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TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO

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lunedì 13 ottobre 2014

CASTAGNA: POCHI GRASSI MA TANTE VITAMINE E MINERALI, BENEFICA PER SISTEMA MUSCOLARE

Castagne L’albero del castagno pare sia originario dell’Asia Minore. Giunse nell’antica Grecia piuttosto tardi e penetrò nella nostra Penisola verso il II secolo a. C. Il nome greco castanea, deriva da Castanis, città del Ponto, a nord-est dell’Asia Minore, nell’attuale Turchia. 

Si è mantenuto quasi in tutte le lingue dell’Europa occidentale: châtaigne (francese), castagna (italiano), castanha (portoghese), castaña (spagnolo), Kastanie (tedesco) e chest-nut (inglese). Il nome di “marrone” o “marone” è stato dato più tardi  e inizialmente si riferiva ai grossi frutto dell’ippocastano, introdotto in Francia dalla Turchia. Adesso, con questo nome ci si riferisce alle castagne di coltivazione, che sono più grosse e si presentano da sole nel riccio rispetto a quelle selvatiche.


Già gli antichi Romani si cibavano di castagne e con la farina facevano una sorta di pane che consumavano durante le astinenze rituali in occasione dei culti della Madre Terra, essendo in quel periodo vietato il pane di cereali.


Considerato il loro notevole valore energetico, nell’alto Medioevo le castagne entrarono a far parte del patrimonio alimentare del popolo come elemento integrativo o più spesso sostitutivo di alimenti più nutrienti o dello stesso frumento  nei periodi di carestia. Si usava come i legumi o abbinati a questi, soprattutto alla fava, e sfarinato per la preparazione di prodotti da forno. In alcune zone d’Europa, il pane di farina di castagne è stato fatto regolarmente almeno fino al XIX secolo, ma sempre quando non c’era altro di meglio, considerato che è molto indigesto. Per questo motivo, in Francia il castagno prese il nome di “arbre a pain”.

Per quanto riguarda i dolci, con le castagne si prepara ancora oggi il tradizionale e semplice castagnaccio, nome che compare per la prima volta nel 1449. Un tempo era fatto solo di farina di castagne e acqua, perché già dolce di per sé, ma a causa dello smodato desiderio di sapori dolci oggi viene anche aggiunto zucchero o sciroppo in varia misura. E’ chiamato anche “migliaccio” (se fatto con farina di marroni), “pattona” e con molti altri nomi.
Il castagno ha una lunga tradizione anche come medicamento popolare: le foglie che contengono molto tannino (9%) erano usate per le affezioni delle vie respiratorie, come bronchiti e pertosse, nei disturbi circolatori e nei reumatismi. Il decotto di castagne serviva contro le coliche e la corteccia contro la febbre. Un’associazione farmaceutica per la tosse, era costituita da foglie di castagno e timo serpillo.

Veniamo adesso al valore nutrizionale della castagna. L’alto tenore di amidi e zuccheri ne fanno un alimento molto energetico (219 kcal per 100 g) e praticamente proibito  per i diabetici.  Rispetto agli altri frutti con guscio, ha pochi grassi e per questo riceve le lodi della moderna dietologia grassofobica.  Ha un elevato tasso di minerali e vitamine. Nel complesso, se consumato con parsimonia e non si hanno problemi di obesità e diabete,  è un ottimo complemento nell’alimentazione invernale. Ad alcuni può creare un eccesso di meteorismo legato alla fermentazione intestinale degli amidi. 

Fresca x 100 g Secca x 100 g
Carboidrati 33,1g di cui 30 di amidi e il resto zuccheri 80,9 mg di cui il 59 g  di amidi e 15, 4 g di zuccheri
Potassio 395 mg 90 mg
Calcio 90 mg 52 mg
Fosforo 70 mg 90 mg
Sodio 9 mg 18,7 mg
Ferro 1 mg 2 mg
Vitamina PP 1,4 mg 2,3 mg


Da un punto di vista terapeutico, la castagna è considerata nutriente, tonica per il sistema muscolare e nervoso, mineralizzante e lassativa. E’ indicata nelle convalescenze, nello stress, nella stanchezza, nell’anemia. Può essere utile nelle dermatiti, nei disturbi della circolazione venosa, del fegato e della vista, per via del consistente apporto di vitamina B2 (9,22mg%). Il contenuto di vitamina PP invece potrebbe essere d’aiuto per le funzioni del sistema nervoso (demenza senile, sindromi depressive e psicotiche). 

  
Da una trentina d’anni la specie è in regressione progressiva per diverse  ragioni: costo della  manodopera per la raccolta che poi si riflette sul prezzo di vendita e ne fa uno dei frutti più costosi, ma soprattutto per via di due malattie crittogamiche gravi, l’endothiosi o cancro della corteccia e ancora più nocivo il mal di inchiostro, provocato da un fungo parassita delle radici.


Francesco Perugini Billi©

Uno Cookbook - Libro




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