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TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO

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lunedì 21 gennaio 2013

ISOLE SVALBARD: DOVE SONO NASCOSTE LE SEMENTI DEL PIANETA



Non è una nuova notizia, anzi è datata, ma sono sicura che in molti ancora non lo sanno o hanno dimenticato. Giusto per non dimenticare, invece, (l'avevo pubblicata nel 2008...) la ricordo.

Dopo un po' di anni da questa notizia e tremendi eventi di siccità inaudita in "certi" paesi, terremoti violentissimi, morie di animali etc etc, forse dovremmo fare altre riflessioni.
Per esempio... se questa "cava delle sementi della Terra", non sia che un furto planetario delle stesse, premeditato, fino a che l'agricoltura non sara' del tutto distrutta per desertificazione o alluvioni .

Il romanticismo delle parole del''articolo di allora dal mainstream non ingannino; per esempio: "cambiamento climatico" (la bufala) , la parole di Mr Barroso (si vedano gli interventi di Mr Farage al Parlamento EU ...).
________________Da: Il Sole 24 Ore 27 Febbraio 2008
In una grotta scavata nel permafrost delle isole Svalbard, a metà strada tra l’estremità settentrionale della Scandinavia e il Polo Nord, ha preso il via ieri (feb 2008 nd.r.) un progetto faraonico, destinato a garantire il nutrimento di centinaia di generazioni future.
È un gelido caveau a settanta metri di profondità nel cuore di una montagna affacciata sul livido braccio di mare di fronte a Longyearbyen. 

Qui si cercherà di conservare, per una ragionevole eternità, non il corpo imbalsamato di un uomo di straordinaria potenza, ma l’intero patrimonio di sementi che l’umanità ha sviluppato, nei circa dodicimila anni trascorsi da quando ha domesticato la prima pianta.

“Il deposito è studiato per durare anche duemila, cinquemila anni, solo chi ha costruito le piramidi ha forse guardato così lontano”, dice Cary Fowler, direttore del Fondo mondiale per la diversità delle colture, organismo che gestirà la struttura, finanziata dal Governo norvegese.
Il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, l’ha definita “un giardino dell’Eden surgelato”, i più romantici la chiamano “l’arca di Noè dei vegetali”, il nome ufficiale è Global Seed Vault. 

Una cassetta di sicurezza dei grani del mondo: non una banca dei semi, ma una doppia copia, il duplicato delle collezioni conservate nelle banche nazionali, che potrebbero essere danneggiate da guasti, guerre, disastri naturali.
Perché – ha osservato pragmaticamente il primo ministro norvegese, Jens Stoltenberg – “dobbiamo reagire al cambiamento climatico non solo cercando di mitigarlo, ma anche adattandoci ai suoi effetti”. Concorde Barroso, che ha aggiunto: “Lavoriamo per il meglio, ma dobbiamo prepararci al peggio”.

Il riscaldamento globale (alias bufala) è infatti uno degli elementi che minacciano la biodiversità agricola; l’altro nemico sono le monocolture, o comunque i normali processi di selezione delle colture che si lasciano alle spalle varietà non utili agli scopi commerciali del momento, ma che possono essere fondamentali per selezionare varietà resistenti a una malattia o con caratteristiche particolari, come il ridotto consumo di acqua. La variabilità genetica è, infatti, un fattore di straordinario valore per l’evoluzione: senza non solo non c’è progresso, ma neppure capacità di adattarsi a nuove patologie e a un mondo in trasformazione.

In queste ore, nella luce bluastra del crepuscolo artico (il sole spunta settimana prossima), i primi 268mila campioni di varietà di riso, grano, fagioli, sorgo, melanzana, lattuga, barbabietola, orzo, patate, attraversano una futuristica porta che conduce al deposito. Svetta sul fianco della montagna dove sorgeva il lurido ingresso della miniera di carbone numero 3, abbandonata dieci anni fa: i minatori lavoravano carponi, a meno 4°, per scavare un filone alto appena mezzo metro.

La Global Seed Vault, già la più completa e variegata collezione di semi del mondo, arriverà a ospitare quattro milioni di tipi di chicchi. L’isolamento, la profondità e il freddo promettono di difendere questo graniere dell’umanità anche dalle eventualità più fantasiose: cataclismi planetari innescati da meteoriti o dal cambiamento climatico, guerre nucleari, scontri di comete. Non ha bisogno di nulla. Un compressore di 10 kilowatt abbassa la temperatura a meno 18°. In queste condizioni l’orzo dovrebbe resistere duemila anni, il sorgo quasi 20 mila.

tratto da: http://www.secretum-omega.com/bancasementi.html

SI VEDA ANCHE:
http://cafedehumanite.blogspot.it/2013/01/la-guerra-ambientale-caso-incalzante-su.html

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