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mercoledì 9 settembre 2015

Fitofarmaci in agricoltura: il Trentino, la regione che ne fa maggior uso...

 

di Luca Pianesi
La Provincia ammette: «Siamo quelli che ne fanno maggiore uso», ma le norme appena approvate sono meno vincolanti del Veneto





TRENTO. Erano attese da almeno due mesi (l’aggiornamento della deliberazione di Giunta doveva effettuarsi entro il 30 giugno) e avrebbero dovuto dare una “sferzata” al sistema. Un sistema che a febbraio era stato anche al centro di una grossa inchiesta di Presa Diretta (su La7) dove si diceva che il Trentino «detiene il maggior numero di uso di pesticidi per ettaro coltivato: più di 40 chili contro una media nazionale di 9 chilogrammi per ettaro». 

Eppure le nuove regole presentate lunedì scorso dalla Provincia sull’utilizzo dei pesticidi in Trentino di passi in avanti, al sistema, ne hanno fatti fare davvero pochi. Il Trentino, infatti, per ammissione della stessa Provincia nel suo “piano provinciale per la prevenzione 2015-2018” fa un «eccessivo ricorso ai pesticidi: i circa 10 chili di principio attivo - si legge nel documento - per ettaro di superficie agricola utilizzata ci rendono il territorio che ne fa maggiormente uso in Italia».

E i dati elaborati dall’Ispra l’anno scorso e riferiti fino al 2012 (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale del ministero) parlano chiaro: «La distribuzione dei principi attivi per ettaro di superficie agricola utilizzata in Italia risulta tendenzialmente in diminuzione o costante per tutte le regioni, ad eccezione della provincia di Trento. 

Le regioni che nel 2012 utilizzano quantità di sostanze per ettaro superiori alla media nazionale sono: Veneto e Provincia di Trento con quantità superiori a 10 kg». Analizzando i dati, infatti, la Provincia di Trento risulta essere la seconda realtà con la maggior quantità di principi attivi su superficie agricola con i suoi 10,2 chili per ettaro: Molto più del doppio della Provincia di Bolzano (che si ferma a 3,8 chili per ettaro) e della media italiana (4,8 chili per ettaro). Il Trentino è secondo nella classifica per “maglia nera” solo al Veneto che nel 2012 raggiungeva i 10,6 chili per ettaro ma c’è un ma: in Veneto nel 2005 il dato toccava il picco di 13,2 chili per ettaro mentre in Trentino era fermo a 8,7. 

Dunque negli ultimi dieci anni il Veneto è riuscito gradualmente a ridurre l’utilizzo di fitofarmaci in agricoltura mentre in Trentino, se possibile, si è addirittura aumentato. Nel 2012 poi il Veneto ha deliberato la “proposta di regolamento comunale sull’uso dei prodotti fitosanitari” (l’equivalente delle regole approvate lunedì scorso dalla nostra Provincia): ebbene le limitazioni proposte dalla Regione Veneto ai suoi Comuni, ancora tre anni fa, risultano oggi più stringenti delle nostre. 

La giunta provinciale, infatti, ha fissato il divieto di utilizzo dei prodotti fitosanitari se a 30 metri di distanza si trovano parchi e giardini pubblici, aree sportive e aree verdi interne a plessi scolastici e asili nido, strutture sanitarie e socio assistenziali qualora non siano adottate misure di contenimento della deriva; 10 metri per i fitosanitari classificati tossici, molto tossici qualora, viceversa, siano adottate misure di contenimento della deriva; 5 metri per i prodotti fitosanitari diversi da quelli precedenti se si contiene la deriva. In Veneto per le “aree ad elevata protezione” (quei parchi e giardini pubblici, impianti sportivi, aree ricreative, strutture scolastiche e sanitarie da noi “tutelate” a 30 metri) il limite è posizionato a 50 metri e sempre «devono essere utilizzati tutti gli accorgimenti volti ad evitare la deriva».

I 30 metri sono fissati come distanza da strade pubbliche e/o private e corsi d’acqua e edifici pubblici e/o privati. La Regione Veneto, dunque, già tre anni fa invitava i suoi Comuni ad adottare norme molto stringenti per ridurre l’utilizzo dei fitofarmaci e infatti, in questi anni moltissime amministrazioni locali hanno adottato queste limitazioni. In Trentino la situazione, invece, sembra essere ribaltata: a fronte di un amministrazione provinciale che delibera norme “ordinarie” per affrontare un problema che nel nostro territorio, come visto dai dati, è “straordinario” ci sono amministrazioni comunali che sono già avanti. 

E’ il caso del Comune di Malosco (in Val di Non) che ancora cinque anni fa aveva adottato il limite dei 50 metri «al fine di contenere i rischi connessi agli effetti negativi legati alla deriva dei prodotti fitosanitari». E nel 2013 anche il Comune di Villa Lagarina ha inserito i 50 metri in prossimità di edifici pubblici, edifici privati, pertinenti orti e giardini, parchi, aree ricreative e di svago, centri sportivi e relative pertinenze, cimiteri in presenza di colture con un’altezza dal suolo superiore a 4 metri.

fonte: http://m.trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2015/09/06/news/fitofarmaci-trentino-bocciato-1.12048141?refresh_ce 

vedi anche: http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2015/09/06/news/fitofarmaci-trentino-bocciato-1.12048141

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