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TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO

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La guarigione non locale a distanza, in subspazio, con la qxci-scio

lunedì 14 marzo 2016

I bambini che visito oggi…

Vaccinazioni: alla Ricerca del Rischio Minore

I bambini che visito oggi sono molto diversi da quelli di trenta anni fa, quando ho iniziato la mia attività. E’ differente la demografia, il colore della pelle, la lingua di origine. E’ aumentato il tempo che trascorrono fuori dalla famiglia, con una socializzazione più precoce, mentre è diminuito quello per il gioco libero all’aperto. 

Non si gioca più a pallone nei cortili, ma si frequentano le scuole-calcio già a cinque anni. E’ cambiato lo stile di vita dei genitori, e quindi dei bambini: la fretta, l’essere sempre efficienti e “connessi” determina relazioni affettive e dinamiche interpersonali diverse. E’ diverso quello che troviamo in cucina, nel piatto, anche lo stile alimentare non è più lo stesso. Muta anche il concetto di salute, e di malattia. Sono sempre meno diffuse le malattie classiche dell’infanzia, mentre aumentano quelle croniche degenerative.

Il loro esordio è sempre più precoce, accanto a manifestazioni  “comportamentali” prima davvero rari. Adhd, ansia di separazione, attacchi di panico, depressione, dislessia e DSA, disprassia verbale, disturbo multisistemico dello sviluppo, disturbo pervasivo, disturbi ossessivi, disturbo specifico di apprendimento, separazione conflittuale, scompenso adolescenziale: per molte di queste patologie  accanto a problematiche della sfera affettiva, sono rilevanti, a volte fondamentali, le concause epigenetiche.

La mia battaglia contro l’ipervaccinazione parte, in fondo, dall’assunto che nell’uomo ci siano più risorse naturali da sfruttare di quanto non sostengano coloro che fanno affidamento sistematico ai surrogati artificiali dei meccanismi naturali, vuoi per programma, vuoi per conformismo, vuoi  per interesse.   Mi preoccupa, come atteggiamento culturale, la volontà di creare un  individuo artificiale, un individuo che di fatto è il prodotto di un progetto evolutivo durato milioni di anni ed i cui meccanismi biologici la scienza può supportare, ma non sostituire in blocco.

Abbiamo fatto passi da giganti negli ultimi decenni, ma la natura ha lavorato in noi per un tempo infinitamente più lungo, sviluppando nell’essere umano meccanismi di difesa e di sopravvivenza che potranno anche essere potenziati artificialmente, ma solo al prezzo di creare individui, di fatto, più deboli, meno reattivi, meno sani, in quanto sani solo in modo estremamente artificiale, ossia attraverso la continua somministrazione di farmaci.

Mi sembra che  si voglia mandare in pensione questo straordinario artefice che è la natura, proprio ora che migliori condizioni igieniche e migliore alimentazione consentirebbero al nostro corpo di collaborare con lei in modo meno traumatico di un tempo, di sviluppare il nostro sistema immunitario senza metterlo sotto stress, come invece avveniva quando malnutrizione e pessima igiene determinavano una feroce selezione tra i più ed i meno forti. Impedire programmaticamente al nostro organismo di affrontare alcune brevi, non pericolose lotte in campo aperto significa atrofizzarne a poco a poco i meccanismi di difesa.

Significa anche coltivare un modello di persona che non ha fiducia nelle proprie risorse individuali, ma attende sempre la salvezza da qualcosa che l’industria farmaceutica escogiterà per lei, per aiutarla a digerire, a  dormire, ad avere rapporti sessuali, a concentrarsi, o viceversa a rilassarsi, a dimagrire, a invecchiare, insomma in una parola a vivere. Il risultato  finale è un individuo farmacologicamente dipendente.

A questi individui, dal punto di vista della salute, sta accadendo qualcosa di analogo a quanto avviene a quei bambini che per ceto sociale, terra di origine o colore della pelle vengano discriminati nella scuola: divengono spesso di fatto insufficienti, si convincono ben presto che questo è il proprio destino e, rispetto alle loro possibilità di partenza, non solo avranno all’inizio dell’età adulta il posto che spetta a un subordinato, ma spesso anche la mente di uno svantaggiato.

La quantità di talento, intelligenza, immaginazione che l’educazione e l’ambiente possono distruggere nei bambini dei ceti sociali non privilegiati è impressionante. In taluni casi, la distruzione delle loro capacità mentali è, nello spazio di 5 o 6 anni, così massiccia da far pensare -per analogia- ad un disturbo psichico in senso tradizionale. A me sembra che  lo stesso processo stia avvenendo anche nei riguardi dei meccanismi biologici del nostro corpo, che si ritengono a priori insufficienti, incapaci di auto-gestirsi e di assolvere i compiti per cui, di fatto, sono stati creati.

E’ per questo che cerco di fornire la consapevolezza che aspetti apparentemente lontani della nostra vita, come mangiare e stile di vita, inquinamento atmosferico e effetti dell’uso massivo di farmaci e vaccini sul nostro organismo, sono in realtà collegati da una stessa catena di cause  e con-cause. Gestirle è complesso, richiede un atteggiamento vigile e consapevole, spesso impegnativo considerata la fatica del vivere quotidiano, ma è l’eredità più duratura che, al momento, possiamo trasmettere ai nostri figli ed al mondo in cui si troveranno a vivere. 

(dalla post-fazione del libro Vaccinazioni: alla ricerca del rischio minore)

tratto da: http://www.eugenioserravalle.it/i-bambini-che-visito-oggi/

 

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