la scala Grayson, ovvero i severi criteri medici per stimare le esperienze di pre-morte.

Questi quattro hanno parlato di sentimenti di pace e di gioia mentre il tempo scorreva a velocità maggiore, che i loro sensi erano più intensi ed anche di aver perso la consapevolezza di avere un corpo, di aver visto una luce brillante, di entrare in un altro mondo, di aver incontrato un essere mistico e dell'arrivo ad un "punto di non ritorno."

Tre di loro sono descritti come anglicani non-praticanti, mentre il quarto era un "tiepido" cattolico.

Esaminando l'archivio medico, i ricercatori hanno detto che l'affermazione di molti critici, che cioé le esperienze di pre-morte fossero il risultato del crollo delle funzioni del cervello causato dalla mancanza di ossigeno, é molto improbabile. Nessuno di quelli che hanno subìto l'esperienza aveva bassi livelli di ossigeno.

I ricercatori hanno anche potuto escludere che fossero imputabili combinazioni insolite di medicinali, perché la procedura di rianimazione nell'unità coronarica dell'ospedale era la stessa in ogni caso.

Il Dr Parnia, che è ha fatto pratica coi Colleghi della scuola medica al St Thomas' University di Londra, ha detto: "Ho cominciato come scettico ma, su tutto ha pesato l'evidenza, ora penso che c'è qualche cosa che continua ad esistere. Essenzialmente, si ritorna alla domanda se la mente, o la coscienza, siano prodotte dal cervello. Se possiamo verificare che la mente è prodotta dal cervello, non penso ci sia qualcosa dopo che moriamo perché essenzialmente siamo esseri consapevoli."

"Se, al contrario, il cervello è come un intermediario delle manifestazioni della mente, agendo come un televisore, nel trasformare le onde presenti nell'aria in un quadro o in un suono, possiamo dimostrare che la mente è ancora là dopo che il cervello è morto. E' questo ciò che credo che indichino queste esperienze di pre-morte."

Christopher French, un Dottore in psicologia al Goldsmiths College presso l' Università di Londra, ha detto che non aveva esaminato il nuovo studio, ma è rimasto scettico. "Le NDE POTREBBERO indicare che l'anima o la mente lasciano il corpo, ma potrebbero essere solo il tentativo del cervello di spiegarsi un evento molto insolito".


FONTE ORIGINALE:   http://www.sightings.com/
TRADUZIONE: http://www.webalice.it/cipidoc/studio1.htm#EDI
TRATTO DA: http://scienzamarcia.blogspot.com/search/label/NDE

venerdì 24 febbraio 2012

ECCONE UN'ALTRA: BIMBO DIVENTA BIMBA "CAUSA " GENDER IDENTIY DISORDER


Questa è la storia di un bimbo inglese, di nome Zach Avery, che non riusciva proprio a vivere tra macchinine, robottini e pistole giocattolo. Fin da piccolissimo — i genitori sostengono fin dall'età di 3 anni- Zach sognava di essere una bambina. Di indossare il tutù rosa, di giocare con Dora l'Esploratrice, di pettinare le bambole. Zach Avery, che oggi ha 5 anni, è il più giovane paziente inglese cui sia stata diagnosticata la GID, ovvero il disturbo da identità di genere (Gender Identity Disorder), in seguito ad approfonditi colloqui con psicologi. 

Di che cosa si tratta e, soprattutto, è possibile che un bambino così piccolo possa soffrire di questa patologia? Gli studiosi inglesi hanno risposto sì alla seconda domanda dimostrando, test alla mano, che il piccolo Zach soffre di quel disturbo che crea un feroce conflitto tra l'appartenenza fisica all'uno o all'altro sesso e ciò in cui ci si identifica. È come se Zach si sentisse, già così piccolino, una femminuccia intrappolata in un corpicino da maschietto.

Le evidenze di questo disturbo sono comparse all'età di 3 anni: dai racconti della madre, si sa che Zach ha cominciato a fissarsi con giocattoli da bambina, poi a chiedere vestiti da femmina e a rifiutare qualsiasi cosa fosse tipicamente maschile. 'È come se il suo cervello gli dicesse che è una femmina, nonostante il suo corpo', spiegano gli specialisti alla madre diagnosticando la GID al bambino.

Zach è ancora oggi il bambino inglese più giovane a soffrire di questo disturbo (su 167 bambini diagnosticati in Inghilterra, solo 7 avevano meno di 5 anni) ma ora la sua vita è cambiata: da un anno si veste e gioca come preferisce, a scuola i compagni lo trattano come una bambina e da quando anche i familiari e gli educatori lo considerano una femminuccia, Zach è molto più sereno.

La storia di Zach e di bambini come lui ha sollevato molti interrogativi. Come ha sottolineato una recente inchiesta della rivista medica 'Pediatrics', è in crescita il numero di ragazzini e di bambini che pensa di essere nato in un corpo sbagliato. E sempre più genitori e dottori sono convinti che questi bambini debbano essere orientati, anche attraverso terapie farmacologiche e ormonali, al cambiamento di sesso. A Boston si sta studiando a fondo il fenomeno ed è nato il primo ambulatorio americano di identificazione sessuale all'interno di un ospedale per bambini, il Children's Hospital Boston.

Qui opera il dottor Norman Spack: 'I pediatri devono sapere che questo genere di bambini esiste, e va supportato', ha detto il medico rispondendo ad alcune domande della Associated Press. Se è vero che è molto comune tra i bambini cambiarsi 'i connotati', giocare con la fantasia a impersonare i personaggi più svariati, anche di sesso diverso, i bambini che si dicono certi di essere nati con un corpo sbagliato vanno presi molto sul serio. Secondo Spack non si tratta nemmeno di casi di GID, ma di un diverso funzionamento del cervello, che si manifesta fin dalla tenera età e che risulta più simile a quello del sesso opposto.
I numeri? Si stima che un bambino su 10mila soffra di questa condizione. Intervenire con delle terapie è un affare molto delicato. La comunità scientifica è divisa: c'è chi sostiene che le terapie ormonali sono inadatte a bambini e adolescenti che ancora devono svilupparsi pienamente e chi, come il dottor Spack, invece pensa che siano il male minore e che prima vengano fatte, meglio è per il bambino.
Purtroppo molti ragazzini che soffrono di GID arrivano a mutilarsi e a tentare di cambiare con violenza il proprio corpo: sono bambini spesso vittima di episodi di bullismo a scuola e soffrono più degli altri di depressione (con tentativi di suicidio).
Il dibattito su questo tema in America è ancora aperto, nonostante la Endocrine Society, l'Associazione degli endocrinologi, abbia sostenuto pubblicamente la validità del trattamento ormonale anche su minori (ma solo dopo la pubertà, intorno ai 16 anni) con delle linee guida pubblicate anche su You Tube.
Nel frattempo, e su questo psicologi, psichiatri e pediatri ancora si interrogano, i casi di bambini con GID sono aumentati notevolmente negli ultimi anni (un centinaio nell'ultimo decennio) così come le segnalazioni dei genitori nei vari centri specializzati: capire come intervenire, quali terapie applicare e come gestire la socializzazione di questi bambini transgender è una sfida ancora aperta.
Francesca Amè

giovedì 23 febbraio 2012

CARTESIO, L'ANIMA E IL CERVELLO UMANO...

(...) Storicamente è riconosciuto che la rivoluzione copernicana, con la sua portata impetuosa, rovesciò i principi geocentrici ritenuti indissolubili fino ad allora, accendendo la scintilla per tutto ciò che nei secoli a seguire determinò la vera rivoluzione scientifica.

Al pensiero copernicano si aggiunse (o si sostituì) successivamente la visione cartesiana dell’universo alla cui base vi era la volontà di ridefinire la realtà. Cartesio introdusse forse per la prima volta l’idea della dualità.
Nella cosmologia cartesiana erano contemplati due elementi chiave che costituivano l’universo: una sostanza infinita (il Dio creatore) e una sostanza finita (il mondo creato da Dio). Conseguentemente vi era la rappresentazione di una realtà duale, spesso contrapposta e che vedeva da una parte l’essere supremo e dall’altra parte la sua creazione in una costante e perpetua contrapposizione che ne determinava un distacco netto e imprescindibile.
Questo si traduce in una classificazione della realtà secondo la teorizzazione di due verità fondanti (http://www.storiafilosofia.it/cartesio/):

a) la psicologia, la quale sostiene che:
  • L’anima è una realtà insopprimibile, cioè una sostanza.
  • L’anima, in quanto pensiero, non occupa spazio alcuno ed è quindi distinta dal corpo.
  • L’anima è immortale.
b) la teologia, cioè l’esistenza di Dio, di cui vengono date due principali dimostrazioni:
  • nel mio pensiero vi è l’idea di un essere perfetto, il quale, per essere veramente tale, implica l’esistenza, non soltanto possibile, ma necessaria ed eterna.
  • nel mio pensiero vi è l’idea di un essere perfetto, che deve avere una causa adeguata: questa causa non posso essere io, essere imperfetto, ma un essere perfetto, Dio.

La psicologia quindi si occupa di anima, la teologia si occupa di Dio (o della coscienza diremmo alla luce degli studi sulle abductions). La sostanza finita poi era anch’essa a forma duale: la “res extensa” e la “res cogitans”, ossia la materia e la mente, la fisicità della materia e l’immaterialità del pensiero. La prima affidata alla scienza, la seconda affidata alla chiesa e alla religione.

Questa separazione tra mente e materia annullava, secondo Cartesio, la possibilità che tra esse vi fosse una qualche relazione o una forma di collegamento che potesse determinare i cambiamenti della realtà.
Dovendo però spiegare il libero arbitrio, e quindi l’interazione tra mente e materia, Cartesio affermava che una forma di collegamento tra i due mondi doveva necessariamente esserci (http://it.wikipedia.org/wiki/Res_cogitans_e_res_extensa) e lo trovò nella ghiandola pineale la quale agirebbe quindi da “trent d'union” tra anima e corpo.

Se però la mente non può influire sulla materia significa allora che la realtà e i suoi cambiamenti sono stabiliti solo da altra materia, con il passaggio di informazioni e lo scambio di energia tra massa e massa. Per Cartesio la mente, intesa come non-materialità dell’Universo, diviene un elemento assolutamente secondario e questo sarà, nei secoli a venire, la base sulla quale verranno fondate le visioni di stampo riduzionista e materialista che hanno determinato la nascita della cosiddetta scienza ufficiale nella quale l’elemento costante diviene la dualità della realtà (mente/corpo, osservatore/fenomeno, creato/creatore, etc.).
Le cose appaiono però un pochino diverse.

Brain processing

Il cervello umano ha enormi capacità di data processing, soprattutto nella sua parte inconscia. Si è calcolato che la parte conscia della mente possa elaborare circa 2000 bit al secondo mentre l’inconscio arriva a computarne 400 miliardi al secondo. Da ciò ne consegue una straordinaria capacità di strutturare e organizzare le informazioni che sono poi alla base della nostra soggettiva realtà. Elaborare informazioni significa, infatti, creare qualcosa che è la risultante di infinite iterazioni e modifiche ai dati di input.

In altri termini i processi rielaborativi determinano, nell’istante stesso in cui si compiono, la formazione di una realtà che non è più oggettiva, ossia misurabile, ma comunque reale. In quel preciso istante creiamo o modifichiamo la nostra mappa del territorio che diviene così realtà creata mediante rielaborazione di informazioni e contenuti esterni.

I fenomeni percepiti pertanto hanno valore in quanto esiste un percipiente. Non è il fenomeno in sé che denota la sua realtà ma il fatto che il fenomeno viene percepito. Quindi è il percipiente che gioca un ruolo fondamentale. In altri termini possiamo affermare che reale e non reale (intendendo con questo definire la realtà fisica da quella psichica) sono due rappresentazioni della stessa realtà.

Citando Metzger, autore de “I fondamenti della psicologia della Gestalt”, possiamo dire che “L’uomo incontra le cose e gli esseri animati in un mondo che comprende questi ultimi e lui stesso, egli si trova in un tale mondo. Sappiamo dalla fisiologia che tutto questo mondo di cose e di esseri esistono per lui soltanto se determinati stimoli cadono sui suoi organi di senso e se da qui determinate eccitazioni provengono in certe zone della corteccia… Da questo sembra conseguire inevitabilmente che il mondo deve in effetti stare in qualche posto nella testa dell’uomo; qui dovrebbe trovarsi ciò che egli vede e ode, ciò che egli palpa e sente” (Metzger, 1941). 

In altre parole… l’Uomo è parte del mondo esterno o il mondo non è affatto esterno ma è una parte intima e interiore dell’Uomo?
Stando così le cose diventa difficile sostenere il concetto di dualità e la netta separazione tra causa ed effetto. I ruoli si interscambiano, l’osservato e l’osservatore non appaiono più inscindibili e appartenenti a realtà diverse. L’uno determina l’altro.
Sostanzialmente quindi l’osservazione di un fenomeno, di una realtà, di un evento, interagisce intimamente con l’osservatore su base psichica, o meglio coscienziale, determinando la creazione di una nuova e differente realtà. Non meno vera!

mercoledì 22 febbraio 2012

EVITA LO ZUCCHERO SE NON VUOI INVECCHIARE IN FRETTA...


Advanced glycation end products (AGEs): i prodotti finali della glicazione avanzata, sono un gruppo complesso di composti che si formano quando lo zucchero reagisce con gli amminoacidi. Questo puo’ verificarsi sia nel cibo che ingeriamo che dentro il nostro corpo.
L’acronimo AGE in inglese è calzante (age= età), poichè, insieme alla ossidazione, questo è uno dei maggiori meccanismi molecolari per cui si concentra il danno nel nostro corpo, che porta alla malattia, al processo di invecchiamento ed eventualmente alla morte.
C’è per esempio enorme evidenza che l’AGE possa essere implicato nello sviluppo di malattie degenerative croniche associate all’invecchiamento, includendo   -ma non solo-:
·       Malattie cardiovascolari
·       Alzheimer
·       Diabete
Molti studi hanno mostrato che ridurre il consumo  di AGEs puo’ incrementare la durata della vita nei modelli animali.
Secondo una documentazione che riassume una recente ricerca sullo AGEsi:
"... I dati  incoraggiano il fatto che gli AGE endogeni siano associati ad un declino del funzionamento dell’organo. Sembra che l’AGE alimentare abbia una relazione con questo.
... Per quanto riguarda oggi, una restrizione nell’assunzione dietetica di AG e del Movimento fisico hanno mostrato di ridurre in modo sicuro la circolazione dell’AGE, con successive riduzione di stress ossidativo e di markers infiammatori”
Perché limitare lo zucchero è  la chiave per la longevità
.. perchè tra tutte le molecule in grado di infliggere un danno al corpo , quelel dello zucchero sono probabilmente le piu’ dannose. Il fruttosio in particolare , è un agente estremamente potente che favorisce l'infiamamzione e che crea l'AGE  ed accelera il processo di invecchiamento. Promuove anche un tipo di crescita pericolosa delle cellule adipose intorno agli organi vitali, cosa che crea l'impronta per diabete e malattie cardiache.
In uno studio sul  fruttosio, 16 volontari che avevano una dieta controllata che includeva molto fruttosio , hanno prodotto nuove cellule adipose intorno al cuore, fegato, organi digestivi e questo solo in 10 settimane!
Lo zucchero/fruttosio aumenta anche i livelli di insulina e leptina e diuminuisce la sensibilità dei ricettori per questi ormoni vitali e questo è un altro fatto essenziale per l'invecchiamento precoce e per malattie degenerative croniche come quelle cardiache.
Tenete presente che mentre è perfettamente normale che i vostri livelli di zucchero nel sangue si alzino leggermente dopo ogni pasto, NON è naturale o sano quando questi si alzano eccessivamente e stanno a quel livello. 
Purtroppo questo è proprio cio' che accade se mangiate come l'americano tipo, che consuma piu' di un chilo di zucchero a settimana di media!
by dr Mercola,