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TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO

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La guarigione non locale a distanza, in subspazio, con la qxci-scio

mercoledì 10 febbraio 2016

Un PH alcalino - ovvero non acido- nel corpo per guarire il cancro

La dieta pH  Il Miracolo del PH Alcalino  Postworkout! - Integratore con pH Alcalin®  
by Maurizio Blondet
Il carbonato di calcio è un minerale. Ed un farmaco da banco, usato come comune anti-acido, contro l’esofagite da reflusso, come rimineralizzante contro l’osteoporosi. Adesso dei ricercatori dello Washington University di Saint Louis sono riusciti a fermare metastasi in topi iniettando loro carbonato di calcio: in nano particole, questa è la novità (pubblicata su Nanotechnology) Che il cancro crei attorno a sé un ambiente acido, che favorisce la sua metastasizzazione, è un dato ormai assodato; una dieta alcalinizzante che mantenga poco acido il sangue è ritenuta una misura in qualche modo preventiva.
“Il cancro uccide attraverso le metastasi”, come dice uno studioso della suddetta università, il dottor Avik Som. I ricercatori del suo gruppo hanno puntato   a combattere il tumore alzandone il pH, ossia rendendone “alcaline” le cellule, e l’ambiente strettamente circostante.  Ricordiamo che l’equilibri acido-basico del sangue dovrebbe essere mantenuto a pH 7,35-7,45 (il pH è una misura dell’acidità:   più il numero è basso, più il sangue o il tessuto è acido). Il carbonato di calcio, sciolto semplicemente in acqua, dà un pH 9 (alta alcalinità), come ci si può aspettare da un anti-acido. Quando è iniettato nel corpo, effettivamente fa’ salire il pH del corpo al livello fisiologico, 7,4. Però   solo per breve tempo. Il motivo, secondo i ricercatori è che il calcio carbonato cristallizza in cristalli troppo grossi per penetrare le cellule, e anzi nell’acqua la cristallizzazione continua a crescere, “come gli stalattiti in una caverna”. L’idea è dunque stata di ottenere la sostanza in forma di nano particole, mille volte più piccole dei cristalli naturali.
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La soluzione del problema ha richiesto la collaborazione di esperti della scienza dei materiali e di ingegneri che hanno affiancato i medici. Due le fasi: prima, la “fabbricazione” di nano particole di carbonato di calcio da 20 a 300 nanometri di dimensioni (ossia ultra-microscopiche), con un metodo detto di diffusione a base polietilene glicolica; poi, la creazione di un solvente di albumina  che impedisce alle nano-particelle di aggregarsi in grossi cristalli. Il preparato è stato iniettato per via intravenosa in topi con fibrosarcoma (un tumore solido), quotidianamente; effettivamente ha impedito il proliferare di metastasi.   Quando però le iniezioni sono cessate, il tumore ha ripreso a crescere.  La ricerca continua per determinare quale si il dosaggio ottimale per bloccare le metastasi, migliorare la capacità di “bersagliare” il tumore se possibile utilizzare la sostanza insieme a comuni chemioterapici.

Dr. Stefano Fais
Dr. Stefano Fais

Ora, è il caso di ricordare che questo tipo di approccio terapeutico –   l’alcalinizzazione del cancro – ha alcuni iniziatori italiani. Uno, il dottor Tullio Simoncini, convinto che una soluzione di bicarbonato di sodio (l’anti-acido delle nonne) possa bloccare i tumori, è stato radiato dall’albo, condannato per truffa ed omicidio colposo per la morte di alcuni pazienti (il 98 per cento di mortalità dopo cinque anni che falcia i pazienti di famosi oncologhi   che usano la chemio non è considerato omicidio), ed è ritenuto un ciarlatano.

Il direttore del Reparto farmaci tumorali all’Istituto superiore d Sanità, dottor Stefano Fais, nulla ha in comune   con Simoncini e ancor meno con la ciarlataneria: da anni sta cercando di proporre una terapia del cancro basata sulla somministrazione di “inibitori della pompa protonica”, i cosiddetti prazoli – somministrati a sofferenti di ulcera gastrica – che ottengono per vie più fini (l’inibizione di un enzima) lo stesso risultato: sono anti-acidi, la cui somministrazione aumenta l’alcalinità del sangue e dei tessuti. In una intervista del 2010, Stefano Fais diceva:
“L’acidità è un meccanismo che il cancro usa per isolarsi da tutto il resto, farmaci compresi. Ma le cellule tumorali, per difendersi a loro volta da questo ambiente acido, fanno iperfunzionare le pompe protoniche che pompano protoni H+. Se si bloccano queste pompe, la cellula tumorale rimane disarmata di fronte all’acidità, e finisce per morire autodigerendosi». E’ la “apoptosi”, l’autodistruzione ordinata dlela cellula.
Organizzatore di convegni internazionali sul tema, a Stefano Fais – che è, ripetiamo, un medico dell’Istituto Superiore di Sanità, non un alternativo – han consentito di fare piccole prove cliniche (30 pazienti all’Istituto Tumori di Milano) ed altrove; con alte dosi (200 milligrammi) di   prazoli; risultati promettenti. “Ma la vera svolta – dice Fais in quell’intervista – sarà se avremo l’approvazione per uno studio clinico in cui useremo solo con gli inibitori della pompa protonica, senza chemioterapici. Così dimostreremo la loro efficacia e la possibilità di usarli come alternativa alla chemioterapia».
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Quindi le prove sono avvenute unendo agli anti-acidi,   sempre, obbligatoriamente, anche la chemio – di cui ormai è accertato che favorisce la crescita del cancro, dopo una prima fase d temporanea riduzione del volume, rendendolo incontrollabile. Non si riesce, in Italia, a provare sperimentazioni cliniche “solo” con gli inibitori della pompa protonica. Non è consentito, chissà da chi (avete qualche sospetto?). Un filone di ricerca che potrebbe portare al Nobel (per non parlare dei brevetti miliardari) è ferocemente o surrettiziamente ostacolato in Italia. Alla fine, la scoperta la faranno negli Stati Uniti, magari alla Washington University di Saint Louis.

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