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TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO

TRATTAMENTI DI RIEQUILIBRO ENERGETICO INFORMAZIONALE CON LA QXCI-SCIO
La guarigione non locale a distanza, in subspazio, con la qxci-scio

lunedì 9 maggio 2016

Considerazioni su vaccini e immunità

 
 
Curiosamente osserviamo che chi solleva dubbi anche solo parziali sulla sicurezza ed efficacia della prassi vaccinale viene generalmente aggredito con mezzi diretti e indiretti volti a screditarne l’immagine, colpendo più la persona e la sua presentabilità che gli argomenti. Generalmente il mezzo utilizzato maggiormente dai sostenitori del mainstream medico-scientifico è la presentazione dell’avversario - con una tecnica ben nota in PNL - come portatore di una visione pseudoscientifica, e di volta in volta, come un credulone ingenuo, un complottista o uno stregone.
 
 È appunto molto curioso osservare come almeno per una volta sono stati i vaccinisti ad usare un concetto fumoso e pseudo-scientifico, fatto passare surrettiziamente come scientifico in forza della sua formulazione. Si sostiene infatti, fra l’altro, che la riduzione delle vaccinazioni farebbe perdere una misteriosa forza o entità chiamata “immunità di gruppo” la quale va difesa quasi fosse un valore nazionale. In realtà tale concetto lo usano i medici o i debunkers, sui siti internet, ma di fatto esso semplicemente non esiste! 
 
Tale concetto infatti è assente dai testi di immunologia, e nella più ottimistica delle ipotesi potrebbe essere considerato un concetto appartenente alla statistica ma privo di qualsiasi valore biologico medico. In realtà basta ricordare che la risposta immunitaria, almeno allo stato attuale dell’arte, è e resta squisitamente individuale, non certo collettiva. L’appartenere ad un gruppo di superuomini ipervaccinati, ingegnerizzati o dei cyborg, non rende più efficiente il sistema immunitario di chi ci convive.
 
 La risposta immunitaria - soprattutto quella specifica, cioè anticorpo-mediata e dipendente dalla memoria immunitaria - è legata esclusivamente al singolo organismo vivente. Anzi paradossalmente in una comunità praticamente asettica, dove è difficile la circolazione di certi patogeni, generalmente i singoli individui perdono rapidamente la “competenza immunitaria” per tali patogeni (basta osservare la facilità con cui un occidentale viaggiando in Nord Africa, per fare un esempio, contrae rapidamente la dissenteria, laddove gli indigeni sono rapidamente immunizzati). 
 
Va quindi osservato che l’immunizzazione individuale è in realtà meno efficace ed “addestrata” in un ambiente a basso impatto microbiologico, il che fa davvero inflazionare l’ipotesi che esista qualcosa di corrispondente ad una fantomatica immunità collettiva.
Resta infatti da osservare, a lato, che per rendere il concetto apparentemente più scientifico si è anche usato il sintagma “immunità di branco” o “di gregge” quasi per far passare l’idea che tale concetto appartenesse già alla zoologia o alla biologia.
 
Di fatto rimane che tale concetto non ha un reale fondamento scientifico, per varie ragioni: anzitutto esso come abbiamo visto suggerisce l’idea pseudoscientifica che esista una immunità collettiva oltre quella individuale. Peraltro non è di poco conto osservare come un tale concetto potrebbe aver semmai un suo fondamento (ma che certo non potrebbe essere usato forzatamente e ‘ad arte’) nella nozione di campo morfogenetico. Peccato la maggior parte del mondo accademico ignora semplicemente tale concetto, e quei pochi che lo conoscono lo rigettano come qualcosa di appartenente alle pseudo-scienze o all’occultismo. 
 
Così vediamo che paradossalmente sono proprio i sostenitori della scienza ufficiale, in questo frangente, ad introdurre concetti e nomenclature rischiosamente non appartenenti al dominio della scienza. In secondo luogo il fatto che tale immunità di gruppo sia sostanzialmente un concetto vuoto viene confermato dalla mancanza di una definizione operativa e rigorosa di tale concetto, dal fatto che esso non faccia parte dell’immunologia e che la sua introduzione, oltre al fatto di essere fumosa, non comporti nessun elemento progressivo alla ricerca scientifica. 
 
Tale nozione in realtà appartiene, da un punto di vista della sociologia delle idee, al campo giornalistico più che a quello medico. Cionondimeno tale espressione è stata paludata di un ammanto di credibilità scientifica. Essa in verità nasconde un’operazione giornalistico-mediatica di cover up o di manipolazione linguistica e del pensiero collettivo, il tentativo di far passare un specie di “supercazzola” ad alto livello di camuffamento. 
 
Se analizziamo i fatti alla luce della storia della scienza l’ “immunità di gruppo” non è mai stata supposta o usata come termine, nei testi di immunologia o microbiologia. Essa compare in tempi molto recenti, essendo usata per la prima volta solo nel 2000 in un articolo di due epidemiologi dal titolo Herd immunity and herd effect: new insights and definitions, in Eur. J. Epidemiol., vol. 16. In realtà l’idea non ha mai riscosso particolare seguito né ha portato nessun ampliamento di conoscenze, e ricorre assai poche volte nei motori di ricerca delle pubblicazioni scientifiche. Va poi ricordato che in realtà - e questo è un dato noto e generalmente condiviso - in diverse patologie chi è immunizzato può non di meno fungere da veicolo di trasmissione dell’agente patogeno. Questo può invalidare anche l’interpretazione “statistica” del concetto di immunità di gruppo. 
 
Tale nozione, in realtà pressoché inutile, sarebbe dovuta sparire per “rasoio di Ockham” o neppure venir formulata. Se essa invece ricorre così di frequente nelle polemiche televisive, sui forum, nei siti di debunkers etc. è più che mai indice del fatto che essa non ha avuto un’origine neutra ma polemica e strumentale. 
 
L’introduzione di tale espressione coincide con le campagne di “sensibilizzazione” mediatica verso la vaccinazioni a basso impatto sociale (soprattutto il vaccino anti-morbillo, che non è mai stato neppure una vaccinazione obbligatoria ed è rivolto ad una patologia non mortale e soprattutto facilmente risolvibile). 
 
Poiché l’appeal sociale e commerciale di un certo gruppo di vaccini ha mostrato una notevole diminuzione, parallela ad una più consapevole ed attività dei genitori nel pianificare, valutare, selezionare i vaccini, piuttosto che recepire passivamente le indicazioni dall’alto, si è cominciato a sbandierare che così facendo si sarebbe persa una presunta immunità di gruppo, aumentando la pressione sociale e la stigma su chi sceglieva di non vaccinare (scelta ripeto assolutamente legittima, visto che ormai l’obiezione di coscienza non è sanzionata penalmente in Italia, e del resto ad esempio il vaccino anti-morbillo non fu mai obbligatorio). 
 
Che ciò sia mediato da tecniche di marketing è evidente fin nell’uso del termine: il richiamo a concetti di gruppo, branco etc. attiva meccanismi istintivi (dunque non ragionati) di difesa collettiva, di difesa del “branco” e “del territorio”. Meccanismi di per sé assolutamente normali ed utili in certi casi (non lo è anche l’istinto di conservazione?) ma in grado di attivare processi di identificazione e mobilitazione molto forti. Si tratta dunque un insieme di termini, ben studiati da agenti che conoscono la psicologia delle masse, la programmazione neuro-linguistica e il marketing.
 
Di scientifico rimane poco. L’immunità di gruppo è un mito. Nessun bambino non vaccinato è un pericolo per dei bambini vaccinati (ammesso che i vaccini siano efficaci, ipotesi in realtà confermata solo indirettamente dato che la sperimentazione è fortemente condizionata e limitata rispetto a quella di altre categorie farmacologiche). Né i bambini non vaccinati devono essere demonizzati o temuti o respinti dagli istituti come scuole o asili. Tale processo corrisponde ad una sorta di gogna per aumentare la pressione mediatico-sociale, e potrebbe quasi configurarsi come un forma di terrorizzazione vera e propria. 
 
Finora rimanendo nel campo della scienza e dell’evidenza scientifica: la risposta immunitaria è e resta legata al sistema immunitario dei singoli individui; coloro che sono quindi immunizzati (per avere già superato un patologia, o per via indotta col vaccino) a ragion veduta non hanno motivo di temere chi non è vaccinato. L’immunità di branco introduce un concetto collettivista: sembra studiata per far passare l’idea - cosciente o meno - che la risposta immunitaria di un organismo sia più forte se la specie a cui appartiene è vaccinata, indipendentemente dallo stato di salute e dalla competenza immunitaria del singolo, e che chi non si vaccina compie una sorta di “altro tradimento” verso la patria-gruppo.... e magari forse che il singolo sistema immunitario si deve sacrificare per la grandezza della patria-specie!
 
Tutto ciò non appartiene al dominio delle nozioni scientifiche: ma a quello del marketing, del giornalismo e della manipolazione mediatica, o al massimo dell’ideologia politica.
Finora coloro che venivano bollati come “anti-vaccinisti” erano visti come sostenitori di una pericolosa ideologia antiscientista (anche se è proprio per ragioni molto scientifiche che sostengono dei dubbi sulla prassi vaccinale). In realtà se analizziamo l’apparato concettuale messo in campo dai vaccinisti, troviamo anche qui nozioni artefatte a fini ideologici, psicologici e propagandistici che ben poco hanno a che fare con lo spirito teoricamente “laico” della scienza.

dr  M. Martini
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