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mercoledì 14 maggio 2014

SPAGNA: EL PAIS CONFERMA IL NESSO TRA TERREMOTI E STOCKAGGIO SOTTERRANEO DI GAS

terremoti in spagna legati allo stoccaggio castor

Mentre in Italia il famoso rapporto Ichese non esclude che il terremoto 2012 in Emilia sia stato innescato dall’estrazione di idrocarburi e si accetta implicitamente un rischio sismico legato allo stoccaggio di gas di Bordolano, in Spagna l’Instituto Geográfico Nacional afferma che esiste una relazione diretta fra lo stoccaggio di gas Castor e i circa 400 terremoti registrati in quell’area nel settembre 2013, prima che lo stoccaggio stesso venisse chiuso. Lo ha pubblicato poco fa il quotidiano El País.


Lo stoccaggio Castor si trova sotto il mare Mediterraneo, a non molta distanza dalla terraferma e dalle città di Valencia e Tarragona. Era un giacimento di petrolio che, una volta sfruttato, è stato “riciclato” per iniettarvi gas con la prospettiva di estrarlo e di utilizzarlo in caso di necessità.

Nel settembre scorso, subito dopo che lo stoccaggio Castor è entrato in funzione, nella zona – storicamente non soggetta a terremoti – si è registrato un considerevole sciame sismico: la scossa più forte è stata di magnitudo 4,2 Richter e si è verificata il primo ottobre, quando le autorità spagnole avevano appena ordinato di bloccare le iniezioni di gas.

Lo stoccaggio aveva – ovviamente – tutte le carte in regola ed il semaforo verde degli esperti. A quanto scrive El País, il contenuto del rapporto dell’Instituto Geográfico Nacional che mette in relazione i terremoti con lo stoccaggio Castor è faticosamente diventato noto quando era già stato ultimato da quattro mesi. Del resto, anche le autorità italiane hanno tenuto nel cassetto il rapporto Ichese finchè il suo contenuto non è stato anticipato dalla rivista scientifica Science.

FONTE: http://blogeko.iljournal.it/spagna-esiste-una-relazione-diretta-fra-i-terremoti-e-lo-stoccaggio-sotterraneo-di-gas/79511 


bolla dello shale gas
Ora lo dicono perfino la prestigiosa testata finanziaria statunitense Bloomberg e la banca britannica Barclays: negli Stati Uniti lo shale oil e lo shale gas (quello che si estrae col fracking) prosperano grazie a debiti ed obbligazioni che valgono quanto la spazzatura, ovvero grazie ai famosi junk bond entrati nel lessico corrente con la crisi economica e finanziaria iniziata nel 2008. La guerra in Ucraina – ma questo lo aggiungo io – serve proprio per convincere (o costringere) l’Europa a comprarsi quella monnezza di gas americano. 

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