IL PRESENTE BLOG RIPORTA E SOPRATTUTTO TRADUCE INFORMAZIONI INTERNAZIONALI SULLA SALUTE E BENESSERE CON MEZZI E RIMEDI NATURALI E NON CONVENZIONALI, PRESE SOPRATTUTTO DALLA RETE E I CUI AUTORI SONO MEDICI E PROFESSIONISTI DELLA SALUTE E RICERCATORI. SEGNALA ALTRESI POLITICHE ... "NON PROPRIAMENTE SALUTISTICHE" NEI CONFRONTI DELLA RAZZA UMANA, CHE CI STA A CUORE, SEBBENE CONSAPEVOLI CHE NON SIA LA SOLA INTORNO A NOI. SONO SEMPRE CITATE LE FONTI A CUI SI PREGA DI FARE RIFERIMENTO PER ULTERIORI DETTAGLI. NON SI ACCETTANO COMMENTI VOLGARI, DIFFAMATORI E AMBIGUI. NON E' UNO SPAZIO PER LA DISINFORMAZIONE.

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TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO

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lunedì 29 febbraio 2016

Malatttie reumatiche e articolazioni


I reumatismi hanno molte facce, il dolore è il loro comune denominatore Articolazioni gonfie, che al mattino possono essere rigide, mal di schiena, borsite, gotta, artrosi o fibromialgia: tutto questo è compreso nel quadro clinico della malattia reumatica.

Nello stesso concetto si possono comprendere circa 400 forme diverse.
Non importa se i disturbi possono manifestarsi in modi diversi: i dolori che possono comparire occasionalmente oppure essere cronici, di norma sono sempre presenti.


Da 15 a 20 milioni di tedeschi circa sono affetti da una malattia reumatica.
La più frequente è l'artrosi (reumatismi che consumano le articolazioni), che è annoverata tra le forme reumatiche degenerative.

In questo caso i dolori e le limitazioni di movimento sono provocati dalla perdita di cartilagine dell'articolazione colpita ( per lo più ginocchia o anche ). L'artrite o meglio la poliartrite cronica (= artrite reumatoide), ha luogo per un malfunzionamento del sistema immunitario che conduce a un'infiammazione della membrana interna delle articolazioni; l'articolazione gonfia si arrossa e duole.

Contemporaneamente possono comparire sintomi generici come febbre, stanchezza, inappetenza, perdita di peso e/o essudazione notturna.


Questa malattia può coinvolgere diversi organi (ad esempio anche il cuore) e infine l'intero organismo.
Non di rado la malattia ha come esito l'invalidità.. 

Le infiammazioni sono anche l'origine del mal di schiena che si instaura con il morbo di Bechterew; questa forma di malattia reumatica fa sì che diminuisca la mobilità della colonna vertebrale, giungendo, come conseguenza di un irrigidimento sempre maggiore della tipica "gobba".

Il terzo grosso gruppo di malattie reumatiche è definito "reumatismo delle parti molli".
In questo caso il dolore può essere localizzato in tutta la muscolatura, nei tendini, nelle fascie e nelle borse sinoviali. 

La più diffusa di questo gruppo è la fibromialgia, una malattia che non soltanto comporta dolori terribili in tutto l'apparato motorio, ma spesso è accompagnata, tra l'altro, anche da disturbi del sonno, depressione, colon irritabile, disturbi respiratori e problemi cardiocircolatori.


Il circolo vizioso delle infiammazioni alle articolazioni: quando il sistema immunitario va in tilt


Come abbiamo già ricordato, i reumatismi infiammatori sono provocati da un errore di funzionamento del sistema di difesa dell'organismo.

Per cause ancora sconosciute la polizia dell'organismo è messa in allarme e le cellule del sistema immunitario si trasferiscono nelle articolazioni e si radunano per procedere contro un nemico che non esiste affatto ( si parla di malattia autoimmune ); i linfociti, sbagliando, attaccano il tessuto del proprio organismo, in questo caso cartilagine e ossa, e appiccano il fuoco dell'infiammazione all'interno delle articolazioni.


In questo processo i macrofagi, rilasciano delle sostanze che favoriscono l'infiammazione e che attraggono sempre più cellule del sistema immunitario chiamandole a raccolta.
Anche queste producono sostanze infiammatorie e richiamano a loro volta altri compagni per aiutarle nella supposta lotta per la difesa dell'organismo.

Si mette quindi in moto un circolo vizioso che non permette ai "poliziotti" dell'organismo di trovare pace: l'infiammazione si auto-sostiene e diventa cronica.
La membrana interna dell'articolazione reagisce crescendo in modo aggressivo, si introduce nella fessura dell'articolazione stessa e infine la ricopre tutta come una coperta.

Come potrebbe muoversi ancora senza provocare dolore?
Al contempo, però, anche l'osso che si trova al disotto dello strato di cartilagine è coinvolto, l'articolazione si deforma e non può quasi più muoversi.
Questo processo continua indisturbato costantemente e alla fine può anche coinvolgere altri organi. 

Possono così sopraggiungere processi infiammatori a carico del cuore, all'interno dei polmoni, agli occhi oppure alla pelle.

L'infiammazione si riflette anche in determinati valori del sangue, ad esempio BSG e CRP, che possono essere rilevati in laboratorio.

Tanto più rapida è la diagnosi e tanto più precoce è il trattamento dell'infiammazione e dei dolori che comporta, tanto meglio è; perchè la deformazione dell'articolazione interessata è più pronunciata all'inizio della malattia.



Estratti vegetali e vitamina E:
frenare l'infiammazione con prodotti naturali
Intanto si è indagato a fondo sull'efficacia degli estratti vegetali, per le malattie reumatiche, si utilizzano, ad esempio, estratti di corteccia di salice, artiglio del diavolo, ortica oppure miscele di pioppo tremulo con frassino e verga d'oro.
 
Le preparazioni erboristiche sono state studiate in molte ricerche su pazienti con disturbi reumatici o mal di schiena e in molti casi si è constatata una netta regressione dei gonfiori e degli arrossamenti alle articolazioni così come del dolore ed è stato possibile raggiungere l'obiettivo di migliorare la mobilità dell'articolazione. 

Spesso, utilizzando fitofarmaci, si riesce anche a ridurre il dosaggio degli antidolorifici chimici, cosa che, se consideriamo la variegata problematica degli effetti collaterali, rappresenta un ulteriore effetto positivo. 

Gli estratti vegetali sono tollerati meglio dei farmaci chimici però non hanno un'azione così rapida come gli antidolorifici e gli antinfiammatori che abbiamo già ricordato.
Per il caso acuto le preparazioni erboristiche non sono adatte, perchè di norma devono trascorrere due-tre settimane prima che facciano effetto; per poter essere efficaci al meglio dovrebbero essere assunte quotidianamente, anche la vitamina E può combattere bene le infiammazioni delle articolazioni

Degli studi comparati hanno dimostrato che questa vitamina può ridurre i gonfiori e la rigidità delle articolazioni come gli antireumatici assunti normalmente. Questa vitamina può contribuire notevolmente anche alla riduzione del dolore ed è perciò assolutamente comparabile per efficacia agli antidolorifici.

Inoltre la vitamina E agisce contro le gastriti causate dagli antidolorifici. 

domenica 28 febbraio 2016

Robert Gallo ammette la non-scientificità della sua scoperta? (HIV)






Robert Gallo, lo scopritore del virus dell'HIV, viene torchiato in tribunale nel 2007 sulle prove della sua scoperta.
Qui sotto gli atti giudiziari originali del processo avvenuto in Australia (2007) a carico di un cittadino accusato di trasmettere il virus coscientemente, e difeso dai ricercatori del gruppo di Perth, il quale afferma: che la ricerca sull'AIDS, durata due decenni, non è riuscita a presentare un isolato purificato dell'HIV, non ha inoltre presentato la convalida dei cosiddetti test dell'HIV, né alcuna prova che l'HIV venga trasmesso attraverso i fluidi corporei, e possa e debba produrre immunodeficienza.


Tra le trascrizioni delle dichiarazioni di Gallo ci sono dei passaggi interessanti, in particolare a pag. 1294, dove avviene uno scontro tra Gallo e l'accusa su un suo studio originale pubblicato su Nature (maggio 1986) in cui avrebbe trovato "evidenza dell'HIV" solo nel 40% dei pazienti malati di AIDS, e che 40% non é abbastanza per provare che l'ipotetico HIV sarebbe la causa dell'AIDS.

Queste affermazioni di Gallo vengono spesso estrapolate dagli atti giudiziari, in modo un po' capzioso, dai sostenitori dell'ipotesi che dietro il virus vi sia una truffa farmaceutica.
Infatti, estratte dal contesto, certe frasi possono apparire come una confessione di colpa, ma se la deposizione viene letta integralmente ci si accorge che la testimonianza si riduce a una diatriba su dati imprecisi e nozioni tecniche, nella quale Gallo si difende a testa alta.
Verso la fine del documento si alzano i toni e si ha un po' l'impressione che l'accusa forzi Gallo nel tentativo di fargli uscire di bocca parole che non vorrebbe.


Interessanti le pagine 1294, la 1300 sull'incidenza dell'HIV rispetto al sarcoma di Kaposi, la 1318 sulla carica virale come dimostrazione di infezione.
Le carte originali del processo
Certamente ci sono molte incongruenze intorno all'AIDS e molti biologi stanno coerentemente cercando di metterle in evidenza.

Allora possiamo affrontare il tema partendo da un'altra posizione, che genera un'altra domanda: in base alla quarta legge biologica, tutti i virus (quelli effettivamente isolati ed esistenti) sono materiale genetico con una capsula proteica, "macchinette" senza vita, senza intelligenza propria, utilizzati sensatamente dal nostro stesso organismo in certe precise circostanze.


Che questi prodotti, che non sono neanche microbi, facciano quello che viene visto in laboratorio non c'è dubbio: ma per quale motivo lo fanno, che cosa sono e qual è il loro ruolo?


Questa è la domanda, a cui la quarta legge biologica cerca di rispondere, che ribalta la prospettiva di "microbo patogeno" rinforzatasi quasi due secoli fa, per una congiuntura storica, con la affermazione della teoria dei microbi di Louis Pasteur.
Perchè diamo per scontato che della microbiologia conosciamo tutto: quindi porto all'attenzione una frase di Gallo, originale e letterale, pronunciata nello stesso tribunale (pag. 1292), per chiarire che quando parliamo di virus, in effetti, stiamo parlando di qualcosa che non sappiamo cosa fa né come funziona:


"...voglio fare una dichiarazione generale alla corte, che mai nessuno nella storia di ogni microbo ha potuto capire il meccanismo della malattia o di ciò che chiamiamo patogenesi, prima di aver trovato l'eziologia, la causa. 
Ancora non sappiamo esattamente come funziona la polio, stiamo ancora lavorando su nuove acquisizioni su come il virus dell'influenza causi l'influenza..."

venerdì 26 febbraio 2016

L'idraulico che ha costruito una casa che gira. Nel cuneese. Geniale.




Gira interamente su se stessa seguendo il sole come un girasole, come i ristoranti sulle torri di Berlino, Vienna, Toronto e New York. 

Ma questa è una casa e qui siamo a Barge, nel Cuneese. Ci abita chi l’ha progettata e costruita 30 anni fa: Michele Beltramone, 81 anni ad agosto, idraulico in pensione («ma lavoro ancora» dice). Titolo di studio: quinta elementare.  


La «Casa che gira» sembra un incrocio tra un fungo e un’astronave. «Avevo un appezzamento su questo sperone roccioso – dice – da cui si gode di una bella vista sul paese e anche su tutta la pianura fino a Torino e alle Langhe. Volevo un progetto particolare perché qui non c’era una superficie piana estesa. Ne ho parlato con il mio geometra. Dopo aver bevuto qualche bicchiere di vino mi fece notare che il nostro territorio era conosciuto per i funghi e che dovevo pensare ad una casa con quella forma. Allora, ho ribattuto: se girasse su se stessa»? 

L’IDEA
MCOBER
 
Manca ancora il progetto e passano un paio d’anni. «Nella mia borgata stavamo montando un palco per il ballo liscio – prosegue -, che è rotondo. Mi è tornato in mente il discorso della casa a forma di fungo, rotante. Ho preso un gesso e ho iniziato a disegnare per terra, sulla strada. I miei amici hanno pensato fossi impazzito, ma ho visto dal disegno che la disposizione delle stanze poteva funzionare e ho capito che dovevo darmi da fare e iniziare a costruire». 

I lavori sono iniziati nel 1983 e sono finiti nel 1986, 30 anni fa «anche se con una casa così non si conclude mai, è sempre un cantiere aperto». 

Ingranaggi e motore sono un’altra delle creazioni dell’eclettico Beltramone. «Il motore, 2 cavalli, è alimentato a elettricità - spiega -. Consuma pochissimo, come una vecchia lampadina da 100 candele, e permette alla casa di girare su stessa in 56 minuti, ed è la velocità massima, mentre con quella minima la rivoluzione completa si compie in 24 ore. Così, se sto seduto in cucina tutto il giorno, sono sempre baciato dal sole. Ho assemblato pezzi, ingranaggi, rotelle, pulegge, acquistando qualcosa e recuperando altro. All’inizio avevo anche parti di una vecchia Mercedes».  

IL PUNTO FERMO
MCOBER
 
(Il tetto della casa che gira su se stessa è formato da una cupola in acciaio inox, sotto il quale Michele Beltramone ha piazzato putrelle e tiranti che formano la struttura della casa e le garantiscono solidità)  

Il «cuore mobile» della casa è nella cantina sottoterra, in mezzo a salami casalinghi e a bottiglie di vino locale. E’ l’unica parte della costruzione che non ruota, si trova esattamente sotto il «piedistallo» ed è lì che c’è anche il cuscinetto composto da 98 sfere, che da solo pesa 30 quintali. Il peso totale dell’edificio è di 4 mila quintali: «Non spiegherò a nessuno come ho fatto a calcolarlo... Ci provino scienziati e i studiosi». 

L’altezza dell’edificio è di oltre 8 metri. L’abitazione ha un diametro di 16 metri, mentre il «piedistallo» è largo 5. All’interno sono state ricavate 7 stanze, di cui due bagni. Il tetto è formato da una cupola in acciaio inox, sotto il quale ci sono putrelle e tiranti che formano la struttura della casa e le danno solidità. «A un certo punto ho ricevuto un’offerta - ricorda - per vendere: volevano fare di questa casa un club privato, ma ho subito rifiutato. È un progetto unico e non saprei dargli un valore. Avvio la rotazione quando organizziamo cene o feste o quando voglio passare una giornata interamente al sole». 

Dopo decenni trascorsi nella «Casa che gira» a forma di fungo, Beltramone progettava anche il suo «riposo eterno» in una struttura con le stesse sembianze: «Non ho ottenuto i permessi ma ho costruito ugualmente una tomba unica, disegnata da me, coperta da una cupola semicircolare, sorretta da un’enorme pietra da 160 quintali. La “Casa che gira” resterà ai miei famigliari e decideranno loro che cosa farne». 

fonte: http://www.lastampa.it/2016/02/23/italia/cronache/luomo-che-vive-nella-casa-che-gira-lho-costruita-per-stare-sempre-al-sole-wlPnZ4koOi4iUJIx6D1fDN/pagina.html
 

giovedì 25 febbraio 2016

Test Nucleari: giocare col plutonio



di Paolo Cortesi
(I parte)


Fatti e cifre ... terrificanti
Tra il 1945 ed il 1993, le cinque potenze nucleari dichiarate (USA, URSS, Gran Bretagna, Francia e (Cina) fecero esplodere 2031 testate sperimentali. I test avvennero in cima a torri, su chiatte, sospesi a palloni aerostatici, sganciati da aerei, lanciati da razzi fino alla quota di 480 chilometri sulla superficie terrestre; sott'acqua a 60 metri di profondità; in pozzi e sotto terra, fino a più di 240 metri sotto il suolo e in tunnel orizzontali. Circa il 25% dei test fu realizzato nell'atmosfera. I 511 test atmosferici raggiunsero una potenza totale di 438 megatoni, pari a 29.000 bombe come quelle di Hiroshima. Più di metà del valore complessivo dei megatoni fu concentrato in un periodo di sedici mesi, da settembre 1961 al dicembre 1962.

In totale, gli americani seguirono (1954/1993) 215 test nell'atmosfera e 812 sottoterra; i russi rispettivamente 207 e 508; la Gran Bretagna 21 e 24; la Francia 45 e 147 (tra cui quelli nell'oceano); la Cina 23 e 16. Alla fine del 1958, gli esperimenti nucleari avevano prodotto sul pianeta circa 65 chili di stronzio 90, con una radioattività totale di 8,5 milioni di curie; la radioattività del cesio 137 alla stessa epoca ammontava a 15 milioni di curie. Il fall out degli esperimenti americani e britannici, di grande potenza e, tutti senza eccezione, in località nei pressi dell'equatore si sono distribuiti uniformemente sopra l'intero globo. Tra il 1952 ed il 1957, gli USA eseguirono 90 test nel poligono nucleare del deserto del Nevada. Quelle esplosioni rilasciarono una quantità di iodio 131 superiore di dieci volte a quella che si sprigionò dalla centrale di Cernobyl. Gli stessi test esposero mediamente ogni cittadino statunitense ad una radiazione pari a 2 rad; sono solo 0,24 rad annuali quelli provenienti dalla radioattività naturale. Alcuni medici hanno calcolato che circa 10.000 tumori alla tiroide saranno causati da questa pioggia contaminante invisibile.

Le esplosioni nucleari diffondono nell'aria atomi di plutonio 239 ed uranio 235, due materie che sono la cosa terrena più vicina alla dannazione eterna. Il plutonio è centomila volte più velenoso del cianuro di potassio, un solo grammo disperso nell'ambiente spegne ogni forma di vita in un'area di 500 metri quadri; un milionesimo di grammo uccide un uomo. I periodi di dimezzamento del plutonio 239 e dell'uranio 235 sono rispettivamente di 24.400 anni e 720 milioni di anni: il più breve di questi tempi supera abbondantemente tutta la durata della civiltà umana, dalle sue origini pi` remote ad oggi. La bomba H presenta un nuovo pericolo; produce importanti quantità di carbonio 14. I neutroni liberati al momento dell'esplosione bombardano l'azoto dell'aria, esattamente come le radiazioni cosmiche, formando carbonio 14. Fra 5.600 anni, ci sarà ancora sulla terra la metà del carbonio 14 prodotto dagli attuali esperimenti.

Due premi Nobel a confronto: Müller vs. Teller
In questo desolante panorama di demenza si levano ogni tanto voci, purtroppo isolate, che denunciano chiaramente tutta la micidiale pericolosità di esperimenti i quali in realtà non sono altro che simulacri di quella guerra che le superpotenze non potranno mai combattere senza sterminarsi a vicenda. Hermann Müller, premio Nobel 1946 per la medicina, ha reso noti per esempio senza mezze misure i gravissimi danni genetici causati dalle radiazioni provenienti dalle esplosioni sperimentali. Per questa sua decisa critica, il professor Müller ha dovuto affrontare la censura ed il sabotaggio da parte della Commissione per l'Energia Atomica (AEC), che gli vietò di presentare la sua relazione alla Conferenza di Ginevra per la pace (1955). 

Questi ostacoli però non gli hanno impedito di far conoscere al pubblico la verità sui test nucleari: "Qualsiasi dose di radiazioni è geneticamente indesiderabile -scriveva Müller in quegli anni - Gli esperimenti atomici in corso provocheranno certamente un danno alle generazioni future. Non solo: ogni radiazione assorbita aumenta le probabilità di un individuo di morire in anticipo sul termine assegnategli dalla Natura. In questo senso si può affermare che le esplosioni sperimentali hanno danneggiato sinora almeno trecentomila persone. La percentuale, se riferita a tutta la popolazione mondiale, è piccola, ma la cifra è enorme. Quanto al danno genetico, non è necessario pensare a mostri con due teste: è certo, però, che nei prossimi duemila anni nasceranno individui più deboli, meno longevi, affetti da deformità più o meno accentuate, da malattie in parte nuove. Riprendere gli esperimenti nucleari è equivalso a sparare a raffica alle generazioni future".

Queste coraggiose ed oneste dichiarazioni venivano rilasciate nel periodo in cui il Servizio di Sanità Pubblica degli USA garantiva che il fall out era "nei limiti della sicurezza" ed Edward Teller amava ripetere che la ricaduta di pulviscolo radioattivo esponeva allo stesso danno biologico causato da una sigaretta fumata ogni due mesi.

Nel 1963, l'incalzante aumento della radioattività costrinse le potenze nucleari al trattato Limited Test Ban (LTBT) che proibiva le esplosioni sperimentali nell'atmosfera, negli oceani e nello spazio cosmico, limitandole al sottosuolo, per ridurre il danno planetario del fall out di scorie radioattive. Il trattato non serviva affatto a limitare l'uso delle armi nucleari, anzi ne incoraggiava la proliferazione con l'alibi che, sottoterra, le bombe non presentavano rischi per la popolazione. Tutta la faccenda era cos&igarve; gestita dai politici e dai militari-scienziati, i quali potevano eludere le proteste della gente. Il LTBT fece scatenare una serie apocalittica di esplosioni sotterranee sempre più potenti e sempre più numerose. Fino al 1983, i test nucleari seguirono il ritmo forsennato di uno alla settimana. Nel solo 1968, gli USA eseguirono ben 55 esplosioni sotterranee, i russi 18.

fonte: http://www.minerva.unito.it/Chimica&Industria/MonitoraggioAmbientale/A2/TestNucleari.htm 

ZEOLITE IN CAPSULE
zeolite, contro danni da sostanze tossiche

mercoledì 24 febbraio 2016

Coltivare lo zanzero in casa

Schermata 2016-02-17 alle 16.53.59

Sullo ZENZERO e sulle sue FANTASTICHE PROPRIETÀ si è detto e scritto tanto ma non COME COLTIVARSELO IN CASA senza grosse difficoltà.
Questo preziosissimo alimento necessita, per crescere, di poche cure e qualche attenzione, quindi perché non provarci?
Oltretutto la PRIMAVERA è quasi alle porte ed è la stagione ideale per iniziare una coltivazione.


Quello che devi fare è acquistare qualche radice di zenzero FRESCA E POSSIBILMENTE BIOLOGICA, facendo attenzione a scegliere quelle che abbiano un bell’aspetto, prive di rugosità e soprattutto che abbiano i cosiddetti “occhi” alla fine delle protuberanze, ovvero dei puntini visibili a occhio nudo preferibilmente verdi.
Taglia quindi la radice considerando di mantenere le protuberanze e fai dei pezzetti di dimensioni di circa 3 cm di grandezza; lascia riposare alcuni giorni al buio e al riparo da umidità dopodiché prepara il vaso o i vasi per accogliere i pezzi che hai preparato.
Il vaso deve essere profondo dai 25 ai 30cm con un diametro di circa 35 cm, forato sul fondo per permettere il drenaggio dell’acqua e riempito con terriccio leggermente acido.
Ponete il pezzo di zenzero con la protuberanza rivolta verso l’alto e a una profondità di circa 10 cm dopodiché annaffiate senza esagerare: la terra deve essere umida ma non troppo.
In un vaso del diametro di 35 cm potete porre fino a 3 pezzi distanziandoli leggermente tra di loro.
 

Schermata 2016-02-17 alle 16.55.03


Ponete il vaso esposto alla luce del mattino ma proteggetelo da vento e umidità; ricordate che lo zenzero è una pianta tropicale quindi teme il freddo e il gelo, tenetelo in casa fino a che le temperature non consentiranno un suo trasferimento all’aperto.
Nel giro di pochi giorni dovreste vedere le prime gemme spuntare, continuare a innaffiare e nel caso integrare il terreno con del compost.
A settembre ottobre, gli steli della pianta di zenzero cominceranno a ingiallire e morire, a quel punto potrai estrarre il rizoma e assaggiare il tuo primo zenzero coltivato in casa.
Se avrai pazienza di aspettare almeno 8/10 mesi dalla sua messa in vaso, avrai più possibilità di trovare uno zenzero più saporito e più grande.


fonte: http://lamalinformacion.altervista.org/zenzero-istruzioni-per-coltivarlo-in-casa/

domenica 21 febbraio 2016

sabato 20 febbraio 2016

Germanio organico: antiossidante, utile contro metalli pesanti, ischemia e immunostimolante


 

Il Germanio Organico (Ge 132 o Betacarboxyethylgermanium Sesquioxidum) è un minerale traccia, un composto organometallico del germanio scoperto dal Dr Kazuhiko Asai nel 1945 e sintetizzato il primo Germanio Organico verso la fine degli anni 60 (2967), i cui effetti positivi sono ormai molto noti e studiati. 
Nel suo libro, “Miracle Cure: Organic germanium” descrisse gli esperimenti eseguiti utilizzando un composto organico del germanio, il Ge-132. Ora il Dr. Asai è a capo della “Asai Germanium Clinic” riuscendo a trattare molte patologie col solo utilizzo del germanio liquido.

Proprietà del germanio organico 

Proprietà immuno-stimolanti 
Il Germanio Organico stimola il nostro sistema immunitario in modo diretto e concreto e in particolare per quanto riguarda le cellule Natural Killer e l’aumento della capacità citolitica (30% in più rispetto al gruppo di controllo trattati con placebo); molti studi hanno anche constatato il ruolo che esso ricopre nell’attivazione dei linfociti T, dei macrofagi, delle linfochine e del Gamma Interferon.

Proprietà anti-ossidante 

E’ probabilmente la proprietà principe del Germanio 132 che, in questo caso avviene proprio a livello biochimico: questa caratteristica rende disponibile l’ossigeno alla cellula, aumentandone la riserva nel corpo e quindi abbassandone il bisogno; si può vivere qualche giorno senza acqua, qualche settimana senza cibo, ma solo pochi minuti senza ossigeno; una carenza di ossigeno come la viviamo quotidianamente oggi è sicuramente fonte di grande stress per il nostro corpo. Ricordiamo anche la sua importante azione anti-ossidante nei confronti della Cisteina.

Proprietà anti-ischemica 

Agisce come elettro-nutriente negli stati di ipossia, frequente in tutte le patologie croniche da degenerazione, come quelle cardio-vascolari, neuro-vascolari, o del metabolismo in genere.Il Germanio organico stimola la capacità di aumentare la disponibilità di ossigeno per le cellule e favorisce l’eliminazione degli elettroni spaiati .Quest’ultimo fatto lo rende particolarmente prezioso in situazioni d’ischemia acuta (Infarto miocardico, Ictus, asfissia da monossido di Carbonio).

Eliminazione dei metalli tossici 

Il Germanio organico favorisce anche la rimozione dell’eccesso di metalli tossici presenti nel corpo come il piombo, il cadmio ed il mercurio, contrastando anche gli effetti delle radiazioni ionizzanti.


Gli effetti benefici sulle malattie 
Moltissimi studi clinici condotti dimostrano che:
- migliora le condizioni dell’artrite reumatoide;

- migliora il sistema immunitario grazie alla sua capacità di aumentare il trasporto di ossigeno (anche in caso di infezioni virali);

- aiuta a combattere la candidosi;

- a livello ematico abbassa il livelli di glucosio nel sangue, dei trigliceridi, migliorando anche il rapporto del colesterolo HDL e LDL e aumentando l’emoglobina;

- è d’aiuto in caso di ischemie e infarti; 

- molti articoli sono stati scritti riguardo al Germanio Organico e le sue proprietà di combattere anche allergie, immunodeficienze, ipertensione e cancro.

Riguardo questo ultimo punto la questione non è ancora chiara, non viene confermato o smentito niente come di routine, ma si possono trovare studi e ricerche su internet che confermano i molti effetti benefici: aumento di interferone gamma, attivazione di macrofagi, cellule natural killer e granulociti, aumento di emoglobina, diminuzioni dei leucociti, migliorata attività immunomodulatoria dei linfociti B e T, fattori chemiotattici.
Il Germanio organico è considerato una delle sostanze più sicure dal punto di vista della tossicità ed effetti collaterali anche ad alte dosi (10 g/giorno).

Presunti effetti nocivi del Germanio
In molti paesi e su molti siti si trovano pareri discordanti riguardo al Germanio, ma da quanto riportano gli studi Giapponesi l’elemento con un alto grado di tossicità è il germanio inorganico, la cui commercializzazione è vietata. 
Bisogna stare molto attenti al Germanio che viene venduto, in quanto quello inorganico (di origine minerale) può provocare disfunzioni a livello renale ed epatico (in particolare i sali citrati lattati).
Non sembrano essere effetti negativi nell’assunzione di Germanio organico anche in pastiglie: in Giappone viene liberamente venduto come alimento.


Aide - 20 Stick Monodose

Aide - Integratore alimentare a base di Germanio





venerdì 19 febbraio 2016

giovedì 18 febbraio 2016

Le 9 Erbe per la pulizia del fegato















 
Immaginate il fegato come un acquario con filtro d’ acqua motorizzato. Se il filtro è intasato da tossine dal serbatoio, l’intero serbatoio si riempie con gli stessi contaminanti. Nel nostro sistema, il filtro è il fegato, il serbatoio è il corpo, e il pesce che deve vivere in esso siamo noi.
Per fortuna, esiste una serie di erbe per la pulizia del fegato.

Ma prima, esaminiamo il ruolo del fegato nella disintossicazione. Il fegato è l’organo principale responsabile dell’espulsione e dell’abbattimento delle tossine che entrano nel corpo. In particolare, esso produce la bile, un agente disintossicante metabolicamente indispensabile per abbattere i grassi dal cibo. La ricerca scientifica ha abbondantemente confermato che la salute del fegato svolge un ruolo importante nel risultato della salute generale. 

Il Dr. Karl Maret, MD, dice:“Il buon funzionamento degli occhi, cuore, cervello, gonadi, articolazioni e reni, sono tutti dipendenti da una buona attività del fegato … Se il fegato è compromesso, vi è una perdita di funzione generale del corpo e un conseguente maggiore stress metabolico sull’individuo “.

Ci sono molte erbe che possono aiutare con la pulizia del fegato. Di seguito le primi nove erbe raccomandate: 

Borotutu Bark
La corteccia dell’albero borututu, che cresce nelle giungle dell’Africa, (Cochlospermum angolensis), possiede molti tesori. Un tè a base di questa corteccia è tradizionalmente usato per gestire i disturbi legati alla funzione del fegato, indigestione e la fatica. La corteccia di Borotutu è di gran lunga una delle sostanze più potenti quando si tratta di pulizia del fegato e supporto del sistema digestivo. Ha anche mostrato risultati promettenti nella lotta contro la colica biliare e ittero. E’ importante notare che questa pianta contiene potenti antiossidanti che sono noti per aiutare a proteggere le cellule del fegato dai danni più gravi.

http://www.macrolibrarsi.it/prodotti/__cardo-mariano-bevanda.php?pn=1184Cardo mariano
ll Cardo mariano è stato utilizzato da oltre 2000 anni per i suoi effetti notevoli sul fegato e la cistifellea. Aiuta con la disintossicazione dai veleni come l’alcol, favorisce la rigenerazione del tessuto danneggiato del fegato, stimola la produzione di bile e favorisce una migliore digestione.

Chanca Piedra
La Chanca piedra, o Phyllanthus niruri, è una pianta ben conosciuta della foresta amazzonica. Gli indigeni dell’Amazzonia hanno usato la Chanca piedra per secoli, per promuovere la naturale eliminazione dal fegato e cistifellea, dei calcoli. Inoltre stimola il fegato a purgarsi da tossine dannose e particelle estranee. Chanca piedra calma il fegato, aumenta la produzione di bile e riduce la formazione di calcoli calcificati nel corpo.

Celidonia
La Chelidonium majus o celidonia maggiore, ha una lunga storia di uso in molti paesi europei. Gli antichi Greci e Romani consideravano la celidonia, una delle più potenti erbe per la pulizia del fegato. Maurice Mességué il famoso erborista francese ha usato la celidonia per curare tutti i problemi di fegato. Essa stimola la produzione di enzimi da parte del pancreas, aiuta il fegato ad eliminare particelle estranee, stimola la produzione della bile, aiuta ad alleviare gli spasmi della cistifellea e migliora il fegato pigro.

Radice di cicoria
Nota per i suoi vivaci fiori blu, la cicoria è una pianta medicinale celebrata per la sua capacità di aiutare a pulire il fegato. Antichi romano, persiani, arabi ed i medici indiani, usavano foglie di cicoria e radice per aiutare a combattere un gran numero di disturbi del fegato, tra cui ittero, cistifellea e calcoli del fegato, calcolosi urinaria, stipsi, indigestione, depressione e mal di testa.

Tarassaco Plus ( Epamix)Radice di tarassaco
Questa umile erbaccia, spesso fatta a pezzi durante la cura del prato, è un detergente del fegato che è stato celebrato nel corso dei secoli. La radice di tarassaco stimola il flusso di bile dal fegato ed è spesso usata per combattere la steatosi, cirrosi, dominanza di estrogeni e anche l’acne.

Succo di CurcumaCurcuma
Questo radice gialla, cugina dello zenzero, è un potente protettore del fegato e anche rigeneratore delle cellule epatiche. Essa non solo aiuta a stimolare enzimi responsabili di scovare le tossine (compresi agenti cancerogeni noti) nel corpo, ma, secondo una ricerca della UCLA, è in grado di combattere gli effetti di sostanze cancerogene.

Menta Piperita - IdrolatoMenta piperita
La menta piperita, nota per favorire l’alito fresco, stimola il flusso biliare e rilassa i dotti biliari, contribuendo ad abbattere i grassi. Inoltre contribuisce a ridurre il colesterolo cattivo, che rende il lavoro di filtraggio delle tossine, da parte del fegato, più facile. La menta piperita inibisce anche i blocchi nei reni e cistifellea e calma lo stomaco favorendo una digestione ottimale.

Rumex crispus
Questa erba è nota come un purificatore del sangue e comunemente usata per pulire le tossine dal corpo.Rumex crispus aiuta ad abbattere gli alimenti grassi, stimolando la produzione di bile, migliorando normale la disintossicazione del fegato, migliorando il flusso dei succhi digestivi: Aiuta il fegato ad eliminare le tossine e ha effetti diuretici lievi che favoriscono l’eliminazione delle sostanze nocive. Essa aiuta anche a ridurre l’irritazione del sistema digestivo e del fegato.

 fonte: http://www.carcinomaepatico.it/Finestre/erbedelfegato.asp


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martedì 16 febbraio 2016

Da un papà: bellisimo affondamento di Peppa...Pig.

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Dieci motivi per cui vogliamo più Masha e meno Peppa

 (Nota: questa è una recensione per addetti ai lavori. Chiedo scusa a tutti quelli che non sanno di che cosa si stia parlando.)
  1. Masha è una bambina vera. Peppa è una specie di marionetta attraverso cui gli adulti cercano di spiegare ai bambini con parole semplici che cos’è l’infanzia.
  2. Masha non sta ferma un secondo, gioca con qualsiasi cosa, riesce a devastare una stanza in pochi secondi, strilla, ride, ha fame, ha sonno. Quando è in vena, farebbe incazzare persino il Buddha, ma le basta un sorriso per farsi perdonare. Si capisce che chi inventa le storie di Masha in realtà non inventa nulla, ma copia dall’esperienza. Peppa, al contrario, segue una sceneggiatura fastidiosamente didascalica. Recita la parte della bimba tipica: è un po’ petulante, un po’ dolce, un po’ giocherellona, in dosi accuratamente calibrate come da ricetta psicopedagogica.
  3. Orso è una figura genitoriale credibile: per buona parte del tempo improvvisa. Vuole un gran bene a Masha, ma ciò non toglie che sia sempre sul punto di perdere le staffe. E si trattiene. Ripara i danni. Fa le pulizie continuamente. Spesso impara lezioni preziose dalla piccola peste che si ritrova per casa. Mamma Pig, invece, è la mamma perfetta™ delle pubblicità dei pannolini: sorride sempre, non si arrabbia mai, passa il tempo a spiegare ai suoi figli cose elementari, non fa un cazzo dalla mattina alla sera.
  4. Papà Pig merita un discorso a parte. Nonostante il mondo di Peppa sia ricoperto da un palmo di glassa politically correct che neanche le torte di Buddy Valastro, è contemplata l’esistenza di una categoria sociologica da tartassare a piacere: quella dei papà, appunto. Papà Pig è un minchione imbranato che si bulla, tenta di fare cose che non sa fare, fallisce miseramente e viene scherzato da tutti, anche dal figlioletto di due anni che sa dire solo “dinosauo”. Sua figlia non fa altro che ripetergli «papà sciocchino» e «papà tontolone», mentre la mamma ride. Ride! Grazie di cuore: questo è proprio quello che ci serve, a noi padri, in un’epoca in cui definire il nostro ruolo è sempre più difficile.
  5. I movimenti dei personaggi. Solo un esempio: qui (04:45–05:09). Le dita di Orsa che pescano in aria cercando il lampone dove non c’è sono puro virtuosismo. Nel villaggio di Peppa, di contro, il massimo della caratterizzazione motoria è questo.
  6. La musica, mannaggia, la musica. Sia il tema di Peppa, sia la colonna sonora delle puntate sono costruiti su un giro di due accordi (I-V e I-IV rispettivamente). Due. Perfino la Canzone del sole, al confronto, offre panorami armonici di inaudita profondità. Ci dev’essere dietro lo stesso ragionamento dei disegni: keep it simple. Ma è un ragionamento imbecille. Ai bambini piacciono le cose complicate. E spesso anche agli adulti. A me, per dire, piacciono i concerti per violino proprio perché non sono in grado di comporne uno (ma so distinguere tra un concerto vero e un potaccio indefinibile spacciato come tale). E infatti le melodie di Masha sono riccamente arrangiate e hanno sempre un guizzo inatteso. Spesso rimandano ai classici. Ascoltate Quando io sarò grande: l’alternanza I-iv6c ha un sapore malinconico che mi ricorda certi preludi di Rachmaninov.
  7. I dialoghi. Le storie di Peppa sono commentate da Captain obvious (il povero Gianni Bersanetti, un indimenticato Dr Greene in E.R., che ora dà l’impressione di volersi tagliare le vene ad ogni battuta). I casi sono due: o il piccolo spettatore non sa parlare, e allora spiegargli a parole quel che succede sullo schermo è inutile, oppure sa parlare, e allora è stucchevole. Le storie di Masha, al contrario, non sono raccontate ma mostrate. Questo è di grande aiuto ai genitori che desiderino riguardare la stessa puntata venti volte (perché così accade) senza spararsi in mezzo agli occhi.
  8. Il punto centrale è questo: l’idea che sottende Peppa è che i bambini siano decerebrati e non capiscano niente se non vengono letteralmente imboccati di spiegazioni. Il punto di Masha è invece che non si è mai troppo giovani per apprezzare l’arte, e che perciò vale la pena di impegnarsi a creare un’opera che, pur tarata all’età, sia complessa e stimolante. Se come adulti pretendiamo un intrattenimento di qualità, perché diamo pappetta ai nostri figli, che hanno un cervello molto più sveglio del nostro? E non ditemi che Peppa è per bambini piccoli: Peppa è per bambini scemi. Masha invece è arte in ogni senso ragionevole del termine. Come tale, non insegna nulla: si limita a rappresentare sé stessa. E il risultato si vede: Emma guarda Masha in religioso silenzio; puoi quasi sentire le rotelline che girano nella sua testa, per far fronte alla sfida di ciò che ancora non è in grado di capire. Quando inizia Peppa, invece, comincia ad agitarsi e va in cerca di qualcosa di più interessante da fare. Non ha neanche imparato a dirlo, Peppa, mentre con Masha ci prova, nonostante la sh.
  9. Quasi dimenticavo: le pozzanghere di fango. LE FOTTUTE POZZANGHERE DI FANGO. Trattenetemi.
Errata corrige: I primi accordi di Quando io sarò grande sono Ic-iv6b piuttosto che I-iv6c. La tonalità è si maggiore.
fonte: https://guidoq.wordpress.com/2016/01/15/dieci-motivi-per-cui-vogliamo-piu-masha-e-meno-peppa/

JOHN VIRAPEN: UN PENTITO DI BIG PHARMA...




L’ultimo della famiglia dei pentiti di Big Pharma è John Virapen, ex direttore della Eli Lilly Svezia, che al suo 74° compleanno ha scritto una confessione professionale insolita. Per ironia della sorte, il suo libro (Médicaments, effets secondaires: la mort) è uscito in Francia giovedì 17 aprile 2014, dopo la morte di Jacques Servier, il padrone dell’azienda responsabile del caso benfluorex.

Per anni a volte nelle prime ore del giorno sagome spettrali mi appaiono in sogno - scrive nell'introduzione. Sbattono la testa contro il muro o si tagliano braccia e gola con il rasoio. Mi sono reso conto che avevo indirettamente contribuito alla morte di persone le cui ombre mi perseguitano. Io, ovviamente, non ho ucciso nessuno direttamente , ma ora non posso non sentirmi in parte responsabile di queste morti. Ero uno strumento, un esecutore, [ ... ] mi sono lasciato usare senza pormi troppe domande. Ho venduto la mia anima al diavolo.”


Entrato in azienda nel 1968, dopo soli 13 anni diviene il direttore delle vendite di Eli Lilly per la Svezia. Rivela i patti inconfessabili con gli opinion leaders, nella fattispecie un esperto consulente presso il Ministero della Salute, pagato con salario fisso per difendere l’azienda dagli attacchi dei media soprattutto riguardo gli effetti collaterali dei farmaci: scrivendo articoli elogiativi su riviste scientifiche, riusciva a rassicurare i lettori (medici).


Nel 1986 viene lanciato il Prozac (fluoxetina), l’antidepressivo più prescritto al mondo fino a quando il brevetto scadde, nel 2001, e John Virapen commette l’azione che più lo tormenterà: aver promosso un farmaco di cui conosceva bene gli effetti pro-suicidiari (per gli effetti collaterali reali degli psicofarmaci, consultare il sito web della sorveglianza sanitaria indipendente di David Healy, un ricercatore dell’Università di Cardiff, http://davidhealy.org/call-for-papers/) e la cui superiorità rispetto al placebo non è stata tutt’oggi stabilita. Il Ministero della Salute svedese aveva scelto un esperto per decidere sulla registrazione della fluoxetina, esperto il cui nome era mantenuto segreto per non scatenare la pressione delle lobbies. 


Virapen però lo scova e gli offre una somma elevata per ottenere una rapida registrazione sottacendo il problema dell’aumento dei suicidi. Nel file originale, ad esempio, si poteva leggere: “Su dieci persone che hanno preso il principio attivo, 5 avevano allucinazioni e fecero un tentativo di suicidio, 4 con successo.” 
In quello definitivo “Gli ultimi 5 hanno presentato vari effetti collaterali.” 


Il riferimento ai suicidi da fluoxetina durante la fase di sperimentazione era scomparso. Eppure, stranamente, queste rivelazioni non sembrano suscitare l’orrore e le reazioni che dovrebbero. Come se il crimine in questo campo fosse inevitabile, e l’industria farmaceutica fosse impossibile da controllare, al di sopra della legge, al di sopra degli Stati.
 
La confessione sorprende, ma non più di tanto, perché non è certo la prima volta che vengono alla luce segreti inconfessabili dell’industria farmaceutica. Si possono citare Bernard Dalbergue, ex dirigente Merck, che ha definito di recente il vaccino anti HPV Gardasil uno dei più grandi scandali nella medicina di tutti i tempi, un farmaco inutile che costa una fortuna.  

Peter Rost, che nel suo 7Global Pharma racconta alcune vicende di Pfizer riguardanti il Genotropin, poi riprese in Sicko di Michael Moore. Infine, ma non ultimo, Peter Gøtzsche nel suo recentissimo Deadly Medicines and Organized Crime.

 
by Ernesto Burgio e Giovanni Peronato 
fonte: http://www.nograzie.eu/ho-venduto-lanima-al-diavolo/