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TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO

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mercoledì 18 giugno 2014

OMEOPATICI IN OSPEDALE: CROLLA USO ANTIDOLORIFICI


L' interessantissimo articolo che segue ci dice che l'omeopatia, insieme all'agopuntura, è riuscita a ridurre il consumo di farmaci di sintesi dell'86% in una struttura ospedaliera ufficiale. Però sorge spontanea una domanda: se l'omeopatia è “acqua fresca”, questo vuol dire che l'86% di quello che viene comunemente fatto negli ospedali, almeno per quanto riguarda la terapia del dolore osteoarticolare, è assolutamente fuffa, effetto placebo. O no?



Se questi sono i risultati, pensate a quanta “acqua fresca” si potrebbe usare nei nostri ospedali, anche in altri campi specialistici. Si verificherebbero molte meno intossicazione da farmaci, meno resistenza batteriche e magari spesso si otterrebbero gli stessi risultati. Mah, chissà (FPB).



Con medicine integrate in ospedale crolla uso antidolorifici

Roma, 5 giu. (Adnkronos Salute) - Cure integrate in ospedale e in ambulatorio, con medicine complementari e 'ortodosse', permettono ridurre drasticamente l'uso di antidolorifici: nel dolore osteoarticolare, ad esempio, si arriva fino ad un taglio dell'86% di questi farmaci dopo 6 mesi di terapie 'miste'. E la possibilità di accedere a cure dolci fa anche aumentare notevolmente la fiducia nella struttura sanitaria stessa. Sono alcuni dati che emergono dall'esperienza, unica in Europa, dell'ospedale pubblico di Pitigliano (Grosseto), in Toscana, che dal 2010 sperimenta la medicina integrata in corsia, e rende disponibili agopuntura e omeopatia negli ambulatori, dietro pagamento di un ticket, per i cittadini.


Un 'caso' di cui si parlerà all'incontro "Malati cronici e bisogni di salute emergenti ", III convegno di medicina integrata all'ospedale di Pitigliano, in programma 6 e 7 giugno. La struttura, in tre anni, ha 'contabilizzato' oltre 13 mila prestazioni dalle quali emerge un identikit del pazienti che utilizzano anche le ''altre medicine'' assai diversa dalla fotografia scattata dall'Istat qualche anno fa. Secondo l'istituto nazionale di statistica, infatti, ad usare l'omeopatia e l'agopuntura sarebbero prevalentemente donne, di età media e con un livello socio culturale medio alto.


A Pitigliano, invece, i dati dicono che uomini e donne si equivalgono e sono gli anziani a fare più uso della medicina integrata, visto che il 50% dei pazienti ha tra i 50 e i 90 anni. L'esperienza toscana, inoltre, dimostra anche che, se omeopatia e agopuntura vengono resi disponibili nel pubblico ad usufruirne sono soprattutto le classi più deboli, socialmente o dal punto di visto della salute (anziani e persone affette da malattia croniche).


"Quando le medicine e complementari - spiega Simonetta Bernardini, responsabile del Progetto Centro di medicina integrata della Regione Toscana presso l'ospedale di Pitigliano - sono rese disponibili a tutta la popolazione, con il pagamento di un ticket, si osserva indiscutibilmente una domanda per queste cure particolarmente elevata tra gli adulti, gli anziani e tra la popolazione molto malata".


"Credo che le istituzioni sanitarie italiane debbano riflettere sul fenomeno di discriminazione di accesso alle cure che riguarda la possibilità di usufruire della medicina integrata, visto che, oltre ad essere necessaria, riduce la spesa per i farmaci chimici. Sono cure 'benefiche' sul piano economico e migliorano la qualità della vita delle persone, come i dati che abbiamo raccolta dimostrano", conclude Bernardini, sottolineando che al convegno "si sono iscritte più di 200 persone da tutta Italia, tra cui molti medici convenzionali ospedalieri e molti oncologici. Questo vuol dire che il concetto di medicina integrata si sta diffondendo e attrae i medici che lavorano nelle strutture pubbliche". 


Fonte originale: http://www.univadis.it

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