IL PRESENTE BLOG RIPORTA E SOPRATTUTTO TRADUCE INFORMAZIONI INTERNAZIONALI SULLA SALUTE E BENESSERE CON MEZZI E RIMEDI NATURALI E NON CONVENZIONALI, PRESE SOPRATTUTTO DALLA RETE E I CUI AUTORI SONO MEDICI E PROFESSIONISTI DELLA SALUTE E RICERCATORI. SEGNALA ALTRESI POLITICHE ... "NON PROPRIAMENTE SALUTISTICHE" NEI CONFRONTI DELLA RAZZA UMANA, CHE CI STA A CUORE, SEBBENE CONSAPEVOLI CHE NON SIA LA SOLA INTORNO A NOI. SONO SEMPRE CITATE LE FONTI A CUI SI PREGA DI FARE RIFERIMENTO PER ULTERIORI DETTAGLI. NON SI ACCETTANO COMMENTI VOLGARI, DIFFAMATORI E AMBIGUI. NON E' UNO SPAZIO PER LA DISINFORMAZIONE.

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TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO

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lunedì 30 aprile 2012

LA NESTLE' ACQUISTA DALLA PFEIZER IL BUSINESS PER L'INFANZIA

 Big Pharma e Big Food a letto insieme...

Il 23 aprile, si è appreso che la Pfizer, la piu' grande aziena farmaceutica mondiale, ha venduto il suo business della formula infanzia alla Nestlé, il gigante alimentare svizzero ee l'affare è stato di 11.85 miliardi di dollari (9 miliardi di euro). Questo "affare" mostra l'opportunità strategica per la Nestlè di rafforzare la sua impronta globale nella nutrizione per l'infanzia, specialmente a seguito della sua integrazione vittoriosa del business su larga scala per cio' che riguarda la nutrizione clinica dell'infanzia, acquistato dal gruppo Novartis AG nel 2007.

Avendo testato le acque con la nutrizione per l'infanzia dopo aver comprato cio' che è poi diventato  Pfizer Nutrition dalla Wyeth, questa ultima mossa probabilmente mette in condizioni la Pfizer di dedicare le sue risorse al suo business principale…come siamo fortunati!

la formula infanzia della Nestlé

Il business della Pfeizer ha una valutazione 5 nel panorama mondiale per cio' che riguarda il mercato delle formule per il latte dei neonati, dopo la Nestlè stessa, la Mead Johnson, la Danone (l'opponente della Nestlè nella guerra del business) e la Abbott Laboratories. Cosi sembra che la  Nestlé stia semplicemente comprando il piu' debole della concorrenza. Degli analisti presumono che  la Nestle possa andare incontro a problematiche dell' antitrust e percio' essere costretta a vendere parte del suo business in alcuni paesi.

La Nestlé certamente punta il suo sguardo sul denaro e sembra che l'espansione nel mercato cinese cosi lucrativo, sia la sua migliore strategia per evitare problematiche con l'antitrust. Ma le azioni Nestlè sul mercato lucrativo della nutruzione per l'infanzia sono in calo - una cosa che l'acquisto Pfeizer ha immediatamentge corretto- considerato che la fetta di mercation della Pfizer Nutrition era dell 85% nei mercati emergenti.

Allettare è meglio!

Cio' che ci preoccupa, tuttavia, è che i prodotti della Nestlè per l'infanzia continueranno ad essere un ostacolo per l'allattamento al seno: la nutrizione piu' importante che giovani esseri umani possano ricevere.

tradotto da questa fonte:
http://www.anh-europe.org/news/big-food-and-big-pharma-in-bed-together?utm_source=The+Alliance+for+Natural+Health&utm_campaign=3b6e0eb50a-120427_ANH_Intl_e_Alert_No_944_27_2012&utm_medium=email

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domenica 29 aprile 2012

DALLA NATIONAL HEALTH FEDERATION USA: LE SCIE CHIMICHE SONO DANNOSE



Il 18 Aprile 2012 è accaduto un fatto di fondamentale importanza: attraverso il Dottore e Professore Russel L.Blaylock, un ente ufficiale si pronuncia sulle attività chimiche e sulla Geoingegneria

Nel seguito la traduzione dell'articolo di Blaylock, tratta da :
http://www.tankerenemy.com/2012/04/scie-chimiche-nanoalluminio-e.html

La Rete è piena di storie di "scie chimiche" e di geoingegneria, ufficialmente volte a combattere il "riscaldamento globale" e, fino a poco fa, ho preso queste storie cum grano salis. Uno dei motivi principali per la mia perplessità era che raramente avevo visto nei cieli ciò che veniva descritto, ma nel corso degli ultimi anni ho notato un gran numero di questi tracciati e devo ammettere che non sono come le scie di condensazione che vedevo nei cieli, con cui sono cresciuto. Sono ampie, molto ampie, sono disposte in uno schema ben definito e lentamente evolvono in nuvole artificiali. Particolarmente preoccupante è che ora ce ne sono varie dozzine di modo che ogni giorno ricoprono i cieli.

La mia preoccupazione principale verte sul fatto che ci sono prove che sono irrorazioni di tonnellate di composti di alluminio di dimensioni nanometriche. È stato dimostrato nella letteratura scientifica e medica che particelle di dimensioni nanometriche sono infinitamente più reattive e che inducono un'intensa infiammazione in un certo numero di tessuti. Di particolare interesse è l'effetto di queste nanoparticelle sul cervello e sul midollo spinale.

Una lista crescente di malattie neurodegenerative, tra cui la demenza di Alzheimer, il morbo di Parkinson e la malattia di Lou Gehrig (S.L.A.), è fortemente correlata all'esposizione all'alluminio ambientale. Le nanoparticelle di alluminio non solo sono infinitamente più infiammatorie, ma possono anche facilmente penetrare nel cervello in vari modi, compresi il sangue e i nervi olfattivi nel naso. Vari studi hanno dimostrato che queste particelle passano lungo le reti neuronali olfattive, che collegano direttamente la zona del cervello e che non solo sono le più colpite dalla malattia di Alzheimer, ma anche le prime ad essere aggredite nel corso della malattia. Prsentano anche il livello più alto di alluminio nel cervello, in casi di Alzheimer.

La via intranasale di esposizione rende particolarmente pericolose le irrorazioni di enormi quantità di nanoalluminio nei cieli, dato che viene inalato da persone di tutte le età, compresi i neonati ed i bambini piccoli per molte ore. Sappiamo che le persone anziane hanno la maggiore reazione a questo alluminio "nato dal cielo". A causa della dimensione nanometrica delle particelle di alluminio usate, i sistemi di filtraggio delle case non rimuovono l'alluminio, prolungando così l'esposizione, anche in ambienti chiusi.

Oltre ad inalare nanoalluminio, la dispersione di aerosol saturerà il terreno, l'acqua e la vegetazione con alti livelli di questo metallo. Normalmente, l'alluminio è scarsamente assorbito dal tratto gastro intestinale, ma il nanoalluminio viene assorbito in quantità molto più elevate. E' stato dimostrato che l'alluminio assorbito viene distribuito ad un numero di organi e tessuti che comprendono il cervello e il midollo spinale. L'inalazione del nanoalluminio sospeso nell'ambiente produrrà anche tremende reazioni infiammatorie nei polmoni, il che rappresenta un rischio significativo per i bambini ed adulti con asma e malattie polmonari.

Io prego che i piloti che stanno spargendo queste sostanze pericolose comprendano appieno che stanno distruggendo la vita e la salute anche delle loro famiglie. Questo vale anche per i nostri funzionari e politici. Una volta in cui piante, suolo e le falde saranno fortemente contaminati, non ci sarà alcun modo per invertire il danno che è stato causato.

Provvedimenti devono essere presi ora per evitare un imminente disastro alla salute, di enormi proporzioni, che potrà accadere, se queste attività non saranno fermate immediatamente. Altrimenti vedremo un aumento esplosivo, dai tassi senza precedenti, delle malattie neurodegenerative che si conclamano negli adulti e negli anziani, così come dei disturbi nello sviluppo neurologico nei nostri bambini. Stiamo già assistendo ad un drammatico aumento di disturbi neurologici e sta accadendo ai giovani come mai in passato.

Bibliografia:

1.Win-Shwe T-T, Fujimaki H. Nanoparticles and Neurotoxicity. In J Mol Sci 2011;12:6267-6280.
2.Krewski D et al. Human health rRevell PA. The biological effects of nanoparticles. Risk assessment for aluminum, aluminum oxide, and aluminum hydroxide. J Toxicol Environ Health B Crit Rev 2007;10(suppl 1): 1-269.
3.Blaylock RL. Aluminum induced immunoexcitotoxicity in neurodevelopmental and neurodegenerative disorders. Curr Inorg Chem 2012;2:46-53.
4.Tomljenovic L. Aluminum and Alzheimer’s disease: after a century, is their a plausible link. J Alzheimer’s Disease 2011;23:567-598.
5.Perl DP, Good PF. Aluminum, Alzheimer’s Disease, and the olfactory system. Ann NY Acad Sci 1991;640:8-13.
6.Shaw CA, Petrik MS. Aluminum hydroxide injections lead to motor deficits and motor neuron degeneration. J Inorg Biochem 2009;103:1555-1562.
7.Braydich-Stolie LK et al. Nanosized aluminum altered immune function. ACS Nano 2010:4:3661-3670.
8.Li XB et al. Glia activation induced by peripheral administration of aluminum oxide nanoparticles in rat brains. Nanomedicine 2009;5:473-479.
9.Exley C, house E. Aluminum in the human brain. Monatsh Chem 2011;142:357-363.
10.Nayak P, Chatterjee AK. Effects of aluminum exposure on brain glutamate and GABA system: an experimental study in rats. Food Chem Toxicol 2001;39:1285-1289.
11.Tsunoda M, Sharma RP. Modulation of tumor necrosis factor alpha expression in mouse brain after exposure to aluminum in drinking water. Arch Toxicol 1999;73:419-426.
12.Matyja E. Aluminum changes glutamate –mediated neurotoxicity in organotypic cultures of rat hippocampus. Folia Neuropathol 2000;38:47-53.
13.Walton JR. Aluminum in hippocampal neurons from human with Alzheimer’s disease. Neurotoxicology 2006;27:385-394.
14.Walton JR. An aluminum-based rat model for Alzheimer’s disease exhibits oxidative damage, inhibition of PP2A activity, hyperphosphorylated tau and granulovacuolar degeneration. J Inorg Biochem 2007;101:1275-1284.
15.Becaria A et al. Aluminum and copper in drinking water enhance inflammatory or oxidative events specifically in brain. J Neuroimmunol 2006;176:16-23.
16.Exley C. A molecular mechanism for aluminum-induced Alzheimer’s disease. J Inorg Biochem 1999;76:133-140.
17.Exley C. The pro-oxidant activity ofnaluminum. Free Rad Biol Med 2004;36:380-387.

Russell L. Blaylock, M.D.
Visiting Professor Biology
Belhaven University
Theoretical Neurosciences Research, LLC

sabato 28 aprile 2012

VALTELLINA: ENNESIMA STRAGE DI API CAUSA INSETTICIDA

apeCon metodica precisione – si legge in una nota dell’Unione nazionale associazione apicoltori italiani (Unaapi) - anche quest’anno si registra un nuovo e diffuso avvelenamento di oltre 300 alveari, in un ampio comprensorio frutticolo della Valtellina. L’avvelenamento, non è dovuto all’uso irresponsabile di molecole chimiche di elevatissima e varia tossicità, ma è conseguente alle precise e dettagliate indicazioni dei locali servizi di assistenza tecnica agricola”.

L’insetticida neonicotinoide Imidacloprid è stato irrorato su meli in fioritura e il conseguente avvelenamento di alveari ha interessato un vasto areale, tra cui i comuni di Ponte in Valtellina, Chiuro, Tresivio, Poggiridenti, Castione Andevenno, Teglio, Postalesio.

Secondo quanto si apprende da Unaapi, sarebbero state fornite delle indicazioni tecniche prive di attenzione precauzionale, tanto che si è verificata l’ennesima strage di api. Eppure la normativa nazionale prescrive il divieto di effettuare trattamenti con insetticidi e acaricidi sulle piante legnose ed erbacee dall’inizio della loro fioritura fino alla caduta dei petali; come pure sugli alberi di qualsiasi specie, se le vegetazioni sottostanti sono in fioritura, salvo che queste ultime siano state sfalciate.

L’insetticida neonicotinoide Imidacloprid è stato irrorato su meli in fioritura e il conseguente avvelenamento di alveari ha interessato un vasto areale
Apilombardia ha segnalato l’accaduto alle Direzioni Generali Agricoltura e Sanità della Regione Lombardia e all’Asl di Sondrio che ha effettuato numerosi campionamenti ufficiali di api e polline per le successive analisi. Ad oggi, i tecnici di Apilombardia stanno effettuando controlli sugli alveari per calcolare il danno economico per gli apicoltori.

Come è ormai dimostrato da numerosi studi scientifici i neonicotinoidi, tra cui il l’Imidacloprid, hanno un’azione neurotossica, agiscono compromettendo le capacità neuronali delle api che, di fatto, non riescono a ritornare all’alveare. Le poche api che ci riescono, invece, rischiano di contaminare l’alveare, provocando un indebolimento cronico delle famiglie.

Per questi motivi Apilombardia ha invitato gli apicoltori delle zone interessate dalla grave contaminazione ambientale, a prestare la massima attenzione, nel corso della stagione apistica, sull’eventuale manifestazione di anomalie nello sviluppo o nello stato di salute delle colonie.

fonte: http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/moria_api_valtellina_300_alveari_avvelenati.html

venerdì 27 aprile 2012

I FUNZIONARI CHIUDONO IL GOLFO DEL MESSICO ALLA PESCA DI CROSTACEI: TROPPE DEFORMITA' IN QUESTI PESCI



Esemplari marini, visibilmente deformi e malati provenienti dal Golfo del Messico: questa la ragione per cui i funzonari hanno chiuso (il 23 Aprile 2012) le acque territoriali alla pesca di gamberetti  e gamberi .Le acque resteranno chiuse in tempo indeterminabile e nel mentre gli scienziati eseguono tests nel tentativo di capire la situazione e mettervi mano


Le chiusure, che includono tutte le acque del Mississippi Sound, Mobile Bay, le aree di Bon Secour, Wolf Bay e Little Lagoon, segnano il primo passo ufficiale in risposta  ai resoconti sempre piu' urgenti che provengono dai pescatori ed anche dagli scenziati e che mostrano animali marini (dalla Louisiana alla Florida) grottescamente sfigurati .

Questo passo è un altro duro colpo all'industria del Golfo un tempo leggendaria, poichè la lotta contro le conseguenze tremende dell'esplosione della piattaforma petrolifera della BP (2010) continua... Due anni dopo sono diventati frequenti i resoconti di gamberi gravemente deformati, con tumori e senza occhi 

Ma non si tratta solo di gamberi: si pescano anche granchi blu altamente sottosviluppati : senza occhi nè chele

Per coloro che avevano creduto che 205 milioni di galloni petrolio e 2 milioni di galloni di disperdenti tossici non avrebbero creato conseguenze nel Golfo... beh è tempo di fare una seria verifica con la realtà dei fatti

Sono profondamente triste ma non sorpreso per queste "chiusure" alla pesca di questa specie marina.
Applaudo alla mossa coraggiosa di funzionari statali  aper aver messo al primo posto la sicurezza dei consumatori. Indubbiamente il pesce che giunge dal Golfo del Messico, NON è adatto al consumo umano.


 tratto e tradotto da: http://www.stuarthsmith.com/looming-crisis-officials-close-gulf-waters-to-shrimping-as-reports-of-deformed-seafood-intensify


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http://saluteolistica.blogspot.it/search?q=golfo+messico




martedì 24 aprile 2012

LA SCIENZA SENZA PAROLE DAVANTI AL MISTERO DELLA PARTICELLA SCONOSCIUTA DEL SOLE


Il Sole, 93 milioni di miglia distante da noi, sembra  influenzare il decadimento degli elementi radioattivi nel cuore della Terra. Cosi dicono alcuni ricercatori

Se partiamo da cio’ che conosciamo sulla radioattività e i neutrini solari , questo fatto non dovrebbe accadere . E’ cosi bizzarra la cosa che una coppia di scienziati alle università di Stanford e Purdue credono che ci sia la possibilità che una particella solare, precedentemente sconosciuta, sia dietro questo fenomeno.

La grande notizia è che, secondo il Servizio di informazione della Stanford, il nucleo del sole (dove le reazioni nucleari producono neutrini) ruota piu’ lentamente della superficie. Questo fenomeno potrebbe spiegare perchè cambiano i valori del decadimento radioattivo, che gli scienziati hanno osservato in due laboratori separati.
Ma questo non spiega, pero’, perchè accade il cambiamento del decadimento: questo viola le leggi della fisica cosi come le conosciamo.

Nell’esaminare i dati sugli isotopi radioattivi, i ricercatori di Purdue si sono trovati in disaccordo sulle percentuali di decadimento che hanno misurato  e che vanno contro la credenza da lungo tempo accettata, che queste percentuali siano costanti.
Alla ricerca di una spiegazione, gli scienziati si sono imbattuti in un’altra ricerca  che aveva notato una variazione stagionale in queste percentuali di decadimento. Pare che la radioattività sia piu’ forte in inverno che in estate.

Una eruzione solare del 2006 fece pensare che il sole in qualche modo avesse a che fare qualcosa con tutto questo. L’ingegnere nucleare della Purdue University, Jere Jenkins, aveva notato che il tasso di decadimento di un isotope medico,  era sceso durante una eruzione solare e, cosa ancora piu’ sorprendente, il declino era partito prima della eruzione.
L’ultima scoperta per proteggere satellite ed astronauti : se esiste una correlazione tra la percentuale di decadimento e l’attività solare,  le percentuali di decadimento variate potrebbe fornire un avvertimento preventivo di una tempesta solare in arrivo.
Ma cio’ che è bene per gli astronauti, non lo è per la fisica. 

Peter Sturrock, professore emeritus di fisica applicata ed esperto sulla attività interna del Sole, ha detto ai ricercatori di verificare se i  cambiamenti nel decadimento della radioattività, variassero con la rotazione del sole. La risposta è stata sì. Questo suggerisce che i neutrini siano responsabili
Ma come potrebbe, il nebuloso neutrino,  influenzare le percentuali di decadimento, dato che esso non interagisce con la materia normale? Nessuno lo sa. Ma potrebbe trattarsi anche di una particella precedentemente sconosciuta.

Come sostiene Jenkins "Cio’ che stiamo dicendo è che,  qualcosa che non interagisce in realtà con nulla , sta cambiando qualcosa che non puo’ essere cambiato”

Anche se i film sui disastri e cataclismi  vorrebbero farvi credere il contrario, non dovremmo preoccuparci del fatto che dei neutrini solari stiano riscaldando il nucleo della Terra. Forse dovremmo preoccuparci, invece , che la nostra comprensione del sole – e forse della nostra fisica nucleare in genere- è molto piu’ debole di quanto pensassimo.

[Stanford News]
tratto da:  http://www.popsci.com/science/article/2010-08/strange-solar-particles-might-be-affecting-earths-radioactive-materials-scientists-say
TRAD. Cristina Bassi


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lunedì 23 aprile 2012

LA CONDANNA DEL DR ROSSARO: NON SIAMO LIBERI DI SCEGLIERE LA TERAPIA NEMMENO FIRMANDO UN CONSENSO INFORMATO


Un altro colpo è stato inferto alla libertà di cura e di scelta terapeutica, che proprio in questi giorni hanno subìto l’ennesimo affossamento.
Il dottor Paolo Rossaro, medico di famiglia di Padova, è stato condannato dal Tribunale patavino a 3 anni di reclusione per omicidio colposo; all’ammenda di oltre 565.000 euro, e rischia pure la radiazione dall’albo professionale!


Qual è il motivo per il quale il dottor Rossaro, merita una simile condanna giudiziaria?
Secondo l’accusa (che aveva chiesto ben 6 anni di reclusione e 2 milioni di euro) il dottor Rossaro sarebbe colpevole della morte di due persone colpite da tumore, che si affidarono alle sue cure mediche.


Stando alla perizia dei medici legali, queste due persone, oggi sarebbero ancora in vita se avessero seguito i protocolli ufficiali offerti dalla medicina ortodossa: chemio e radioterapia.
I due pazienti, dicono gli atti: “non sono stati adeguatamente informati” dal medico curante, e questa mancanza d’informazione, sarebbe la causa della loro prematura morte.

Se questo metro di giudizio venisse applicato a tutti i medici oncologi del mondo, probabilmente ci sarebbe necessità di riaprire la base di Guantanamo a Cuba, e forse non basterebbe…
 
E’ possibile affermare questo perché, nonostante i pareri dei medici legali dell’accusa, i dati ufficiali della sopravvivenza alla chemio, parlano da soli.


Lo studio effettuato dai ricercatori Graeme Morgan (Professore associato, radiologo del Royal North Shore Hospital di Sydney), Robyn Ward (Professore e oncologo all’University of New South Wales) e Michael Barton (Radiologo membro del Collaboration for Cancer Outcomes Research and Evaluation, Liverpool Health Service, Sydney), è stato pubblicato sulla rivista “Clinical Oncology” nel 2004 e messo on-line nel più importante database governativo del mondo www.pubmed.gov.

Il titolo è: “Contributo della chemioterapia citotossica sulla sopravvivenza a 5 anni, in adulti americani” (“Impact of cytotoxic chemotherapy on 5-year survival in American adult”).
I ricercatori hanno esaminato tutte le statistiche per un tempo di 15 anni, riguardanti le 22 neoplasie più maligne e calcolato il beneficio nel tempo sia negli USA che in Australia.
Risultato: “in questa analisi basata sull’evidenza, abbiamo stimato che la contribuzione della terapia citotossica curativa ed adiuvante alla sopravvivenza negli adulti è 2,3% in Australia e 2,1% in USA”.


Se la chemioterapia citotossica contribuisce alla sopravvivenza solamente nel 2% (media aritmetica) delle persone malate di tumore: cosa fa al rimanente 98%?

Lo studio continua specificando che: due revisioni sistematiche di chemioterapia nel cancro al seno, metastatico o ricorrente, non sono stati capaci di dimostrare alcun beneficio di sopravvivenza”.


I ricercatori hanno concluso la ricerca affermando che: “in considerazione del minimo impatto della chemioterapia citotossica sulla sopravvivenza a 5 anni e la mancanza di un progresso importante negli ultimi 20 anni, segue che il maggior ruolo nella terapia citotossica è palliativa”.

Non è possibile riproporre tutti i dati pubblicati, ma il documento in originale è allegato al presente articolo.

Quello che interessa il caso del dottor Rossaro è il seguente:
- tumore al seno: lo studio ha analizzato 31.133 casi di persone e dopo 5 anni il numero di sopravvissuti, causa chemioterapia, era di 446 persone. Una percentuale di sopravvivenza pari a 1,4%!


- linfoma di Hodgkin, il numero dei casi studiati sono state 846, e dopo 5 anni i sopravvissuti, causa chemioterapia, erano 341. Con una percentuale statistica di sopravvivenza del 40,3%.


Stando a questi dati, le parole dei medici dell’accusa, secondo le quali le due persone con tumore al seno e linfoma H. avrebbero avuto “certezza assoluta” di guarigione, se solo si fossero rivolte alla medicina ortodossa, perdono completamente di significato, perché smentite dagli stessi dati ufficiali.

Ma il punto cruciale non è tanto la sopravvivenza o meno di una cura, la morbilità o mortalità, i dati statistici (facilmente manipolabili), ecc., il punto è: dove sta la libertà di scelta terapeutica da parte delle persone? da parte dei pazienti?


Può una persona, in grado di intendere e di volere, firmare il consenso informato (come nei casi del dottor Rossaro) ed essere libera di scegliere un percorso terapeutico piuttosto che un altro? Siamo o non siamo liberi come cita la Costituzione italiana?

NO! Stando alla sentenza di primo grado del Tribunale di Padova, questo non è possibile.
Bloccando le mani e l’operato di un medico, bloccano ovviamente la nostra libertà di essere seguiti in un percorso terapeutico!
 
I pazienti sono schiavi di un dogma scientifico, di un paradigma che non permette di scegliere, non permette una vera libertà di scelta terapeutica.

Entrambe le persone, purtroppo decedute, avevano scelto volontariamente di non intraprendere i protocolli ufficiali, e per questo avevano firmato il consenso informato” (quello stesso che viene fatto firmare in tutti gli ospedali del mondo, togliendo la responsabilità agli operatori sanitari da eventuali danni e anche dalla morte causate da pratiche allopatiche errate: le cause iatrogene).
 

Addirittura uno dei due pazienti, oltre al consenso, aveva firmato di proprio pugno anche la dichiarazione (messa agli atti) di NON voler essere operata chirurgicamente! Ma questi documenti non valgono nulla per la legge italiana.
 
L’enorme e abissale differenza che c’è tra un medico che segue ed esegue i dettami delle case farmaceutiche, prescrivendo per il cancro i famosi protocolli: chemio e radioterapia, è che se il paziente muore (e vedremo che ogni anno sono centinaia di migliaia le vittime di questo sistema), va tutto bene, è tutto nella norma; se disgraziatamente, muore un paziente che NON ha voluto seguire tali protocolli, allora il medico che lo ha accompagnato, viene incriminato per omicidio colposo!
Dov’è la giustizia in tutto questo? dov’è il rispetto della volontà individuale e personale? dov’è la libertà del medico?


Ogni anno in Italia, oltre 255.000 persone vengono colpite dal tumore e ne muoiono, sempre ogni anno, circa 140-160.000.
Tutte queste persone ovviamente sono state seguite da un bravo medico oncologo e hanno fatto tutti i trattamenti ufficiali del caso.


Le parole rincuoranti e rassicuranti degli oncologi televisivi, che vanno dicendo che il cancro è stato sconfitto e debellato, che oggi si vive di più, sono facilmente smentibili dai dati epidemiologici. Oggi si continua a morire di cancro ogni giorno e più di prima!
L’incidenza del cancro infatti non lascia spazio a dubbi: si è passati da una persona su tre e stiamo andando verso una persona su due.


La domanda sorge spontanea: dov’è la “provata scientificità delle cure mediche”, tanto osannata da tutti i paladini della medicina, e decantata dall’accusa nei confronti del dottor Rossaro?

Dov’è la “provata scientificità” delle cure mediche ufficiali di fronte a 160.000 persone che muoiono ogni anno con atroci sofferenze nonostante, o forse per colpa, delle cure mediche stesse?

 
Forse questi 160.000 morti all’anno sono agnelli sacrificali usati nell’altare del paradigma vigente, totalmente gestito e controllato dalle case farmaceutiche, e in quanto tali, ammessi dalla scienza?

Nei trattamenti oncologici, le case farmaceutiche infatti giocano un ruolo fondamentale, perché i protocolli sono i trattamenti più costosi che esistano in tutto l’ambito medico.

Si riportano alcuni dati (Farmadati 2007) sui prezzi dei chemioterapici, quasi in toto pagati dal Sistema nazionale sanitario, e quindi dai cittadini con le tasse:


-        SORAFENIB della Bayer, 112 compresse costano 5.305 euro;
-        ERLOTINIB della Roche, 30 compresse costano 3.239 euro;
-        SUNITINIB della Pfizer, 30 compresse da 50 mg costano 8.714 euro.
-        PEMETREXED della Elli Lilly, 1 fiala endovena, costa 2.384 euro.

L’elenco è lunghissimo e questi farmaci vengono usati in cocktail, quindi un mix tra di loro, facendo lievitare il costo di un SOLO ciclo chemioterapico da circa 50.000 a 200.000 euro al mese per ogni singolo paziente!


I farmaci usati in oncologia, oltre essere i più costosi sono anche i più pericolosi per la salute umana. Lo dicono gli stessi enti ufficiali, come il Ministero della salute e l’Istituto superiore di sanità.
Quest’ultimo per esempio definendo uno dei chemioterapici usati, la Procarbazina, dichiara che è: “cancerogena, mutagena e teratogena (malformazione nei feti) e il suo impiego è associato a un rischio del 5-10% di leucemia acuta, che aumenta per i soggetti trattati anche con terapia radiante”.
Non solo, ma “numerosi chemioterapici antiblastici sono stati riconosciuti dalla I.A.R.C. (International Agency for Research on Cancer) come sostanze sicuramente cancerogene”.


Forse è questo il motivo per cui la maggior parte degli oncologi non si farebbe la chemioterapia?
Nel marzo 2005 al Senato australiano è stata presentata una “Inchiesta sui servizi e sulle opzioni di trattamento di persone con cancro”, prodotta dal Cancer Information & Support Society, del St. Leonards di Sydney [1].


Alcuni scienziati del McGill Cancer Center di Montreal in Canada, inviarono a 118 medici, esperti di cancro ai polmoni, un questionario per determinare quale grado di fiducia nutrissero nelle terapie da loro applicate, nel caso essi stessi avessero sviluppato la malattia.
Il risultato fu a dir poco eclatante: l’81% degli oncologi che hanno risposto, in caso di tumore non si farebbero somministrare un chemioterapico, e addirittura il 73% di loro reputano le “terapie sperimentali inaccettabili per l’elevato grado di tossicità!


Ognuno tragga le proprie conclusioni…
Detto questo, però, tutti i medici al mondo che usano farmaci che possono indurre cancro e leucemia e provocare la morte stessa dei pazienti, sono assolutamente in regola, ma se un medico in Scienza e Coscienza utilizza, esclusivamente per volontà unica dei pazienti, altre procedure, meno tossiche, meno invalidanti e meno cancerogene, rischia la galera e la radiazione dall’albo.
Il mondo sta andando alla rovescia!

Non più morte, non più sofferenza a causa del cancro entro dieci anni. Ora siamo sicuri che entro il 2015 il cancro diventerà una malattia cronica”.
Concludo con le parole del dottor Andrew Von Eschenbach, direttore del National Cancer Institute, uno dei più importanti centri al mondo per la ricerca sul cancro. Parole dalle quali si evince che l’obiettivo (forse?) non è quello di sconfiggere il cancro, ma farlo diventare una malattia cronica, da curare con farmaci per tutta la vita. Per la gioia dei padroni.

Chiaramente il dottor Paolo Rossaro è il capro espiatorio di un sistema, un establishment potentissimo, che vuole denigrare, spaventare e intimidire, soggiogandoli ai dettami delle corporation della chimica e farmaceutica, tutti quei medici coraggiosi e coscienziosi che mettono la salute delle persone prima degli interessi economici.
Colpisci uno per educarne cento, è il loro motto!

E allora dieci, cento, mille Uomini e Medici come Paolo Rossaro, liberi di seguire in Scienza e Coscienza la vera Ars Medica: l’Arte Medica, iniziata dal grandissimo Ippocrate venticinque secoli fa. L’Arte di seguire le volontà delle persone, accompagnandole amorevolmente per mano, in un percorso terapeutico adatto e idoneo, rispettando la natura e le volontà dell’uomo, e soprattutto ricordando il precetto ippocratico per eccellenza, quello purtroppo più dimenticato dalla medicina ortodossa: “Primum Non Nocere”.

Documento originale Clinical Oncology (formato Pdf)
[1] “Inchiesta sui servizi e nelle opzioni di trattamento di persone con cancro”, Cancer Information & Support Society, del St Leonards di Sydney. www.aph.gov.au/Senate/committee/clac_ctte/completed_inquiries/2004-07/cancer/submissions/sub15.pdf. Parliament of Australia.

Marcello Pamio
da:  http://www.stampalibera.com/?p=44101

LA CANNELLA: BENEFICA PER COLESTEROLO E PROBLEMI CARDIACI


cinnamonstick 220x137 Benefits of Cinnamon 


La cannella non è solo una spezia deliziosa, ma ha anche notevoli benefici per la salute, che non sono da sottovalutare.

La cannella è considerata una delle spezie piu' antiche ancora  in uso sul pianeta.

Alle origini, veniva coltivata solo in Sri Lanka ed altre parti del Sud Est Asiatico. Agli inizi del 2000 a.C., fu trasportata in Egitto . Oggi, quasi tutti i Paesi del mondo la conoscono e la usano. Inoltre, molte altre culture erano e sono molto consapevoli delle sue caratteristiche salutistiche.

Uno dei benefici maggiormente riconosciuti di questa spezia è quello di abbassare i livelli di colesterolo  I componenti della cannella possono ridurre il quantitativo di colesterolo cattivo e di trigliceridi, promuovendo il benessere cardiovascolare e generale. La cannella, unitamente ad altre spezie, si è rivelata utile per combattere complessivamente i problemi cardiaci

Anche la quantità di zucchero nel sangue puo' essere regolata da questa spezia, buona quindi sia per diabetici che per soggetti ipoglicemici . La cannella persino aiuta a regolare la quantità di glucosio nel corpo, che è di aiuto nel controllare i cambiamenti estremi  nei livelli di insulina .

Per poter cominciare a godere dei benefici della cannella, cominciate ad aggiungere 1/2 cucchiaino di polvere di cannella nel cibo quotidiano. Anche per chi non ha il diabete o la ipoglicemia, aggiungere la cannella nella propria dieta aiuterà a facilitare il controllo dell'umore.

La cannella aiuta anche quelli che soffrono di artrite. Delle ricerche hanno mostrato che le citochine, che attivano il dolore nelle parti del corpo colpite da artrite, possono essere abbassate dalla cannella. Cosi il dolore diventa piu' gestibile. Per le donne, una assunzione regolare della cannella aiuta anche nei dolori mestruali.

Questi benefici naturali sono attribuibili al cinnamaldeide : un composto che si trova nella cannella.

giovedì 19 aprile 2012

SCIENZIATO AMERICANO: I MONDI ALIENI POTREBBERO ESSERE PIENI DI DINOSAURI SUPERINTELLIGENTI

A scientist has suggested that other planets could be populated by intelligent dinosaurs
Il telescopio Kepler della NASA, fa la scansione dei cieli per "trovare mondi abitabili". Ma un chimico americano ha avanzato l'idea che tutto il progetto potrebbe essere una idea terribile. 

Ronald Breslow suggerisxce che forme di vita basate su aminoacidi e zuccheri leggermente diversi, potrebbero prendere la forma di enormi dinosauri feroci che si sono evoluti per avere intelligenza e tecnologia  simili alle umane
'Faremmo meglio a non incontrarli,' ha detto Breslow, che afferma che fu un colpo di fortuna che un astoroide fece piazza pulita dei dinosauri sulla Terra, lasciando libero il campo per i mammiferi come gli umani..

In altri mondi, i dinosauri potrebbero essersi evoluti in enormi guerrieri intelligenti armati di armi altamente tecnologiche ma senza perdere la loro fame di carne fresca.

'Naturalmente' dice Breslow, 'Mostrare che sarebbe potuto accadere cosi, non è la stessa cosa che mostrare che cosi sia realmente accaduto". Cio' che implica un lavoro di ricerca del genere è che altrove nell'universo ci potrebebro essere forme di vita basate su D-aminoacidi e L-zuccheri.
ASteroid'Tali forme di vita potrebbero essere versioni molto avanzate di dinosauri, nel caso i mammiferi non avessero avuto la buona fortuna di vederli spazzati via da collisioni di un asteroide, come è accaduto sulla Terra".


Nella relazione sulla ricerca,  lo scienziato Ronald Breslow, Ph.D., discute il mistero che dura da secoli sul perchè i mattoni costituenti gli aminoacidi terrestri (che costituiscono le proteine) , gli zuccheri e i materiali genetici del DNA e RNA, esistano essenzialmente in una sola forma o orientamento.
Ci sono due possibili orientamenti, destra e sinistra, che si specchiano reciprocamente come accade per le mani. Perchè possa sorgere la vita, le proteine, per esempio, devono contenere solo una forma chirale di aminoacidi , destra o sinistra.


Ad eccezione di alcuni batteri, gli aminoacidi in tutta la vita terrestre hanno un orientamento sinistrorso (da destra verso sinistra) . La piu' parte degli zuccheri l'ha destrorso. Come avvenne la cosiddetta omochiralità,  la predominanza della forma chirale?
Breslow descrive prove a sostegno dell'idea che gli insoliti aminoacidi portati su una Terra senza vita da dei meteoriti circa 4 miliardi di anni fa,  hanno posto la forma degli aminoacidi normali con geometria a L, il tipo nelle proteine terrestri e degli zuccheri a forma D che sono del tipo di quelli del DNA.
 
Amino acid tryptophan: A scientists suggests that a tiny 'tweak' to such acids could mean life on other worlds evolved very differently
Il triptofano, un aminoacido : uno scienziato avanza l'ipotesi che "solo un pizzico" di tali acidi, potrebbe significare che la vita su altri mondi si è evoluta in modo diverso.


Fonte:: http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-2128650/Welcome-new-lizard-overlords-New-study-suggests-alien-worlds-super-intelligent-dinosaurs.html#ixzz1sQ5mplJk

trad. Cristina Bassi

sabato 14 aprile 2012

ALLOPECIA E PERDITA DI PELO NEGLI ORSI POLARI PER "MISTERIOSA" MALATTIA

Nel Mare di Beaufort dei biologi hanno trovato degli orsi polari con segni di perdita di pelo e lesioni della pelle: gli stessi sintomi che dalla scorsa estate hanno reso malate le foche polari e i trichechi artici e che hanno portato il governo federale a dichiarare questo fatto come insolità mortalità.

 Gli scienziati hanno appena cominciato ad investigare sul fatto se gli orsi stiano soffrendo dello stesso problema. 

“Il primo giorno che abbiamo visto tutto questo è stato il 21 marzo. Su tre catturati, 2 avevano allopecia . Poi l'abbiamo riscontrata su altri animali a fine marzo, quidi è come questo fosse diventato"piu' che normale"


“Il primo giorno che abbiamo visto tutto questo è stato il 21 marzo. Su tre catturati, 2 avevano allopecia . Poi l'abbiamo riscontrata su altri animali a fine marzo, quidi è come questo fosse diventato"piu' che normale". Ad ora gli scienziati hanno trovato 9 orsi, sui 33 catturati, che hanno perdita di pelo . Gli orsi hanno lesioni di pelle sulla testa, collo e orecchi.
Degange dice che è dal 1999 che trovano orsi polari con simili sintomi, ma il numero dei colpiti, questo anno, è insolito.

"Non abbiamo visto ordi morti, quindi non è un evento che crea mortalità, per quanto ne sappiamo ora. Ma il fatto che stia accadendo ora, in presenza di questa inspiegabile mortalità delle foche, alza sicuramnene il livello di interesse sul problema".

Dozzine di foche sono morte per questa malattia, ma nessuna dlle morti dei trichechi è stata attribuita allo stesso probema. Julie Speegle, portavoce per il National Marine Fisheries Service, dice:
“Non sappiamo ancora cosa stia causando la malattia. Ma i nostri scienziati hanno evidenziato una serie di batteri e virus che è noto colpiscano i mammiferi marini".
da: http://www.alaskapublic.org/2012/04/06/polar-bears-show-signs-of-mysterious-illness/
trad. e sintesi Cristina Bassi
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ma che strano... con l'aria cosi pulita da sostanze tossiche e le acque cosi cristalline e pure degli oceani, ma come mai cosi' tante "misteriose" morti di animali intorno al mondo?

giovedì 12 aprile 2012

UN FAMOSO CARDIOCHIRURGO: E' L'INFIAMMAZIONE CHE CAUSA L'ACCUMULO DI COLESTEROLO!

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Noi medici con tutta la nostra formazione, la conoscenza e l'autorità spesso acquisiamo un ego piuttosto grande che tende a rendere difficile ammettere che abbiamo torto. Così, eccomi qui. Ammetto di aver sbagliato. Da cardiochirurgo con 25 anni di esperienza, dopo aver effettuato oltre 5.000 interventi chirurgici a cuore aperto, oggi è il mio giorno per riparare al torto fatto come medico e scienziato.

Ho studiato per molti anni con altri medici importanti etichettati come "opinion makers" (autorità del settore). Bombardati continuamente dalla letteratura scientifica, frequentando seminari di formazione, noi professionisti, abbiamo insistito che le malattie cardiache sono semplicemente il risultato della presenza di colesterolo nel sangue.

L’unica terapia accettata era prescrivere farmaci per abbassare il colesterolo e una dieta che limita fortemente l'assunzione di grassi. La limitazione di quest'ultimo, naturalmente, abbiamo creduto potesse far abbassare il colesterolo e quindi le malattie cardiache. Deviazioni da queste raccomandazioni sono sempre state considerate eresia e potrebbero apparire come negligenza medica.
Non funziona!

Queste raccomandazioni non sono più scientificamente e moralmente difendibili. La scoperta pochi anni fa che l'infiammazione della parete arteriosa è la vera causa delle malattie cardiache, sta lentamente portando ad un cambiamento di paradigma nel modo in cui le malattie cardiache e altre malattie croniche saranno curate.

Le raccomandazioni dietetiche, a lungo termine, hanno creato epidemie di obesità e diabete, le cui conseguenze fanno impallidire qualsiasi piaga storica in termini di mortalità, sofferenza umana e disastrose conseguenze economiche.

Nonostante il fatto che il 25% della popolazione prende costosi farmaci che contengono statine e nonostante il fatto che abbiamo ridotto il contenuto di grassi della nostra dieta, più americani moriranno quest'anno di malattie cardiache rispetto al passato.
Le statistiche dell'American Heart Association mostrano che 75 milioni di americani soffre di malattie cardiache, 20 milioni hanno il diabete e 57 milioni hanno pre-diabete. Questi disturbi colpiscono le persone sempre più giovani in numero maggiore ogni anno.

In poche parole, senza un’infiammazione presente nel corpo, non c'è modo che il colesterolo si accumuli sulla parete del vaso sanguigno causando così malattie cardiache e ictus.
Senza l'infiammazione, il colesterolo è libero di muoversi in tutto il corpo come natura vuole. E' l'infiammazione che causa l’accumulo di colesterolo.

L'infiammazione non è una cosa complicata - è semplicemente una difesa naturale del corpo ad un invasore estraneo, come tossine, batteri o virus. Il processo di infiammazione è perfetto nel modo in cui protegge il corpo da questi invasori batterici e virali. Tuttavia, se esponiamo frequentemente il corpo ai danni da tossine o alimenti che il corpo umano non è stato progettato per elaborare, si verifica una condizione chiamata infiammazione cronica. L'infiammazione cronica è nociva tanto quanto l'infiammazione acuta è benefica.

Quale persona ragionevole vorrebbe intenzionalmente esporsi ripetutamente ad alimenti o altre sostanze che sono note per causare lesioni al corpo? Beh, forse i fumatori, ma almeno hanno fatto questa scelta volontariamente.

Il resto di noi ha semplicemente seguito i consigli della dieta tradizionale a basso contenuto di grassi e ad alto contenuto di grassi polinsaturi e carboidrati, non sapendo che stavamo causando lesioni ripetute ai nostri vasi sanguigni. Queste lesioni creano un’infiammazione cronica che porta a malattie cardiache, ictus, diabete e obesità.

Lasciatemelo ripetere: le lesioni e l'infiammazione dei nostri vasi sanguigni sono causate dalla dieta a basso contenuto di grassi raccomandata per anni dalla medicina tradizionale.
Quali sono i maggiori colpevoli dell’infiammazione cronica? Molto semplicemente, sono il sovraccarico di carboidrati semplici e altamente trasformati (zucchero, farina e tutti i prodotti derivati) e l'eccessivo consumo di omega-6, oli vegetali come soia, mais e girasole, che si trovano in molti alimenti trasformati.

Provate a pensare di strofinare ripetutamente con una spazzola rigida la nostra pelle morbida finché non diventa tutta rossa e quasi sanguinante. Pensate di fare questo più volte al giorno, tutti i giorni per cinque anni. Se si potesse sopportare questa dolorosa spazzolatura, si arriverebbe ad avere un’area gonfia, sanguinante e infetta che si aggrava dopo ogni ripetuto attacco. Questo è un buon modo per visualizzare il processo infiammatorio che potrebbe essere in corso nel vostro corpo in questo momento.

Il processo infiammatorio è lo stesso, indipendentemente da dove avviene, esternamente o internamente. Io ho guardato dentro migliaia e migliaia di arterie. La parete di un’arteria malata fa pensare proprio a qualcuno che la abbia ripetutamentestrofinata con una spazzola. Più volte al giorno, ogni giorno, i cibi che mangiamo creano piccole ferite che si aggiungono a ferite, stimolando l'organismo a rispondere in modo continuo all'infiammazione.

Mentre noi assaporiamo il gusto di un dolce appena cotto, il nostro corpo risponde in modo allarmante, come se un invasore straniero fosse arrivato a dichiarare guerra. Gli alimenti carichi di zuccheri e carboidrati semplici o elaborati con oli omega-6 per la lunga conservazione, sono stati il pilastro della dieta americana per sei decenni. Questi alimenti hanno lentamente avvelenato tutti.
Come mai mangiando un semplice dolce l’infiammazione aumenta fino a farti male?

Immaginate di versare dello sciroppo sulla vostra tastiera e di avere una visuale di ciò che avviene all'interno. Quando consumiamo carboidrati semplici come lo zucchero, lo zucchero nel sangue aumenta rapidamente. In risposta, il pancreas secerne insulina il cui scopo primario è quello di guidare lo zucchero in ogni cellula in cui c’è fabbisogno di glucosio. Se la cellula è piena e non necessita di glucosio, lo zucchero in eccesso viene respinto per evitare di inceppare il meccanismo.

Quando le cellule già sature rifiutano il glucosio extra, lo zucchero nel sangue aumenta, viene prodotta più insulina e il glucosio viene convertito in grasso immagazzinato.
Cosa ha a che fare tutto questo con l’infiammazione? Il livello di glucosio viene controllato in un intervallo molto breve. Le molecole di zucchero in eccesso si uniscono ad una varietà di proteine che a loro volta vanno a colpire la parete del vaso sanguigno. Questo danno ripetuto alla parete del vaso sanguigno scatena l’infiammazione. Quando si supera il livello di zuccheri nel sangue più volte al giorno, ogni giorno, è esattamente come prendere della carta vetrata e strofinarla nei tuoi delicati vasi sanguigni.

Anche se non sei in grado di vederlo, ti assicuro che è così. L'ho visto in più di 5.000 pazienti sottoposti ad intervento chirurgico in 25 anni, che hanno tutti un denominatore comune - l'infiammazione delle loro arterie.

Torniamo al nostro dolce. Questo apparentemente innocente cibo, non contiene soltanto zuccheri, viene cotto in uno dei tanti oli omega-6 come la soia. Le patatine fritte sono immerse in olio di soia, prodotti alimentari trasformati sono realizzati con oli omega-6 per aumentare la durata di conservazione. Gli omega-6 sono essenziali: sono parte di ogni membrana cellulare e controllano ciò che accade dentro e fuori la cellula – però devono essere nel giusto equilibrio con gli omega-3.
Se l'equilibrio si sposta in un eccessivo consumo di omega-6, la membrana della cellula produce sostanze chimiche chiamate citochine che causano direttamente l'infiammazione.

La dieta americana tradizionale di oggi ha prodotto uno squilibrio estremo di questi due grassi. Il rapporto di squilibrio è nell’intervallo da 15:1 ad un massimo di 30:1 a favore degli omega-6. Questo indica l’enorme quantità di citochine che causano l'infiammazione. Un giusto, ottimale e sano equilibrio nell’alimentazione, sarebbe un rapporto 3:1.

A peggiorare le cose, l'eccesso di peso provocato da questi alimenti crea cellule di grasso sovraccaricate che a loro volta riversano grandi quantità di sostanze pro-infiammatorie che vanno ad aggiungersi ai danni causati dalla presenza di zucchero nel sangue. Il processo che è iniziato con un piccolo dolce si trasforma in un circolo vizioso nel corso del tempo, portando a problemi cardiaci, pressione alta, diabete e infine, il morbo di Alzheimer, mentre l’infiammazione continua senza sosta.
Non può sfuggire il fatto che più si consumano cibi preparati e trasformati, più agiamo sull'interruttore dell'infiammazione giorno dopo giorno. Il corpo umano non è in grado di elaborare, né è stato progettato per consumare, cibi ricchi di zuccheri e imbevuti di oli omega-6.

C’è solo un modo per spengere l'infiammazione; tornare ai cibi più vicini al loro stato naturale. Per nutrire i muscoli, mangiare più proteine. Scegliere i carboidrati che sono molto complessi, come frutta e verdura. Ridurre o eliminare i grassi omega-6 come l'olio di mais e di soia e gli alimenti trasformati che causano l'infiammazione.

Un cucchiaio di olio di mais contiene 7280 mg di omega-6; uno di soia contiene 6.940 mg. E’ più salutare usare l'olio di oliva o burro da bovini allevati a fieno.

I grassi animali contengono meno del 20% di omega-6 e hanno molte meno probabilità di provocare una reazione infiammatoria rispetto agli oli polinsaturi apparentemente etichettati come sani. Dimenticate la "scienza" che vi è stata inculcata nella testa per decenni. La scienza che afferma che i grassi saturi provocano malattie cardiovascolari, non dice il vero. Il pensiero scientifico che dice che i grassi saturi aumentano il colesterolo nel sangue non è attendibile. Dal momento che ora sappiamo che il colesterolo non è la causa di malattie cardiache, la paura dei grassi saturi è ancora più assurda oggi.
La teoria sul colesterolo ha portato alle diete senza grassi, o a basso contenuto di grassi, creando cibi che stanno provocando un'epidemia di infiammazione. La Medicina tradizionale ha commesso un terribile errore quando ha consigliato di evitare i grassi saturi a favore di cibi ricchi di grassi omega-6. Ora abbiamo un’epidemia di infiammazione arteriosa che porta a malattie cardiache e ad altri “assassini silenziosi”.

Ciò che si può fare è scegliere alimenti integrali “della nonna” e non quelli trasformati e lavorati, che oggi “la mamma” acquista nelle grandi catene alimentari. Eliminando gli alimenti che provocano infiammazione e con l'aggiunta di sostanze nutritive essenziali da prodotti alimentari freschi e non lavorati, si invertirà il processo di anni di nutrizione sbagliata e conseguentemente, i danni alle arterie.

Il Dr. Dwight Lundell è stato a capo del personale e Primario di Chirurgia all’Heart Hospital Banner, Mesa, AZ. Il suo studio privato, Cardiac Care Center si trova a Mesa, AZ. Recentemente il dottor Lundell ha abbandonato la pratica chirurgica per concentrarsi sul trattamento nutrizionale delle malattie cardiache. Egli è il fondatore della Healthy Humans Foundation che promuove la salute umana con particolare attenzione su come aiutare le grandi aziende a promuovere il benessere. Egli è anche l'autore di The Cure for Heart Disease e The Great Cholesterol Lie.

fonte:


IL DNA CAPACE DI INVIARE L'IMPRONTA DI SE STESSO A FLUIDI E CELLULE? TELETRASPORTO?

Una delle utime novità  nel campo dell fisica quantistica è  l’esperimento eseguto da Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina nel 2008, che ha scoperto  l'ipotetica  capacità del DNA di inviare una sorta di impronta elettromagnetica di se stesso a fluidi e cellule.
Tale esperimento e la prova concreta di un “teletrasporto quantico del  DNA” riname per ora nei labboratori di  Montagnier e del suo team, fino a che la sua ricerca scientifica, non farà  apparizione nei giornali scientifici.
Oltre ai  risultati su questo presunto teletrasporto quantico, il ricercatore premio Nobel avrebbe scoperto che alcuni enzimi  possono ricreare del DNA utilizando  l’impronta eletromagnetica.
Jeff Reimers, dell’ Università di Sidney afferma che  se i risultati di tale esperimento fossero concreti tale scoperta rivoluzionerebbe i  concetti della chimica moderna facendosi strada tra gli esperimenti piu significativi degli ultimi 90 anni.
Molti ricercatori hanno reagito con scetticismo alla notizia di tale esperimento, affermado che non ci sono dati a disposizione per dimostrare la veridicità di tale scoperta.
Gli unici dati per il momento disponibili è lo svolgimento di tale processo in laboratorio, che viene effettuato utilizzando Due tubi adiacenti ma fisicamente separati tra loro che sono stati posizionati all’interno di una bobina di rame, e sottoposti ad una frequenza elettromagnetica molto debole.

L’apparato è stato isolato dal campo elettromagnetico terrestre per evitare interferenze. Il primo tubo conteneva un frammento di DNA lungo circa 100 basi; il secondo conteneva invece acqua pura.
Dopo 16-18 ore, entrambi i campioni sono stati indipendentemente sottoposti ad una reazione a catena della polimerasi (PCR), un metodo comunemente utilizzato per amplificare tracce di DNA utilizzando degli enzimi (DNA-polimerasi) per creare diverse copie del materiale genetico originale. Il frammento genetico è stato rilevato in entrambi i tubi, anche se il secondo conteneva soltanto acqua.
Questo fenomeno si sarebbe verificato soltanto quando la soluzione originale di DNA è stata sottoposta a diverse cicli di diluizione prima di essere piazzata all’interno del campo magnetico. In ogni ciclo, il DNA è stato diluito con un rapporto 1 a 10, e quello che è stato definito “DNA fantasma” è stato recuperato solo dopo 7-12 diluizioni dell’originale, e non a concentrazioni estreme simili a quelle utilizzate per l’omeopatia.
Felix Franks, chimico che ha studiato l’acqua nel corso della sua carriera accademica, afferma che sulla base dei suoi studi  che le rezioni ottenute  nel eperimento non sono accettabili poiche  La struttura si distruggerebbe istantaneamente poichè l’acqua non ha memoria perciò non si puo fare un imprintig e recuperarlo piu tardi.
Un collega di Montagnier  Giuseppe Vitiello,  dell’Università di Salerno  sostiene invece che i risultati siano affidabili e che è molto importante che altri gruppi replichino l’esperimento.
Luc Montagnier ha annunciato che all’inizio del mese di gennaio 2011, a 78 anni, egli assumerà la direzione di un nuovo istituto di ricerca presso l’Università Jiaotong a Shanghai.Ha intenzione di studiare le onde elettromagnetiche che vengono emanate dal DNA altamente diluite di vari agenti patogeni, che possono rivelare l’origine batterica o virale di molte condizioni, tra cui l’autismo e il morbo di Alzheimer.

mercoledì 11 aprile 2012

MAMMOGRAFIA: NON E' PREVENZIONE DEL TUMORE AL SENO, MA DIAGNOSI PRECOCE


E' di questi giorni il dibattito sulle nuove linee guida per l'uso della mammografia proposte in USA dalla Preventive Services Task Force (USPSTF). Lo screening suggerito è di fatto un netto ridimensionamento rispetto alla tendenza attuale e, come sempre in queste cose, si è scatenata una guerra di cui i pazienti sono le vere vittime in quanto lasciati in uno stato di totale confusione.

In breve le indicazioni della USPSTF suggeriscono (nelle donne in cui non esistono specifici fattori di rischio) di effettuare una mammografia ogni 24 mesi e solo tra i 50 e i 74 anni. Oggi la maggior parte dei medici suggerisce una mammografia ogni 12 mesi e spesso a partire da molto prima dei 50 anni.

Nel parlare dello screening mammografico è necessario fare una premessa iniziale. La prima è che nessuna procedura di screening è in grado di ridurre l'incidenza di tumore (il manifestarsi di nuovi casi) ma eventualmente solo di diminuire la mortalità. Non si tratta quindi di una strategia preventiva (spesso le campagne di screening vengono chiamate erroneamente di prevenzione del tumore al seno) ma di un metodo di diagnosi precoce.

Allora fatte queste premesse, cerchiamo di capire quanto bene "funziona" la mammografia:

• Per quel che riguarda le donne prima dei 50 anni, non esistono dati che indichino che la mammografia è in grado di ridurre la mortalità.
La mammografia diagnostica come tumori molti carcinomi duttali in situ che raramente progrediscono in forme pericolose ma sui quali si interviene comunque con conseguenze fisiche e psichiche non trascurabili.
• Quando si legge il rischio relativo in statistica i numeri sono molto diversi da quelli del rischio assoluto. Nel caso della mammografia OMS e altre istitutzioni parlano di una riduzione del 25% del rischio relativo. Questo tradotto in rischio assoluto equivale allo 0.1%. In parole povere se prendiamo 1000 donne che non fanno screening mammografico e 1000 che lo fanno, a 10 anni 4 del primo gruppo e 3 del secondo moriranno di tumore al seno. La differenza tra 4 e 3 corrisponde al 25% ma in realtà si tratta di 1 persona salvata.
• Questo tradotto in NNT (number needed to treat) equivale a 1000 persone su cui fare uno screening per salvarne 1. Un numero assolutamente inefficiente.
• Nelle donne che partecipano a screeing tra i 50 e 69 anni l'attesa di vita è di 12 giorni in più rispetto a quelle che non lo fanno.
• Anche se si considerano le donne sopra i 50 anni, quando i risultati di vari studi vengono sommati si osserva una riduzione della mortalità del 27%. In termini assoluti questo equivale a 1persona su 270 o 4 su 1000.
Non è detto che sommare e aumentare la frequenza dei controlli migliori l'outcome (risultato). Infatti i dati indicano che fare la mammografia annualmente o ogni due anni non ha nessun impatto sulla mortalità. Poiché il tempo necessario perché un tumore sia visibile alla mammografia è superiore ai 3.5 anni, screening ogni 24 mesi dovrebbero essere sufficienti.
• Poi c'è il problema dei falsi positivi. Circa 1 su 10 delle mammografie positive ha davvero un tumore. Sono 9 falsi positivi su 10, un valore davvero pessimo. Prima si inizia in termini di età e più alto è il rischio di falsi positivi. Inoltre prima si inizia più alto è il rischio di un tumore indotto da radiazioni. Su 10.000 donne tra 2 e 4 di quelle che cominciano lo screening a 40 anni avrà un tumore indotto da radiazioni e 1 morirà.
• E infine i falsi negativi che sono tra il 5 e il 20% con maggiore incidenza nelle donne più giovani. Cioè tra 100 donne con un tumore al seno 5 -20 avranno una mammografia negativa.

Davanti a questi dati è difficile sostenere che la mammografia sia un buono esame di screening di massa. Tuttavia bisogna fare attenzione perché né l'autopalpazione, né l'ecografia (che vede noduli e linfonodi ma non microcalcificazioni) fanno di meglio. C'è qualche speranza in più per la risonanza con mezzo di contrasto ma è ancora presto per poter dire se può essere usata in sostituzione della mammografia. 

Cosa vuol dire tutto questo?

1. In primo luogo che non esiste ad oggi un metodo altamente specifico per identificare od escludere al 100% la presenza di un tumore al seno. Ogni metodo, mammografia inclusa, presenta dei forti limiti applicativi e questo andrebbe detto chiaramente alle pazienti.

2. Allo stesso tempo deve essere fatta un'attenta e personalizzata valutazione clinica da parte del medico su ciascuna paziente. Attraverso questa valutazione, che deve includere un profilo ormonale completo e un'analisi dei fattori di rischio a livello familiare, deve essere deciso il miglior piano di screening per la paziente. Questo può includere l'utilizzo di ecografia, mammografia e risonanza a seconda delle esigenze preventive individuali.

3. Una buona parte di tumori della mammella sono estrogeno dipendenti e quindi il monitoraggio ematico dei livelli ormonali ed il mantenimento di un corretto equilibrio ormonale è di grande importanza preventiva.

4. L'uso di indagini genomiche permette oggi di analizzare il rischio di sviluppare un tumore al seno e può entrare a fare parte delle indagini preventive da eseguire.

E' importante sottolineare che tutto questo non vuol dire semplicemente smettere di eseguire la mammografia ma al contrario introdurla in un piano preventivo più vasto e mirato che va concordato con un medico esperto in materia. Purtroppo proprio questo è quello che la USPSTF non ha indicato, limitandosi a suggerire una netta riduzione della mammografia.

Ancora una volta siamo testimoni di un dibattito superficiale e un po' schizofrenico, che prima suggerisce la mammografia a troppi e adesso a troppo pochi, che si limita ad analizzare dati epidemiologioci ma non entra nel merito dei processi biochimici e molecolari alla radice del danno d'organo, in questo caso del tumore della mammella.

Come vedremo in una prossima newsletter, esistono già oggi metodi efficaci per fare vera prevenzione del tumore al seno, metodi che vanno associati caso per caso e in modo personalizzato, con indagini strumentali come mammografia, ecografia ed eventualmente risonanza magentica.

Dr. Filippo Ongaro
Direttore Sanitario
ISMERIAN-Istituto di Medicina Rigenerativa e Anti-Aging

www.ismerian.org